Nella foto: Le "torri" di Italpet a Verbania
13.11.02
ITALPET NUOCE ALLA SALUTE DEI BAMBINI?
La domanda è stata posta al Ministero della Sanità: ecco le risposte

ALLE AUTORITA’ SANITARIE

AI SIGG. MEDICI DI VERBANIA

... comunicato ...

ALCUNI "ESTERI DEGLI ACIDI FTALICI", USATI COME AMMORBIDENTI NEGLI ARTICOLI DI PLASTICA, SONO DA ANNI

DRASTICAMENTE LIMITATI IN EUROPA,

SE A CONTATTO CON GLI ALIMENTI O CON LA BOCCA DEI BAMBINI,

PERCHE’ RESPONSABILI DI ANOMALIE NELLO SVILUPPO SESSUALE

 

GLI "ACIDI FTALICI", MATERIA PRIMA DEL PET (POLI-ETILEN-TERE-FTALATO) SINTETIZZATO IN ITALPET DI VERBANIA,

SONO ANCH’ESSI NOCIVI,

PUR NON ESSENDO ATTUALMENTE LIMITATI ?

 

E’ STATO DA NOI INTERPELLATO IN PROPOSITO

IL MINISTERO DELLA SANITA’ ...

... in data 19.03.01, perdurando il silenzio a nostre precedenti richieste di garanzie avanzate in altri luoghi di competenza.

 

La nostra domanda al Ministero della Sanità era del seguente tenore: visto che gli "esteri degli acidi ftalici" sono tanto rischiosi per la salute umana, e soprattutto per lo sviluppo sessuale dei bambini, da essere oggetto di specifiche Direttive comunitarie e specifici Decreti ministeriali, è possibile che siano innocui gli "acidi ftalici", che ne sono chimicamente i precursori e i metaboliti, e che vengono stoccati e movimentati in Italpet di Verbania in quantitativi di migliaia di tonnellate all’anno, con inevitabili rilasci nell’ambiente interno ed esterno alla fabbrica?

 

Il Ministero in data 26.09.01, in parte travisando la nostra richiesta, rispondeva al Circolo Verbano con un documento articolato (disponibile, a richiesta), in cui venivano riportati i dati quantitativi dei rilasci di acidi ftalici da bottiglie in PET verso i liquidi contenuti, e quindi verso il corpo umano. Il documento tra l’altro diceva: " Sugli acidi ftalici non esistono abbondanti documentazioni tossicologiche, quali quelle ... esistenti su altri composti presenti nelle materie plastiche. Tali sostanze [gli esteri ftalici, ndr] ... destano considerevole preoccupazione, per la dimostrata capacità di interferire con l’equilibrio endocrino ... sia nell’organisco adulto che, soprattutto, in quello immaturo" e concludeva: "... i dati disponibili sugli acidi ftalici non permettono una completa caratterizzazione tossicologica. In particolare ... è opportuno ottenere: 1) maggiori informazioni sull’esistenza di possibili effetti endocrini nei mammiferi; 2) informazioni adeguate sull’eventuale potenziale di indurre alterazioni cromosomiche in vivo; 3) studi sul potenziale sensibilizzante; 4) informazioni sul possibile effetto sul metabolismo lipidico in vivo".

 

Come dire: sugli esteri degli acidi ftalici siamo informati abbastanza da essere molto allarmati, mentre sugli acidi ftalici sappiamo ben poco e quindi sarebbe utile saperne di più.

 

Una nostra successiva richiesta di chiarimenti ulteriori aspetta ancora risposta.

 

Con questo nostro comunicato auspichiamo che i sigg. Medici e le Autorità sanitarie locali si facciano carico di reperire presso il Ministero della Sanità, Direzione Generale della Prevenzione, Via della Sierra Nevada 60, 00144 Roma, gli ultimi risultati delle ricerche in corso e, soprattutto, il livello di pericolo che corre la popolazione infantile di Verbania, probabilmente sottoposta a dosi non note e costanti di acidi ftalici.

 

Dott.ssa Amelia Alberti

Presidente Circolo Verbano di Legambiente

09/06/2002

 


Dalle pagine de La Stampa Italpet indirettamente ci risponde:
Italpet: «Ecco le risposte
tecniche, senza allarmismi»

In risposta alla domanda posta dalla dottoressa Alberti al termine dell´articolo «Acetati, è attesa l´ordinanza» pubblicato su La Stampa del 15 novembre scorso l´azienda Italpet al fine di evitare allarmi ed incomprensioni dovuti a carenze di informazioni tecniche desidera precisare quanto segue. La materia prima utilizzata per la produzione di Pet è una miscela di acido tereftalico (circa 98%) ed acido Isoftalico (circa 2%), entrambi prodotti solidi: per dare un´idea alle persone che hanno partecipato a «Fabbriche aperte», si tratta di quella polvere bianca che era esposta nelle bacinelle nelle quali un po´ tutti hanno allungato la mano. Facendo riferimento alle schede di sicurezza, disponibili per la consultazione in azienda, si tratta di prodotti assolutamente innocui (esempio: le informazioni per il trasporto dicono: non pericolo per aria, mare e trasporto su strada), per i quali non è prevista nessuna frase di rischio. Inoltre, tali prodotti sono completamente trasformati nel Pet che è la materia plastica destinata alla produzione di contenitori per liquidi che vanno dalle acque minerali alle bibite, all´olio alimentare. Gli flatati (e non acidi ftalici utilizzati nelle produzioni Italpet), che tanto insospettiscono la dottoressa Alberti, sono, invece, dei prodotti liquidi oleosi impiegati come plastificanti nella produzione di Pvc. Sono, giustamente, considerati pericolosi per l´ingestione così come riportato nelle schede di sicurezza consultabili al sito Internet, www.ptel.chem.ox.acuk/msds. I principali prodotti usati a tale scopo sono il Dhep, di-etilesilftalato; il Didp, di-isodecilftalato; il Dinp, di-isonomilftalato. In base alla pericolosità derivante dall'ingestione continua di questi prodotti, specialmente nel caso dei bambini, è sconsigliato l´impiego del Pvc nella produzione dei giocattoli che potrebbero essere «succhiati». Ciò nonostante, il pvc plastificato con il Dhep è l´unico materiale flessibile approvato dalla Farmacopea europea per le apparecchiature di trasfusione del sangue e del plasma. Italpet, Verbania
 
Abbiamo pregato La Stampa di pubblicare la seguente nota:
 
Italpet, riprendendo da un articolo pubblicato da La Stampa le mie preoccupazioni sulle materie prime utilizzate nel ciclo produttivo ("acidi tereftalico e isoftalico"), in una lettera a La Stampa minimizza la questione, assicurando che esse non hanno niente a che vedere con gli "esteri ftalici", il cui uso è limitato dall'Unione Europea in tutti i manufatti alla portata della bocca dei bambini (succhiotti, giocattoli), perché indicati come responsabili di gravi malformazioni infantili, soprattutto agli organi sessuali. Italpet ha forse il diritto di difendersi come ha fatto, dicendo che le schede di sicurezza attuali non parlano di pericolo. Il Ministero alla Sanità, da noi interpellato, ci ha dichiarato per scritto che della nocività degli acidi ftalici si sa troppo poco e che sarebbe necessario fare maggiori e più accurate ricerche, poiché appartengono alla stessa famiglia chimica degli esteri ftalici. Quali dosi di acidi ftalici volano nell'aria di Verbania? Chi deve fare le ricerche cliniche? I medici pediatri di Verbania non hanno niente da dire in proposito?
 
Amelia Alberti, Legambiente