I CAMPI ELETTROMAGNETICI SONO UN FALSO PROBLEMA?
(Il testo che segue è tratto da News Gevam n. 40 2000. Esso riflette molte delle mie riserve mentali nei confronti del panico da campi elettromagnetici. Proviamo ad esaminare il problema-salute da questo punto di vista. Amelia Alberti)
Elettrosmog: mistificazioni e business ... Si
semina il terrore per distogliere l'attenzione da vecchie e nuove nocività
reali che nel silenzio generale distruggono le vite di milioni di esseri umani:
nelle strade, nelle case, nei campi, nei luoghi di lavoro ... Un'ipotesi che
merita di essere valutata.
di IOLE PINTO
Fonte: NON LUOGHI http://www.nonluoghi.it/elettrosmog.html
Di lavoro faccio il fisico e mi occupo di igiene
industriale e di inquinamento ambientale in una USL.
In questi ultimi anni ho visto crescere a dismisura la preoccupazione della
gente per l'inquinamento elettromagnetico: di pari passo con l'attenzione
e l'allarmismo suscitato dai media in materia.
Ho visto organizzare da enti locali, istituzioni nazionali (Università Ispesl,
ANPA) associazioni ambientali, associazioni di consumatori, partiti politici,
etc. decine di manifestazioni pubbliche e convegni su questo argomento. E'
questa per me anche occasione di viaggio, perché come fisico sono invitata
spesso a parlare da 'esperto'.
So che ormai in qualsiasi occasione si parli di ambiente tra i problemi
rilevanti è d'uopo citare quello dell'inquinamento elettromagnetico.
So anche che oggi le società di telecomunicazioni pagano fior di milioni alle
neonate agenzie per i controlli ambientali (ARPA) per l'acquisto di sofisticate
strumentazioni di misura per il controllo dei campi elettromagnetici in
prossimità di ripetitori e tralicci.
E ho visto fiorire aziende di consulenza, pronte ad effettuare a pagamento
(salato) le loro prestazioni da 'ghost buster' su richiesta di cittadini
preoccupati per l'inquinamento elettromagnetico, così subdolo perché, come
diceva Totò a proposito della nebbia, non si vede e non si tocca.
Ho visto tra questi anche grandi truffatori passare finora impuniti. Per
esempio l'inventore delle palline (o farfalline) contro le radiazioni: si
vendono persino in farmacia. Il geniale produttore spiega che servono ad
'assorbire' i campi nocivi irradiati dai computer. Calcoli alla mano (in questo
campo i calcoli si possono fare risolvendo le equazioni di Maxwell, note in
fisica fin dall'800) abbiamo dimostrato che sarebbero necessarie tonnellate di
quella sostanza di cui sono riempite le palline per poter schermare
realmente le radiazioni dei monitor. Ma nessuno di noi poi è riuscito a far
impedire che quegli oggetti venissero venduti, persino in farmacia.
Ho visto anche 'esperti' fomentare il terrore nella gente, per poi ricevere
finanziamenti pubblici per fare misure, organizzare conferenze e gestire
rapporti e convenzioni con i gestori della telefonia. Continuo con
rammarico e frustrazione ad assistere a questo enorme spreco di risorse umane,
economiche, emotive, mentre lo smog vero, quello che ammala e uccide per davvero
è sistematicamente passato sotto silenzio, ignorato da stampa e media, politici
ed ecologisti.
A fronte degli oltre cinquanta comitati che ho contato in Toscana contro l'elettrosmog,
rare ed isolate voci contro le vere 'nuvole di smog' quotidiane, che
respiriamo ogni giorno nelle strade, nelle case, nei luoghi di lavoro, che
ingeriamo con i cibi, che assorbiamo nella pelle e nelle ossa.
Ad esempio convegni sugli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) si contano
sulle dita di una mano, e sono sempre confinati al mondo degli addetti ai
lavori. In questi congressi si discute in linguaggio specialistico della loro
tossicità e nocività, ormai ampiamente accertate: organi bersaglio polmone,
vescica e cute. Il 4% dei tumori professionali in Italia sono da IPA. Il
riconoscimento dell'origine professionale di questi tumori è sempre più
difficile.
La contestazione che viene fatta dall'azienda che non vuole riconoscere
l'origine professionale del tumore è che l'inquinante è ormai presente
'normalmente' anche nell'ambiente. E' prodotto dal traffico automobilistico. Lo
respira tutta la popolazione urbana. Ma nessuna associazione ambientalista
insorge, anzi i comitati insorgono contro il caro benzina!
Stessa sorte tocca agli antiparassitari, prodotti da multinazionali di
armi e di cancro, in paesi del terzo mondo, senza alcuna misura di sicurezza per
i lavoratori. Centinaia di migliaia le intossicazioni acute tra i contadini che
li impiegano ignari dei pericoli. In Italia numerosi studi hanno evidenziato che
a causa degli antiparassitari gli agricoltori si ammalano di cancro alla cute,
ai reni, all'intestino, ai polmoni. I limiti dei pesticidi nei cibi sono
fissati per singolo principio attivo. Per cui si possono avere frutti
avvelenati da diversi tipi di pesticidi, tutti nei valori limite, e quindi
regolarmente immessi sul mercato. Inutile dire che la sensibilità su questo
tema è relegata ad aspetti meramente igienistici. Convegni tipo "la salute
nel piatto" in cui gli esperti della lega tumori ti dicono cosa mangiare
per combattere il cancro, ti consigliano di comprare alimenti biologici, e così
la salvezza individuale almeno è garantita, per chi può permettersi il lusso
di spendere diecimila lire per un piatto d'insalata. Che importa poi se milioni
di essere umani si ammalano di cancro da multinazionali della chimica.
