A LA PREALPINA
Redazione di Verbania
Mi permetto di intervenire sulla questione del cosiddetto "inceneritore di Pieve Vergonte", pregandovi di pubblicare, senza tagli, la seguente:
LETTERA APERTA AL SINDACO DI PIEVE VERGONTE
E AI SINDACI DEI COMUNI LIMITROFI
sulla questione del cosiddetto "inceneritore di Pieve Vergonte"
Egregia signora Medali, sindaco di Pieve Vergonte
Egregi signori sindaci dei comuni limitrofi
In questi giorni, essendo in corso la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale relativa alla discarica di una parte dei terreni gravemente inquinati da DDT, cloroderivati, mercurio, arsenico e altro (mezzo milione circa di metri cubi), tutti residuati da decenni di lavorazioni chimiche condotte con la più sciagurata e colpevole negligenza dallo stabilimento chimico ex-Rumianca, ex-SIR, ex-Enichem, anche le pubbliche Amministrazioni discutono di scelte operative ed entrano nel merito, dichiarando pubblicamente la loro avversione ad un eventuale trattamento termico dei terreni contaminati.
Enichem, in verità, giocando al risparmio, ha proposto al Ministero un "impianto di confinamento totale", e cioè un grosso caramellone impermeabile, imbottito dei terreni inquinati non pretrattati, da sistemare lì dove si trovano ora, nei piazzali del sito industriale, a cento metri dal Toce, a galla sulla falda idrica affiorante, nella certezza che la crosta nei prossimi secoli non si sfalderà e che il suo contenuto, inalterato, non scolerà mai dagli squarci e non si riverserà mai nel Toce e nel lago Maggiore, magari già nel giro di pochi anni, alla prima pioggia torrenziale.
Legambiente, che ha firmato con l'aiuto di un tecnico le Osservazioni come organizzazione nazionale, regionale e locale, ha chiesto al Ministro che i terreni vengano preventivamente inertizzati, nei modi che la tecnologia indicherà come i più adatti, e che (a detta di Enichem) si possono ricondurre a: desorbimento termico o lavaggio con solventi (efficaci sulle sostanze organiche) e inertizzazione (per i metalli).
E' dolorosamente chiaro per tutti noi che il trattamento delle terre inquinate è un'operazione chimica inquinante, che soltanto una conduzione cauta e sapiente può contenere in limiti accettabili; ma è pur sempre un obbligo che le prossime generazioni ci impongono, dopo il disastro di cui le abbiamo fatte eredi, lì nell'Ossola, sui fondali del Toce e del lago Maggiore, nelle catene alimentari. Oppure i sindaci di Pieve Vergonte e dei comuni limitrofi intendono continuare con la politica dello struzzo, che ha contraddistinto i loro predecessori, negare l'evidenza, salvaguardare gli interessi dell'oggi, condannare il domani? Non ci dicano, i sindaci, che non sanno quante tonnellate di veleni chimici escono tuttora ogni anno dai camini degli impianti Tessenderlo, anche solo come emissioni dichiarate dai fabbricanti ai sensi della legge 203! Che non sanno quanto cloro, benzene, clorobenzeni, cloralio, solfuro di carbonio, anidride solforosa e solforica, aldeide acetica, mercurio sono volati nell'aria (e ancora volano, alcuni soltanto dannosi, altri anche cancerogeni)! Che non sanno che l'industria, oggi Tessenderlo, è un'industria a rischio, ai sensi della legge Seveso, e ancor più della Seveso-bis, proprio per le sostanze chimiche che tratta e che produce, e anche per i rischi di incendio e di scoppio connessi alle lavorazioni. Eppure tacciono, perchè i posti di lavoro impongono un silenzio che sfiora l'omertà. Soltanto il trattamento termico dei terreni contaminati li mette in allerta!
Invito tutti voi, sindaci, a mettervi una mano sulla coscienza, a farvi consigliare da tecnici esperti di vostra fiducia e a fare scelte non indicate da faziosità politiche, ma dalla consapevolezza di essere amministratori pubblici dei cittadini di oggi, responsabili di quelli di domani.
Vi informo che il testo integrale delle nostre Osservazioni è disponibile nel nostro Sito web: www.verbania.com/legambiente.
Con osservanza
Dott.ssa Amelia Alberti
Presidente Circolo Verbano di Legambiente
24-ott-99