Nella foto: Massimo Serafini, responsabile di
Legambiente nazionale
per le questioni energetiche, durante il suo intervento
 
 
PRIMA SETTIMANA DELLE ENERGIE RINNOVABILI
A Belgirate il 26 marzo 2003 si è affrontato il tema delle Energie Alternative
con un Convegno e altre iniziative organizzate da
Kyoto dal basso con la Regione Piemonte e la Provincia VCO.
La relazione di M. Serafini (Legambiente).
26.03.03
 

Il programma della Prima settimana delle Energie Alternative è stato pubblicato in precedente pubblicazione.

Il Convegno "Il Piemonte verso le Energie Alternative" ha visto l'intervento di personalità politiche e ambientaliste di grande interesse. I rappresentanti delle Province di Torino, VCO, Novara hanno informato sulle iniziative attuate e su quelle in programma. La Regione Piemonte, con i suoi funzionari, ha presentato il prossimo Bando sul solare termico e le iniziative di educazione allo sviluppo sostenibile.

 

Qui sotto la sintesi del discorso di Massimo Serafini.

 

Numerose sono le ragioni che sollecitano una svolta nelle politiche energetiche europee e segnatamente del nostro paese. Il cambiamento che Legambiente vuole realizzare, ha come obiettivo fondamentale la drastica riduzione della dipendenza, delle nostre società, dai combustibili fossili, per aprire la strada a un sistema energetico basato su due scelte strategiche di fondo:  

-         Non sprecare più l’energia e quindi organizzarne usi più intelligenti, razionali ed efficienti.

-         Procurare quella veramente necessaria con una forte diffusione della microcogenerazione e da fonti rinnovabili, come il sole e il vento e le biomasse.

Di queste ragioni ne elenco solo alcune, le più importanti:

1)      L’uscita dai fossili favorisce la pace e la distensione. In altre parole riduce fortemente i rischi e le tentazioni di conflitti e guerre. E’ nostra convinzione che, sia il terrorismo stragista, che le risposte belliche ad esso, siano alimentate dalla questione del  petrolio, cioè dalla pretesa, di entrambi i contendenti, di averne il controllo. Tutto ciò, evidenzia una crescente difficoltà  degli approvvigionamenti (che lo stesso libro verde della commissione europea segnala), difficoltà che la superpotenza americana tende a risolvere con l’uso della forza e la militarizzazione degli accessi alle grandi riserve petrolifere, che sono quasi tutte concentrate nei paesi arabi

2)      Abbandonare i combustibili fossili permette di governare e proteggere il clima del pianeta.Penso       che i fatti (aumento degli eventi estremi), dimostrino con chiarezza che il pianeta vive già le conseguenze del suo surriscaldamento. Di conseguenza le previsioni, contenute nel terzo rapporto sul clima dell’IPCC, sono già una drammatica realtà, su cui discutere meno e prendere qualche decisione politica in più, a cominciare da quell’applicazione del protocollo di Kyoto che è invece ben lontana dal realizzarsi.. Non riassumo la disputa fra americani ed europei sul protocollo di Kyoto, i cui termini penso siano noti a tutti. Voglio però dire con chiarezza che Legambiente sta con gli europei e chiede ad essi, non solo di procedere unilateralmente nel perseguimento degli obiettivi previsti dal protocollo, ma anche di operare per andare oltre Kyoto e puntare nei prossimi 30 anni a riduzioni dei gas climalteranti molto più massicce, come è richiesto dalla comunità scientifica

3)        E’ una svolta che può contribuire a ridurre consistentemente l’inquinamento dell’aria che      respiriamo

4)      Ed infine è una svolta che offre, ai paesi che la perseguiranno, una straordinaria occasione d’innovazione tecnologica e di competitività. E’ certamente miope continuare, come purtroppo fanno gran parte delle classi dirigenti dei paesi ricchi, a considerare il protocollo di Kyoto solo  un vincolo allo sviluppo, anziché coglierne le straordinarie opportunità che esso può mettere in moto:

Si potrebbero elencare altre ragioni, ma queste sono sicuramente quelle principali. In questi anni  il nostro paese ha imboccato questa strada? La risposta è decisamente negativa.

Non c’è alcun dubbio che, né il governo precedente, né tantomeno quello attuale, si sono, fino ad ora, mossi assumendo queste ragioni e trasformandole in decisioni politiche. Lo stato dell’arte del nostro paese è noto: si firma kyoto e si procede in controtendenza ad esso visto che le emissioni crescono anziché diminuire.

