BALLATA
per una Regina morta
ammazzata
sulla strada tra Tuscania e Tarquinia
nell'estate del duemilauno
Ci sono cose che non sai
come dirle
e allora le scrivi a righe
interrotte
Dilaniata dai randagi la
salma
e' stata scoperta giorni
addietro
di una giovane donna
nigeriana
resa schiava in Italia e
venduta
come carne e cavità sulla
strada
tra Tuscania e Tarquinia,
tra le tombe
etrusche, le romaniche
chiese, le ubertose
campagne che vanno alla
maremma
Leggo sui giornali gli
impietosi
dettagli di cronaca nera,
gli empi
segni di sempre da quando
Caino
al campo invitò suo
fratello
Leggo sui giornali, i
giornali locali
(non e' notizia da cronaca
italiana
una persona annientata e
abbandonata ai cani:
e' invece fatto
che sconvolge l'ordine del
mondo, ma di questo
sapevano dire Eschilo e
Mimnermo, non le aulenti
di petrolio pagine
quotidiane)
E dunque leggo sui giornali
locali:
dicono che si chiamasse
Regina, venisse
dalla Nigeria, presa e
recata
schiava in Italia, dicono
chi l'abbia uccisa non
sapersi
E invece io so chi l'ha
uccisa:
anche se non l'ho mai vista
ne' da viva ne' ormai resa cosa
immota e deturpata. Io so
chi l'ha uccisa, e lo
sappiamo tutti
E non solo l'eventuale
fruitore di servigi
che in un raptus può averle
torto il collo
a quel piccolo giocattolo
che costava quattro soldi
e non solo il racket che
fornisce
carne giovane e fresca di
fanciulle ai lupi
che usciti di scuola o
dall'ufficio
sulle loro carcasse di
ferro perlustrano
i fiumi d'asfalto alla
caccia di prede
e non solo lo stato italiano
che vede
tanto orrore per le sue
strade
e non agisce per salvare le
vite
concrete di esseri umani,
non agisce
per far valere quella legge
che vieta
nel nostro paese la
schiavitù
e non solo.
Io stesso mi sento le mani
sporche di sangue, io
stesso che so
che a questo orrore
resistere occorre
e che da anni non so fare
altro
che spiegare come applicare
quell'articolo della legge
40
combinato con quell'altro
articolo
del codice penale e come e
qualmente
le istituzioni potrebbero
salvare
la vita di tante Regine
assassinate
E nulla di piu' ho saputo
fare
E queste parole che ho
aggiunto
avrei voluto tacerle
Benito D'Ippolito, Viterbo,
il tre agosto 2001