Si è svolta ieri sera a Fondotoce l'assemblea
di quartiere, presente il Sindaco di Verbania, per discutere dei problemi
del quartiere. In coda alla trattazione dei temi caldi puntuali, il
presidente Baldissone ha sollevato la questione del "sabbione"
alla foce del Toce, che, a suo dire, andrebbe rimosso, perché possibile
causa di danni al quartiere e alle attività circostanti, in caso di
alluvione. A questo proposito il Sindaco ha informato i presenti di aver più
volte sollecitato la rimozione dell'ammasso di sabbia e limo, diventato una
graditissima spiaggia per i turisti, ma che la cosa non si è potuta
realizzare, in quanto in sede di Conferenza regionale dei servizi è stato
riferito che trattasi sostanzialmente non di sabbia naturale, da asportare
ed eventualmente vendere a buon prezzo, ma di materiale fortemente inquinato
da DDT, mercurio, arsenico e altro, tutti inquinanti derivati dalle
pregresse attività di Pieve Vergonte (ex-Enichem), e quindi tossico-nocivo,
da bonificare o da portare in discarica apposita con costi enormi.
Ciononostante, al termine della Conferenza, ogni componente è tornato a
casa sua, senza prendere decisioni coraggiose. E così, anche quest'estate,
i bambini hanno costruito a Fondotoce castelli di arsenico, mercurio, DDT. E
forse le altre spiagge del lago non stanno meglio.
La faccenda mi era nota, in parte perché
riferitami mesi fa da un guardiaparco presente alla Conferenza, in
parte perché avevo studiato il rapporto annuale della Commissione
Internazionale per la protezione delle acque italo-svizzere, aprile
2001-marzo 2002, che riportava le analisi chimiche allarmanti dei
fondali del lago, con particolare attenzione a quelli antistanti la foce
del Toce.
Avevo raccontato questo fatto, insieme ad
altre tristi vicende del nostro passato e presente inquinato, al
giornalista Marco Bariletti, autore di un ottimo servizio ad ampio raggio,
pubblicato nel luglio scorso dal mensile Diario e scaricabile
dal nostro sito web. Ne avevo parlato accoratamente con Amministratori e
funzionari pubblici, raccogliendone un'adesione convinta, ma anche un
senso scoraggiante di impotenza. Che fare, adesso? A chi ha chiesto di
governare, o ne ha accettato le deleghe, la palla.
(P.S. A distanza di oltre dieci giorni dalla
diffusione di questo testo, ripreso dalla stampa locale, il silenzio è
ripiombato su tutta la vicenda. Come al solito, l'unica speranza è che si
attivi la Procura della Repubblica, cui è stato inviato per conoscenza).