Molto in sintesi, a me pare, che la politica energetica che è concretamente in campo nel nostro paese e che lo segnala come il più arretrato dell’insieme della comunità su questo tema (non a caso in tutti i vertici internazionali sul clima siamo considerati i migliori amici degli americani) sia la seguente:

Si opera, in primo luogo, in un quadro di previsioni che sostengono essere ineluttabili, nei prossimi anni, massicci incrementi dei consumi, sia d’elettricità sia di calore. In poche parole dalle 180 milioni di tonnellate equivalenti petrolio, che attualmente consumiamo, si pensa che nei prossimi venti anni si passerà a consumi dell’ordine delle 200-220 milioni di tonnellate equivalenti petrolio. Tutto ciò dovrebbe avvenire in una società, la cui popolazione non cresce e la cui economia tende sempre più a smaterializzarsi, a concentrarsi sui servizi, in poche parole su attività meno bisognose d’energia. Ma a parte l’aumento dei consumi, che Legambiente contesta, il governo, ma più in generale l’attuale classe dirigente, pensa di dover far fronte, a questa prevista nuova dimensione del fabbisogno d’energia, con un’offerta totalmente basata sul fossile e su una massiccia costruzione di nuove centrali termoelettriche. In parole povere da un lato si punta ad una forte (ci sono domande per oltre 100000 MW) introduzione  dei cicli combinati a metano, (centrali di grossa taglia e quindi poco cogenerative) che garantiscono un salto di qualità nell’efficienza del nostro parco termoelettrico (dai rendimenti attuali del 35% si passa a rendimenti del 55%) e dall’altro si punta ad un massiccio rilancio del carbone. In parole povere le scelte ambientali nelle politiche energetiche sono affidate ai cicli combinati, che sono più efficienti e usano il miglior combustibile fossile, mentre il carbone provvederà a ridurre i costi del nostro sistema energetico. Infine i trasporti, che danno il contributo più rilevante di emissioni di gas climalteranti ed inquinanti. Qui l’assoluta sottovalutazione dei mutamenti climatici, da parte di questo governo, risulta ancora più evidente. Nella nuova delibera CIPE su Kyoto, si afferma che il sistema di mobilità di persone e cose, per l’estrema rigidità che lo contraddistingue, è sostanzialmente immodificabile. In altre parole l’unico contributo, che esso potrà dare al raggiungimento degli obiettivi del protocollo, verrà dall’acquisto di crediti di emissioni, cioè comprando foreste. Questo programma energetico, del governo, dovrebbe trovare rapida attuazione grazie al decreto sblocca centrali, di cui non so cosa pensino le regioni, visto che, oltre ad azzerare ogni vincolo ambientale, fa carne di porco dei poteri delle regioni in materia energetica. Per un governo che vuole devolvere poteri, al limite della secessione, non c’è male. 

Noi contrastiamo e contrasteremo questa politica, perché l’aumento della dipendenza dai combustibili fossili porta il paese al disastro: lo espone a difficoltà crescenti di approvvigionamento, a  forti rischi, per la totale subalternità alle scelte degli Stati Uniti, di essere bersaglio di ritorsioni terroristiche,  ad una crescente ingovernabilità del clima e dei suoi mutamenti (alluvioni, frane),ed infine perché fa compiere, al paese, scelte industriali e tecnologiche di corto respiro e di poco futuro. La contrasteremo facendo crescere la protesta, spesso confusa, che è presente sul territorio, cercando di offrire ad essa, informazioni e soprattutto un progetto alternativo.

Circa due anni fa Legambiente presentò al paese una proposta energetica che puntava a ridurre entro il 2020 del 50% la dipendenza dal petrolio e più in generale dai combustibili fossili. Non ho il tempo per descrivere nel dettaglio attraverso quali misure e strumenti pensavamo di riuscire a raggiungere questo obiettivo. E’ noto a tutti che dai combustibili fossili si può uscire compiendo due scelte: o quella nucleare o quella delle fonti rinnovabili e dell’uso razionale dell’energia. La prima scelta è già stata scartata dal popolo italiano con un referendum, sulla medesima strada si è incamminata la  Germania e presto anche la Svizzera. Il nucleare espone l’umanità a rischi enormi (sia la questione dei suoi rifiuti, sia quella delle reazioni secondarie in caso di incidente,  non sono risolte) ed infine non è una valida alternativa ai fossili perché non è economico. Dobbiamo dunque scegliere la seconda strada, che punta ad offrire al paese una politica energetica fatta di un mix di scelte. Voglio in primo luogo affrontare per grandi linee la questione dei trasporti che noi, contrariamente al governo, non consideriamo inaffrontabile. Per questo continueremo a contrastare i programmi di Lunardi che puntano proprio a consolidare questo modello di trasporti. Siamo consapevoli che, dentro questa vicenda dei trasporti, si inserisce anche il dramma dei lavoratori della Fiat. La crisi dell’auto non è una peculiarità solo italiana, essa colpisce tutte le grandi industrie automobilistiche del mondo. La specificità della crisi della Fiat è che contrariamente alle altre case automobilistiche, Fiat auto sembra non essersi accorta che da dieci anni, questo oggetto è entrato in crisi e che, i motivi di questa crisi sono quasi  esclusivamente ambientali. In buona sostanza noi pensiamo che l’auto può avere un futuro se offrirà  modelli capaci di muoversi senza emissioni, se saranno fatti con materiali completamente riciclabili ed infine se la loro sicurezza aumenterà. E soprattutto l'auto del futuro dovrà essere inserita in un diverso modello di mobilità. Anche su questo Legambiente ha presentato una propria proposta che si può così sintetizzare: politiche capaci di raffreddare le necessità di mobilità investendo massicciamente nell’uso dell’informatica; sottoporre il paese ad una radicale cura del ferro sia per quanto riguarda lo spostamento delle merci sia per quello delle persone; sviluppo del cabotaggio e quindi uso delle due grandi autostrade marine dell’Adriatico e del Tirreno. La proposta è molto più complessa e soprattutto più argomentata, ma se realizzata, essa può consentire una riduzione del fabbisogno di fossile di 23 milioni di tonnellate equivalenti petrolio.