Sempre a proposito di antiparassitari, un po' di notizie note alla comunità
scientifica degli addetti ai lavori, e non divulgate alla massa.
All'inizio degli anni '90 alcuni studi sui pesci che vivevano nelle acque
contaminate dagli scarichi di cartiere nella regione statunitense dei Grandi
Laghi rivelarono alterazioni nel dosaggio ormonale e si osservò che gli uccelli
che si nutrivano di questi pesci sviluppavano alterazioni nei loro embrioni con
frequenze superiori alla norma. Altre indagini condotte su alligatori della
Florida rivelarono alterazioni nel ciclo riproduttivo, correlabili con la
presenza nelle acque di piccole quantità di pesticidi; anche la diminuzione di
fertilità di alcune specie selvatiche è stata messa in relazione con la
presenza nell'ambiente di tracce di pesticidi. In tutti i casi le concentrazioni
erano molto basse, al disotto dei limiti massimi consentiti. Questi contaminanti
chimici sono stati chiamati EDC (Endocrin Distrupting Compounds), perché
l'organismo umano li confonde con ormoni: alla lunga dunque sono in grado di
compromettere le funzioni regolate dagli ormoni, quali ad esempio quella
riproduttiva. La gravità di questi rischi ha indotto il parlamento USA a
richiedere all'EPA (Environmental Protection Agency) l'attuazione di un
programma di ricerche teso ad individuare le sostanze che potrebbero causare
disturbi endocrini.
Inutile dire che i produttori chimici sono ricorsi subito ai ripari, stanziando
un programma di ricerche che costerà 30 milioni di dollari e coinvolgerà le
industrie chimiche di tutto il mondo.
Nella lista delle circa 86 mila sostanze chimiche individuate come potenziali
disturbatori endocrini, ritroviamo composti arcinoti per la loro tossicità e
cancerogenicità: DDT, pesticidi organoclorurati, diossine, PCB, ftalati etc.
Non so se in Italia c'è qualcuno che conduce ricerche in questo campo o
che semplicemente si occupa di queste cose. Non ho mai avuto notizie di convegni
in materia. So di certo comunque che su questi argomenti non vengono spesi
i miliardi che si stanno spendendo per controllare i campi elettromagnetici in
prossimità dei ripetitori per telefonia, i quali, va detto, sono estremamente
più bassi dei campi irradiati dai telefonini stessi. Ed anche molto inferiori
ai campi elettromagnetici irradiati da una normale TV a colori a due metri di
distanza dalla stessa! Stesso silenzio sulle sostanze sostitutive
dell'amianto, lane di vetro e di roccia, la cui nocività è ormai ampiamente
comprovata: dalle patologie all'apparato respiratorio, alle
allergie, ai tumori. Probabilmente questi risultati saranno resi noti tra una
ventina d'anni, quando saranno pronti nuovi materiali sostitutivi dei materiali
sostitutivi dell'amianto...
Potrei andare avanti con molti altri esempi. Credo sia inutile. Vecchie e nuove
nocività che distruggono le vite di milioni di esseri umani nelle strade, nelle
case, nei luoghi di lavoro sono sistematicamente ignorate.
E sento che oggi più che mai una sorte di indifferenza umana, culturale e
sociale, ancor prima che sindacale e politica, avvolge la sofferenza, la
malattia e la morte operaia. Salvo rare voci che urlano nel deserto (vedi ad
esempio Medicina Democratica) il rilancio di lotte su questo terreno, in
fabbrica e sul territorio, sembra argomento poco conveniente per i nuovi
ambientalisti e per il mondo della politica e delle associazioni.
Dai dati ufficiali INAIL (Istituto nazionale infortuni sul lavoro) risulta che
in Italia ci sono più di un milione di infortuni sul lavoro, di cui più di
1500 mortali (cfr.: INAIL Atlante infortuni 1999). Per contro procedimenti
attivati dalla magistratura che arrivano al processo ed alla condanna delle
aziende sono solo poche centinaia.
A fronte di circa 8000 nuovi casi di lavoratori colpiti ogni anno da tumori
professionali (almeno 5000 con esiti mortali) per esposizione ad agenti
cancerogeni, i casi riconosciuti dall'Inail nel '99 sono meno di 400. Questi i
dati ufficiali. Sicuramente sotto stimati, perché non contengono tutti i casi
di lavoro nero o di malattie professionali che non vengono denunciate all'Inail
per omissione da parte dei medici d'azienda.
La morte operaia non costituisce reato. I dati ufficiali riportano
sistematicamente picchi di infortuni e malattie professionali nelle regioni dove
il sistema della prevenzione funziona meglio, e non in quelle a più alta
presenza industriale. Nuove e vecchie nocività che nei cicli lavorativi
deregolati, flessibilizzati precarizzati si sommano causando devastanti sinergie
sulla salute psicofisica e sulla vita di milioni di donne e di uomini sembra non
interessino davvero nessuno.
Ecco perché all'ennesima telefonata della signora sinceramente
preoccupata per l'antenna che ha vicino casa, proprio vicino alla stanza del
figlio, ed ha sentito alla televisione che fa male, mi vado sempre più
convincendo che questa dell'elettrosmog sia una gran mistificazione, montata ad
hoc da chi ha avuto tutti gli interessi per farlo. Della stessa razza di quella
sulla microcriminalità: meglio convogliare ansie ed indignazioni collettive
sugli extracomunitari che ti possono derubare, piuttosto che sulle mafie
internazionali che stanno distruggendo le loro vite, insieme alle nostre.