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VERBANIA
«Stupore e sdegno» vengono espressi dalla
direzione degli stabilimenti chimici Acetati e Italpet -
con una nota del dottor Gianfranco Bellingeri - in
merito alle dichiarazioni della responsabile del Circolo
Verbano di Legambiente, Amelia Alberti, secondo la quale
le acque di raffreddamento scaricate nel lago Maggiore
dai poli chimici sarebbero «fortemente inquinate da
sostanze cancerogene». Secondo i vertici delle aziende
di viale Azari, le dichiarazioni avrebbero procurato
«imprudentemente allarme sociale di fronte ad una
situazione di fatto non ancora corroborata da prove e
sottoposta alle insindacabili valutazioni dell´autorità
giudiziaria. Una situazione che Acetati e Italpet
contestano recisamente». Secondo Bellingeri inoltre, le
notizie diffuse sarebbero «gravemente diffamatorie per
le Società interessate e per il personale che
quotidianamente, con applicazione, vi opera». Sin qui le
posizioni di Acetati e Italpet rispetto alle
affermazioni rese nei giorni scorsi dal Circolo Verbano
di Legambiente e per altro contenute nell´esposto
inviato alla Procura della Repubblica dall´associazione
ambientalista. Esposto dal quale ha sostanzialmente
preso il via l´inchiesta della magistratura verbanese
che ha disposto accurati controlli delle acque di
scarico nel lago delle due aziende chimiche mediante un
tubo, a 90 metri di profondità, di proprietà della
società Servizi Pubblici Verbanesi (Spv) che gestisce
l´acquedotto pubblico. Lo scarico di acque depurate
della Spv e di raffreddamento dei cicli produttivi di
Acetati e Italpet avviene alla foce del torrente San
Bernardino, nel tratto di lago compreso tra il nuovo
anfiteatro e il porto turistico, mediante una condotta
utilizzata in comune sulla base di una convenzione tra
le società interessate. Nei giorni scorsi, su
disposizione della magistratura, prelievi di campioni
sono stati eseguiti da personale specializzato delle
ditte ´Tecno Sub´ di Ischia e ´Acquatica Venezia´ in
collaborazione con personale dell´associazione ´Sub
Verbania´. I campioni prelevati verranno sottoposti a
test chimico fisici e soltanto i risultati delle analisi
consentiranno alla magistratura di formulare o meno
ipotesi di reato ambientale
. a. r.
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