Altrettanto efficace, per ridurre il fabbisogno di combustibili fossili, è la scelta di investire risorse nella organizzazione, sul territorio, di politiche di uso razionale ed efficiente dell’energia. Ciò significa che, al centro di ogni piano regionale sull’energia, che vanno al più presto fatti, devono essere indicati quanti negawattora si intende produrre. Noi sappiamo che, uno studio del ministero dell’ambiente, commissionato a persone di grande competenza e preparazione scientifica, ha evidenziato che, con opportuni interventi, questo paese, potrebbe ridurre, a parità di comfort, il 30% di energia. Noi siamo per perseguire, anziché politiche di nuove centrali, cioè nuova offerta, queste politiche di gestione della domanda. Sappiamo, (anche se, se ne parla poco e si informano poco i cittadini) che non si parte da zero che esistono i decreti (gas ed elettricità) che fissano obiettivi di risparmio energetico obbligatori (purtroppo modesti), per le aziende che ci portano il gas e l’elettricità a casa. Questo servizio di uso razionale dell’energia offerto dalle aziende distributrici  verrà compensato. A giorni dovrebbe uscire il regolamento da parte dell’autorità per l’energia e il gas e quindi sarà possibile partire e mi auguro che la Regione Piemonte sia all’avanguardia su questo terreno. Penso che i nostri circoli, impegnati a contrastare le megacentrali, dovrebbero , per convincere i cittadini, basare le loro argomentazioni proprio su questo punto, cioè sul fatto che, gran parte dei bisogni di caldo, freddo e illuminazione, potrebbero essere soddisfatti utilizzando meglio e con più intelligenza l’energia anziché aumentare l’offerta della stessa. Ed inoltre le politiche di efficienza garantiscono minori costi, cioè bollette più leggere. Non c’è dubbio che lo sviluppo pieno di queste politiche richiede modifiche al sistema tariffario e quindi chiama in causa l’autorità per l’energia, a cui chiediamo un nuovo progetto tariffario capace di offrire alle aziende distributrici prospettive di guadagno fornendo oltre che m3 di gas o KWh anche servizi per usarli al meglio. Credo non sfugga a nessuno quali straordinarie opportunità di innovazione e sviluppo offra a numerosi settori l’organizzazione di politiche di risparmio energetico: penso all’edilizia e ai suoi materiali dove si potrà operare, usando tecniche bioclimatiche, per adeguare energeticamente il nostro patrimonio edilizio; penso a quello degli elettrodomestici chiamato alla sfida di offrire macchine sempre più efficienti e che consumano poca elettricità, penso alla illuminazione e ai suoi prodotti; ed infine penso alle straordinarie occasioni di lavoro che queste politiche offrono e quante opportunità di costruire impresa come ad esempio diffondendo in ogni territorio le ESCO (energy-service-company). Attraverso questo percorso noi pensiamo entro il 2020 di poter ridurre il fabbisogno di fossili di 41 milioni di tonnellate equivalenti petrolio. Ed infine le rinnovabili. Ho già chiarito che cosa sono per noi le rinnovabili e quindi ribadisco che Legambiente non è interessata alle solite furbizie che in tutti questi anni si sono fatte con le cosiddette assimilate: per noi i rifiuti non sono rinnovabili, tantomeno l’acquacarbone. Detto ciò noi riteniamo debba essere in tempi brevi compiuta una svolta radicale sulla promozione del solare termico e della microcogenerazione per soddisfare i bisogni di acqua calda, ma più in generale di calore. In questa direzione noi sollecitiamo una rapida modifica dei regolamenti edilizi che consenta il diritto al sole e un provvedimento che permetta al cittadino che installa un pannello solare termico di poterne dedurre completamente il costo dalla dichiarazione dei redditi. Altrettanto possibile è la diffusione della microcogenerazione. Non ci sono infatti difficoltà tecnologiche e quindi è possibile soddisfare i bisogni di elettricità, calore e fresco di grandi strutture, come ospedali o supermercati, con queste tecnologie della microcogenerazione e trigenerazione.

