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Il programma della Prima settimana delle Energie Alternative è stato pubblicato in precedente pubblicazione. Il Convegno "Il Piemonte verso le Energie Alternative" ha visto l'intervento di personalità politiche e ambientaliste di grande interesse. I rappresentanti delle Province di Torino, VCO, Novara hanno informato sulle iniziative attuate e su quelle in programma. La Regione Piemonte, con i suoi funzionari, ha presentato il prossimo Bando sul solare termico e le iniziative di educazione allo sviluppo sostenibile.
Qui sotto la sintesi del discorso di Massimo Serafini.
Numerose sono le ragioni che sollecitano una svolta nelle politiche energetiche europee e segnatamente del nostro paese. Il cambiamento che Legambiente vuole realizzare, ha come obiettivo fondamentale la drastica riduzione della dipendenza, delle nostre società, dai combustibili fossili, per aprire la strada a un sistema energetico basato su due scelte strategiche di fondo: -
Non sprecare più
l’energia e quindi organizzarne usi più intelligenti, razionali ed
efficienti. -
Procurare quella
veramente necessaria con una forte diffusione della microcogenerazione e
da fonti rinnovabili, come il sole e il vento e le biomasse. Di queste ragioni ne elenco solo
alcune, le più importanti: 1)
L’uscita
dai fossili favorisce la pace e la distensione. In altre parole riduce
fortemente i rischi e le tentazioni di conflitti e guerre. E’ nostra
convinzione che, sia il terrorismo stragista, che le risposte belliche
ad esso, siano alimentate dalla questione del petrolio,
cioè dalla pretesa, di entrambi i contendenti, di averne il controllo.
Tutto ciò, evidenzia una crescente difficoltà degli
approvvigionamenti (che lo stesso libro verde della commissione europea
segnala), difficoltà che la superpotenza americana tende a risolvere
con l’uso della forza e la militarizzazione degli accessi alle grandi
riserve petrolifere, che sono quasi tutte concentrate nei paesi arabi 2)
Abbandonare
i combustibili fossili permette di governare e proteggere il clima del
pianeta.Penso che
i fatti (aumento degli eventi estremi), dimostrino con chiarezza che il
pianeta vive già le conseguenze del suo surriscaldamento. Di
conseguenza le previsioni, contenute nel terzo rapporto sul clima
dell’IPCC, sono già una drammatica realtà, su cui discutere meno e
prendere qualche decisione politica in più, a cominciare da
quell’applicazione del protocollo di Kyoto che è invece ben lontana
dal realizzarsi.. Non riassumo la disputa fra americani ed europei sul
protocollo di Kyoto, i cui termini penso siano noti a tutti. Voglio però
dire con chiarezza che Legambiente sta con gli europei e chiede ad essi,
non solo di procedere unilateralmente nel perseguimento degli obiettivi
previsti dal protocollo, ma anche di operare per andare oltre Kyoto e
puntare nei prossimi 30 anni a riduzioni dei gas climalteranti molto più
massicce, come è richiesto dalla comunità scientifica 3)
E’
una svolta che può contribuire a ridurre consistentemente
l’inquinamento dell’aria che respiriamo 4)
Ed
infine è una svolta che offre, ai paesi che la perseguiranno, una
straordinaria occasione d’innovazione tecnologica e di competitività.
E’ certamente miope continuare, come purtroppo fanno gran parte delle
classi dirigenti dei paesi ricchi, a considerare il protocollo di Kyoto
solo un vincolo allo
sviluppo, anziché coglierne le straordinarie opportunità che esso può
mettere in moto: Si
potrebbero elencare altre ragioni, ma queste sono sicuramente quelle
principali. In questi anni il
nostro paese ha imboccato questa strada? La risposta è decisamente
negativa. Non
c’è alcun dubbio che, né il governo precedente, né tantomeno quello
attuale, si sono, fino ad ora, mossi assumendo queste ragioni e
trasformandole in decisioni politiche. Lo stato dell’arte del nostro
paese è noto: si firma kyoto e
si procede in controtendenza ad esso visto che le emissioni crescono
anziché diminuire. Molto
in sintesi, a me pare, che la politica energetica che è concretamente
in campo nel nostro paese e che lo segnala come il più arretrato
dell’insieme della comunità su questo tema (non a caso in tutti i
vertici internazionali sul clima siamo considerati i migliori amici
degli americani) sia la seguente: Si
opera, in primo luogo, in un quadro di previsioni che sostengono essere
