Nella foto: L'inceneritore di Mergozzo

 

UN INCENERITORE PER SEI PROVINCE

Aumenta la raccolta differenziata

e diminuiscono i rifiuti da bruciare

22.09.07

Nel giro di pochi anni, una vera rivoluzione. Pareva che dovessimo dotarci di un inceneritore per provincia (pudicamente detto "termovalorizzatore"), per non essere sommersi dai rifiuti. Nel nostro piccolo, dovevamo assolutamente raddoppiare l'inceneritore di Mergozzo, per la stessa ragione (siamo riusciti ad impedirlo, e nessuno ci dice grazie!). Intanto, la raccolta differenziata cresceva a livelli impensabili, superando le più rosee aspettative e di rifiuto da bruciare ce n'era sempre meno. Allora si è pensato al "quadrante" (quattro province per un inceneritore, da sistemare a Vercelli, più o meno baricentrica). Ieri il Consiglio provinciale (v. sotto da La Stampa) ha deciso per il "sestetto", sei province (VB-NO-BI-VC-AT-AL), con un solo inceneritore, sempre a Vercelli, dichiarata baricentrica per assioma. Di questo passo, purché le decisioni siano continuamente rinviate, un inceneritore (a Vercelli) basterà per tutto il Piemonte e oltre, e magari si potrà anche decidere per qualche altra tecnologia meno pesante, per la frazione non riciclabile.
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22 Settembre 2007

PROPOSTA D’INTESA.ACCOLTA DAL CONSIGLIO DI VILLA SAN REMIGIO

Alleanza a sei per smaltire rifiuti
[FIRMA]VALERIA PERA
VERBANIA
Che i rifiuti del Vco fossero destinati ad unirsi a quelli di Novara, Biella e Vercelli non è una novità, visto che la bozza dell’intesa era già stata approvata nel luglio 2005. La sorpresa è che il «quadrante» si è trasformato in un «sestetto»: una maxi provincia per trattare e smaltire l’immondizia, quindi, che vede coinvolte anche Asti e Alessandria. Il cambio di rotta arriva dall’alto, ossia dalla Regione, con la bozza di protocollo d’intesa approvata a giugno che ieri non ha mancato di sollevare polemiche tra i banchi di villa San Remigio. Il tema «è delicato e complesso», come dice l’assessore ai Rifiuti Giovanni Desanti, che però evidenzia come «l’ampliamento da quattro a sei province è legato all’aumento della raccolta differenziata, che rende impensabile un impianto per i rifiuti su piccola scala. Nel Vco, ad esempio, il 2006 ha visto un miglioramento della raccolta dal 47% al 53%».
L’ipotesi della maxi area passa ma non convince tutti. «Alessandria e Asti sono sempre state considerate un comparto a se stante - commenta Ivan Guarducci, Forza Italia -: cosa accadrebbe se l’impianto unico di termovalorizzazione fosse individuato in quei territori? I costi aumenterebbero, per noi». Simile opinione anche per Sebastiano Gallina, Riformisti: «Potremmo diventare il classico ‘vaso di coccio’ in una maxi zona non omogenea». Giovanni Bonalumi dei Ds, invece, ribatte: «Non mi pare che l’amministrazione provinciale abbia mai sottovalutato il peso di un progetto sulle tasche dei cittadini». C’è anche chi, come Germano Bendotti della Lega, propone di mantenere la gestione dei rifiuti nel Vco, o, come Giovanni Francini di An, di «elaborare un progetto per essere autonomi, pur continuando a ragionare in direzione del piano integrato». Dubbi ai quali risponde Desanti, spiegando come «il baricentro tra le sei province, così come lo era per quattro, resta l’area tra Vercelli e Biella, per cui non cambia nulla». Per quanto riguarda il temuto aumento delle spese, a mettere una sorta di paletto ci prova l’ordine del giorno di Christian Scatamacchia, Rifondazione, che tra le altre cose impegna gli enti locali a controllare «i costi dello smaltimento in modo da non incrementare le tariffe oggi mediamente in essere». Il documento sarà però votato al prossimo consiglio comunale, visto che era venuto meno il numero legale. Tutti concordi, invece, sulla necessità di chiudere al più presto il forno inceneritore di Mergozzo.
A conti fatti, il Piemonte verrebbe così a dividersi in tre Ambiti territoriali ottimali: Torino, province di Asti, Alessandria, Biella, Novara, Vco e Vercelli e un eventuale Ato per il Cuneese. Il «sestetto» dovrebbe individuare gli impianti necessari al sistema integrato, mappare le aree adatte a realizzarli e stilarne la valutazione ambientale. Il primo passo in questa direzione è la creazione di un comitato, coordinato dalla Regione, che riunisca i presidenti degli attuali Ato, gli assessori all’Ambiente e i dirigenti dell’area rifiuti provinciali e regionali.