
Nella foto: Vista sulle catene del parco
A. N. NEL PARCO VALGRANDE
Il Ministro mette sotto tutela
il direttivo dell'Ente
27.08.04
Il parco nazionale wilderness della
ValGrande da qualche mese ha un nuovo presidente, Alberto Actis,
che per ora ha fatto parlare poco di sé, se si esclude qualche infelice
esternazione sul regime carcerario italiano. Le attività del parco e nel
parco sembrano proseguire normalmente, sia pure senza i numerosi
comunicati cui eravamo abituati, senza iniziative prestigiose, e senza fatti
eclatanti. Il parco sembra continui a godere di buona salute e, per quanto
ne sappiamo, nessun attentato all'ambiente lo minaccia, per ora.
Ci riserviamo però qualche considerazione
pungente sulla sua gestione.
Anche Actis, come già la presidentessa storica
Franca Olmi che l'ha preceduto, coltiva il vizietto di non voler nominare un
direttore del parco, da scegliere nell'elenco predisposto
di professionisti accreditati, e continua ad appoggiarsi alla figura di una
segretaria-facentefunzione, sicuramente ottima revisionatrice di delibere,
ma altrettanto sicuramente incompetente nella direzione tecnica di un parco
nazionale. Nessuna sollecitazione in tal senso sembra smuovere il
neopresidente, che forse aspetta l'arrivo di un direttore su misura. Come
"su misura" appaiono i due rappresentanti delle associazioni
ambientaliste nel direttivo, nominati dal Ministro scegliendoli tra
esponenti delle associazioni ambientaliste nazionali regolarmente
riconosciute. Si tratta del sig. Bruno Campagnoli, esponente della potente
associazione ambientalista "Ekoclub", cui aderiscono de factu tutti i
cacciatori tesserati, nonché presidente di Federcaccia del VCO e presidente
del Comparto Alpino per la caccia VCO 1; e del sig. Sergio Bisiani, che vive
a Trieste (sic!), esponente dell'associazione "Ambiente e/è Vita", della
quale, visitando il sito web, si apprende che ha sede a Roma, alcune sedi
staccate in qualche regione italiana, e soprattutto che è presieduta dall'on.
Nino Saporito, di AN, così come di AN sono il ministro dell'Ambiente e il
presidente del parco. Viene in mente Caligola e il suo cavallo.
Noi crediamo che un parco nazionale sia una cosa
troppo seria per fungere da fiore all'occhiello o da predellino o da
fortino per politici di qualunque schieramento. Che per funzionare abbia
bisogno di capacità organizzativa, gestionale, tecnica e di un progetto
politico di grande respiro. Che nessun esponente di associazioni o di
organismi per la caccia sia titolato per la gestione di un parco wilderness
in cui la caccia è per legge proibita. Che difficilmente un ambientalista
triestino potrà mai entrare nello spirito di un piccolissimo parco
nazionale assolutamente montuoso, tutto racchiuso in una delle più piccole
province del Piemonte, situato in posizione geografica diametralmente
opposta.
Chiediamo, a questo punto, a tutte le persone e
alle istituzioni attente alle questioni dell'ambiente e del territorio di
alzare la guardia, insieme a noi, e di non permettere che il patrimonio
collettivo accumulato venga disperso per le ambizioni e per gli errori
politici di alcuni.
Amelia Alberti, Legambiente Circolo Verbano
La recente formazione del
Consiglio Direttivo del Parco Nazionale della Valgrande ha suscitato
sconcerto nel mondo ambientalista. E' successo che i rappresentanti da
nominare su designazione delle associazioni di protezione ambientale (due su
un totale di tredici) sono stati scelti con criteri a dir poco strani. Uno
è stato nominato su proposta dell'associazione Ekoclub, l'altro di Ambiente
e/è Vita.
Alla prima associazione si è
automaticamente iscritti, a titolo gratuito, associandosi a Federcaccia.
Siccome i cacciatori sono oltre settecentomila si capisce come il sodalizio
sia il primo, in Italia, in quanto a numero di soci. La seconda
associazione, con sede in Roma, presieduta da una eminente personalità di AN
è invece del tutto sconosciuta dalle nostre parti. Il rappresentante di
Ekoclub, Signor Bruno Romagnoli, è presidente di Federcaccia del VCO. Quello
di Ambiente e/è Vita risiede stabilmente a Trieste. A titolo di cronaca
segnaliamo che i nostri precedenti rappresentanti nel Direttivo erano stati
designati da CAI, Legambiente e WWF. Siccome Ministro dell'Ambiente è il
Signor Matteoli, esponente di spicco di AN e cacciatore, tutto si tiene. Con
questo non vogliamo mettere in dubbio la competenza degli eletti. Se si
aprirà la caccia nei parchi, come vorrebbero i cacciatori, il loro
rappresentante in seno al Consiglio potrà dare un contributo prezioso, così
come il Sig. Bisiani di Trieste potrà "operare sinergicamente con tutte
le realtà socio-economiche-culturali esistenti: scuola, famiglia, sanità,
turismo, sport, edilizia, industria, commercio, occupazione, informazione,
ecc."senza essere "condizionato da una cultura '
ambientalista' che non ha fatto altro che far sentire l'uomo nemico del
suo stesso ambiente creando uno stato di allarmismo e proibizionismo". (vedi
Internet, Ambiente e/é Vita). Dacché il Ministro Matteoli si è proposto
di "far rendere i parchi", altrimenti è meglio chiuderli, il programma di
Ambiente e/è Vita capita a fagiolo. Cosa c'è di meglio che cooperare
sinergicamente con edilizia, industria e commercio per far fruttare un parco
wilderness? Con questo vogliamo concludere che non ci sentiamo
rappresentati al meglio, come associazione di protezione ambientale. Come
cittadini riteniamo patologica l'occupazione militare delle istituzioni,
anche dei più reconditi sottoscala, da parte dei governanti di turno.
Italo Orsi, Italia Nostra VCO
Riteniamo assurdo e scandaloso che, quale rappresentante degli
ambientalisti, sia stato nominato il Presidente di Federcaccia: anche
con le migliori intenzioni del mondo, questa persona sarà oggetto di
fortissime pressioni da parte del mondo venatorio che - nel caso la
persona in questione si comportasse da vera ambientalista -, potrebbe
ricattarla minacciando di passare ad un'altra associazione di
cacciatori.
Inoltre è poco sensato nominare quale rappresentante di un' altra
associazione un cittadino di Trieste, che non solo non conosce il Parco,
ma nemmeno la nostra Provincia. Per non parlare delle inutili spese di
viaggio, di pernottamento e di vitto: somme che potrebbero essere
devolute a favore dell'ambiente e dei suoi abitanti locali.
ENRICA CARABELLI, WWF Verbania Alto Novarese