ineluttabili, nei prossimi anni, massicci incrementi dei consumi, sia
d’elettricità sia di calore. In poche parole dalle 180 milioni di
tonnellate equivalenti petrolio, che attualmente consumiamo, si pensa
che nei prossimi venti anni si passerà a consumi dell’ordine delle
200-220 milioni di tonnellate equivalenti petrolio. Tutto ciò dovrebbe
avvenire in una società, la cui popolazione non cresce e la cui
economia tende sempre più a smaterializzarsi, a concentrarsi sui
servizi, in poche parole su attività meno bisognose d’energia. Ma a
parte l’aumento dei consumi, che Legambiente contesta, il governo, ma
più in generale l’attuale classe dirigente, pensa di dover far
fronte, a questa prevista nuova dimensione del fabbisogno d’energia,
con un’offerta totalmente basata sul fossile e su una massiccia
costruzione di nuove centrali termoelettriche. In parole povere da un
lato si punta ad una forte (ci sono domande per oltre 100000 MW)
introduzione dei cicli
combinati a metano, (centrali di grossa taglia e quindi poco
cogenerative) che garantiscono un salto di qualità nell’efficienza
del nostro parco termoelettrico (dai rendimenti attuali del 35% si passa
a rendimenti del 55%) e dall’altro si punta ad un massiccio rilancio
del carbone. In parole povere le scelte ambientali nelle politiche
energetiche sono affidate ai cicli combinati, che sono più efficienti e
usano il miglior combustibile fossile, mentre il carbone provvederà a
ridurre i costi del nostro sistema energetico. Infine i trasporti, che
danno il contributo più rilevante di emissioni di gas climalteranti ed
inquinanti. Qui l’assoluta sottovalutazione dei mutamenti climatici,
da parte di questo governo, risulta ancora più evidente. Nella nuova
delibera CIPE su Kyoto, si afferma che il sistema di mobilità di
persone e cose, per l’estrema rigidità che lo contraddistingue, è
sostanzialmente immodificabile. In altre parole l’unico contributo,
che esso potrà dare al raggiungimento degli obiettivi del protocollo,
verrà dall’acquisto di crediti di emissioni, cioè comprando foreste.
Questo programma energetico, del governo, dovrebbe trovare rapida
attuazione grazie al decreto sblocca centrali, di cui non so cosa
pensino le regioni, visto che, oltre ad azzerare ogni vincolo
ambientale, fa carne di porco dei poteri delle regioni in materia
energetica. Per un governo che vuole devolvere poteri, al limite della
secessione, non c’è male. Noi
contrastiamo e contrasteremo questa politica, perché l’aumento della
dipendenza dai combustibili fossili porta il paese al disastro: lo
espone a difficoltà crescenti di approvvigionamento, a forti
rischi, per la totale subalternità alle scelte degli Stati Uniti, di
essere bersaglio di ritorsioni terroristiche,
ad una crescente ingovernabilità del clima e dei suoi mutamenti
(alluvioni, frane),ed infine perché fa compiere, al paese, scelte
industriali e tecnologiche di corto respiro e di poco futuro. La
contrasteremo facendo crescere la protesta, spesso confusa, che è
presente sul territorio, cercando di offrire ad essa, informazioni e
soprattutto un progetto alternativo. Circa
due anni fa Legambiente presentò al paese una proposta energetica che
puntava a ridurre entro il 2020 del 50% la dipendenza dal petrolio e più
in generale dai combustibili fossili. Non ho il tempo per descrivere nel
dettaglio attraverso quali misure e strumenti pensavamo di riuscire a
raggiungere questo obiettivo. E’ noto a tutti che dai combustibili
fossili si può uscire compiendo due scelte: o quella nucleare o quella
delle fonti rinnovabili e dell’uso razionale dell’energia. La prima
scelta è già stata scartata dal popolo italiano con un referendum,
sulla medesima strada si è incamminata la Germania
e presto anche la Svizzera. Il nucleare espone l’umanità a rischi
enormi (sia la questione dei suoi rifiuti, sia quella delle reazioni
secondarie in caso di incidente, non
sono risolte) ed infine non è una valida alternativa ai fossili perché
non è economico. Dobbiamo dunque scegliere la seconda strada, che punta
ad offrire al paese una politica energetica fatta di un mix di scelte.
Voglio in primo luogo affrontare per grandi linee la questione dei
trasporti che noi, contrariamente al governo, non consideriamo
inaffrontabile. Per questo continueremo a contrastare i programmi di
Lunardi che puntano proprio a consolidare questo modello di trasporti.
Siamo consapevoli che, dentro questa vicenda dei trasporti, si inserisce
anche il dramma dei lavoratori della Fiat. La crisi dell’auto non è
una peculiarità solo italiana, essa colpisce tutte le grandi industrie
automobilistiche del mondo. La specificità della crisi della Fiat è
che contrariamente alle altre case automobilistiche, Fiat auto sembra
non essersi accorta che da dieci anni, questo oggetto è entrato in
crisi e che, i motivi di questa crisi sono quasi esclusivamente
ambientali. In buona sostanza noi pensiamo che l’auto può avere un
futuro se offrirà modelli
capaci di muoversi senza emissioni, se saranno fatti con materiali
completamente riciclabili ed infine se la loro sicurezza aumenterà. E
soprattutto l'auto del futuro dovrà essere inserita in un diverso
modello di mobilità. Anche su questo Legambiente ha presentato una
propria proposta che si può così sintetizzare: politiche capaci di
raffreddare le necessità di mobilità investendo massicciamente
nell’uso dell’informatica; sottoporre il paese ad una radicale cura
del ferro sia per quanto riguarda lo spostamento delle merci sia per
quello delle persone; sviluppo del cabotaggio e quindi uso delle due
grandi autostrade marine dell’Adriatico e del Tirreno. La proposta è
molto più complessa e soprattutto più argomentata, ma se realizzata,
essa può consentire una riduzione del fabbisogno di fossile di 23
milioni di tonnellate equivalenti petrolio. Altrettanto
efficace, per ridurre il fabbisogno di combustibili fossili, è la
scelta di investire risorse nella organizzazione, sul territorio, di
politiche di uso razionale ed efficiente dell’energia. Ciò significa
che, al centro di ogni piano regionale sull’energia, che vanno al più
presto fatti, devono essere indicati quanti negawattora si intende
produrre. Noi sappiamo che, uno studio del ministero dell’ambiente,
commissionato a persone di grande competenza e preparazione scientifica,
ha evidenziato che, con opportuni interventi, questo paese, potrebbe
ridurre, a parità di comfort, il 30% di energia. Noi siamo per
perseguire, anziché politiche di nuove centrali, cioè nuova offerta,
queste politiche di gestione della domanda. Sappiamo, (anche se, se ne
parla poco e si informano poco i cittadini) che non si parte da zero che
esistono i decreti (gas ed elettricità) che fissano obiettivi di
risparmio energetico obbligatori (purtroppo modesti), per le aziende che
ci portano il gas e l’elettricità a casa. Questo servizio di uso
razionale dell’energia offerto dalle aziende distributrici
verrà compensato. A giorni dovrebbe uscire il regolamento da
parte dell’autorità per l’energia e il gas e quindi sarà possibile
partire e mi auguro che la Regione Piemonte sia all’avanguardia su
questo terreno. Penso che i nostri circoli, impegnati a contrastare le
megacentrali, dovrebbero , per convincere i cittadini, basare le loro
argomentazioni proprio su questo punto, cioè sul fatto che, gran parte
dei bisogni di caldo, freddo e illuminazione, potrebbero essere
soddisfatti utilizzando meglio e con più intelligenza l’energia
anziché aumentare l’offerta della stessa. Ed inoltre le politiche di
efficienza garantiscono minori costi, cioè bollette più leggere. Non
c’è dubbio che lo sviluppo pieno di queste politiche richiede
modifiche al sistema tariffario e quindi chiama in causa l’autorità
per l’energia, a cui chiediamo un nuovo progetto tariffario capace di
offrire alle aziende distributrici prospettive di guadagno fornendo
oltre che m3 di gas o KWh anche servizi per usarli al meglio. Credo non
sfugga a nessuno quali straordinarie opportunità di innovazione e
sviluppo offra a numerosi settori l’organizzazione di politiche di
risparmio energetico: penso all’edilizia e ai suoi materiali dove si
potrà operare, usando tecniche bioclimatiche, per adeguare
energeticamente il nostro patrimonio edilizio; penso a quello degli
elettrodomestici chiamato alla sfida di offrire macchine sempre più
efficienti e che consumano poca elettricità, penso alla illuminazione e
ai suoi prodotti; ed infine penso alle straordinarie occasioni di lavoro
che queste politiche offrono e quante opportunità di costruire impresa
come ad esempio diffondendo in ogni territorio le ESCO (energy-service-company).
Attraverso questo percorso noi pensiamo entro il 2020 di poter ridurre
il fabbisogno di fossili di 41 milioni di tonnellate equivalenti
petrolio. Ed infine le rinnovabili. Ho già chiarito che cosa sono per
noi le rinnovabili e quindi ribadisco che Legambiente non è interessata
alle solite furbizie che in tutti questi anni si sono fatte con le
cosiddette assimilate: per noi i rifiuti non sono rinnovabili, tantomeno
l’acquacarbone. Detto ciò noi riteniamo debba essere in tempi brevi
compiuta una svolta radicale sulla promozione del solare termico e della
microcogenerazione per soddisfare i bisogni di acqua calda, ma più in
generale di calore. In questa direzione noi sollecitiamo una rapida
modifica dei regolamenti edilizi che consenta il diritto al sole e un
provvedimento che permetta al cittadino che installa un pannello solare
termico di poterne dedurre completamente il costo dalla dichiarazione
dei redditi. Altrettanto possibile è la diffusione della
microcogenerazione. Non ci sono infatti difficoltà tecnologiche e
quindi è possibile soddisfare i bisogni di elettricità, calore e
fresco di grandi strutture, come ospedali o supermercati, con queste
tecnologie della microcogenerazione e trigenerazione. Muovendosi in questa direzione si darebbe vita a quel modello energetico a generazione distribuita che avvicina la produzione di energia ai cittadini, responsabilizzandoli e soprattutto garantendo loro conoscenze ed informazioni. Infine eolico e fotovoltaico. Anche qui vi risparmio il confronto con ciò che succede nel mondo e in particolare per quanto riguarda l’eolico in Germania. Segnalo solo che il nostro enorme ritardo farà perdere l’ennesima occasione di innovazione tecnologica. L’Italia è un paese ricchissimo di sole e di vento e Legambiente vuole sfruttare queste risorse. Sappiamo che il loro sfruttamento andrà fatto con il consenso dei cittadini e tenendo conto di quella straordinaria ricchezza che è il paesaggio italiano, che è tale perché l’uomo l’ha insieme conservato e trasformato. Consenso, tutela del paesaggio e sfruttamento del sole e del vento per procurarci energia, possono non confliggere fra loro solo se, tornerà al centro delle politiche economiche ed energetiche la programmazione. Chiediamo alle Regioni di produrre rapidamente i piani energetici con i quali individuare le potenzialità eoliche presenti nei loro territori decidendo contemporaneamente quali sono le aree di pregio che non devono ospitare insediamenti eolici. Lo stesso criterio di prudenza e di consenso, pensiamo vada usato per la diffusione del fotovoltaico. Questa tecnologia ha già risolto molti dei suoi problemi di inserimento visto che si è ormai in grado di integrare i pannelli alle tegole e alle pareti e di produrre pannelli di svariati colori. Pensiamo che il decollo di queste tecnologie non può essere affidato ai meccanismi che finora sono stati eleborati per promuoverne lo sviluppo. Per intenderci non credo che il fotovoltaico possa crescere con rimborsi in conto capitale, tipo quelli dei 10000 tetti, né con i certificati verdi che, hanno finito per promuovere le fonti più mature, come l’idroelettrico, con forse l’aggiunta dell’eolico. Qui noi pensiamo si debba chiedere all’autorità per l’energia e il gas di accettare il meccanismo della legge tedesca che promuove le rinnovabili in conto energia. Molto semplicemente il cittadino che installa sul proprio tetto pannelli fotovoltaici o l’impresa che mette pale eoliche su un crinale possono vendere l’energia che queste tecnologie producono al gestore della rete che è obbligato a comprargliela e a remunerare anche il vantaggio ambientale che quell’energia possiede essendo stata prodotta senza emissioni. La remunerazione di questo vantaggio ambientale ha prezzi diversi per ognuna delle fonti, a seconda della loro maturità economica. Con questo sistema si garantisce immediata bancabilità e sicurezza sull’efficienza di ciò che si installa, dato che si paga solo l’energia effettivamente prodotta. Questo è il meccanismo che proponiamo e sul quale cercheremo di confezionare una proposta di legge. Voglio concludere sottolineando la straordinaria opportunità che incamminarsi su questa strada offre alla ricerca. Non solo è demenziale tagliare i fondi alla ricerca in una fase in cui il mondo subisce processi di trasformazione così rapidi, ma tanto più demenziale è negarli a tecnologie capaci di sfruttare le fonti rinnovabili per produrre energia, cioè quelle su cui l’umanità dovrà necessariamente andare se vorrà governare il clima e garantirsi aria respirabile. Così come la loro diffusione è l’unico modo per garantire a miliardi di donne e uomini poveri e privati del diritto all’energia un’occasione di sviluppo senza che ciò aggravi ulteriormente la situazione ambientale del pianeta. Questa è la politica energetica di Legambiente, politica che intendiamo portare avanti con i cittadini e le cittadine, con le numerose competenze che su questi campi operano (architetti, ingegneri, tecnici del calore, idraulici, ecc.) ed infine con le tante piccole e meno piccole imprese e le loro associazioni, oltre al mondo dell’artigianato. (Massimo Serafini).
I Corsi di informazione sono stati seguiti mediamente da trenta corsisti, molto attenti e interessati. L'attenzione prestata lascia pensare ad un futuro importante per le energie alternative.
L'incontro tra le scuole ha visto l'Itis di Cuneo confrontarsi con le scuole del nostro territorio. Un'esperienza di grande importanza da condividere.
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