Muovendosi in questa direzione si darebbe vita a quel modello energetico a generazione distribuita che avvicina la produzione di energia ai cittadini, responsabilizzandoli e soprattutto garantendo loro conoscenze ed informazioni. Infine eolico e fotovoltaico. Anche qui vi risparmio il confronto con ciò che succede nel mondo e in particolare per quanto riguarda l’eolico in Germania. Segnalo solo che il nostro enorme ritardo farà perdere l’ennesima occasione di innovazione tecnologica. L’Italia è un paese ricchissimo di sole e di vento e Legambiente vuole sfruttare queste risorse. Sappiamo che il loro sfruttamento andrà fatto con il consenso dei cittadini e tenendo conto di quella straordinaria ricchezza che è il paesaggio italiano, che è tale perché l’uomo l’ha insieme conservato e trasformato. Consenso, tutela del paesaggio e sfruttamento del sole e del vento per procurarci energia, possono non confliggere fra loro solo se, tornerà al centro delle politiche economiche ed energetiche la programmazione. Chiediamo alle Regioni di produrre rapidamente i piani energetici con i quali individuare  le potenzialità eoliche presenti nei loro territori decidendo contemporaneamente quali sono le aree di pregio che non devono ospitare insediamenti eolici. Lo stesso criterio di prudenza e di consenso, pensiamo vada usato per la diffusione del fotovoltaico. Questa tecnologia ha già risolto molti dei suoi problemi di inserimento visto che si è ormai in grado di integrare i pannelli alle tegole e alle pareti e di produrre pannelli di svariati colori. Pensiamo che il decollo di queste tecnologie non può essere affidato ai meccanismi che finora sono stati eleborati per promuoverne lo sviluppo. Per intenderci non credo che il fotovoltaico possa crescere con rimborsi in conto capitale, tipo quelli dei 10000 tetti, né con i certificati verdi che, hanno finito per promuovere le fonti più mature, come l’idroelettrico, con forse l’aggiunta dell’eolico. Qui noi pensiamo si debba chiedere all’autorità per l’energia e il gas di accettare il meccanismo della legge tedesca che promuove le rinnovabili in conto energia. Molto semplicemente il cittadino che installa sul proprio tetto pannelli fotovoltaici o l’impresa che mette pale eoliche su un crinale possono vendere l’energia che queste tecnologie producono al gestore della rete che è obbligato a comprargliela e a remunerare anche il vantaggio ambientale che quell’energia possiede essendo stata prodotta senza emissioni. La remunerazione di questo vantaggio ambientale ha prezzi diversi per ognuna delle fonti, a seconda della loro maturità economica. Con questo sistema si garantisce immediata bancabilità e sicurezza sull’efficienza di ciò che si installa, dato che si paga solo l’energia effettivamente prodotta. Questo è il meccanismo che proponiamo e sul quale cercheremo di confezionare una proposta di legge. Voglio concludere sottolineando la straordinaria opportunità che incamminarsi su questa strada offre alla ricerca. Non solo è demenziale tagliare i fondi alla ricerca in una fase in cui il mondo subisce processi di trasformazione così rapidi, ma tanto più demenziale è negarli a tecnologie capaci di sfruttare le fonti rinnovabili per produrre energia, cioè quelle su cui l’umanità dovrà necessariamente andare se vorrà governare il clima e garantirsi aria respirabile. Così come la loro diffusione è l’unico modo per garantire a miliardi di donne e uomini poveri e privati del diritto all’energia un’occasione di sviluppo senza che ciò aggravi ulteriormente la situazione ambientale del pianeta. Questa è la politica energetica di Legambiente, politica che intendiamo portare avanti con i cittadini e le cittadine, con le numerose competenze che su questi campi operano (architetti, ingegneri, tecnici del calore, idraulici, ecc.) ed infine con le tante piccole e meno piccole imprese e le loro associazioni, oltre al mondo dell’artigianato. (Massimo Serafini).

 

I Corsi di informazione sono stati seguiti mediamente da trenta corsisti, molto attenti e interessati. L'attenzione prestata lascia pensare ad un futuro importante per le energie alternative.

 

L'incontro tra le scuole ha visto l'Itis di Cuneo confrontarsi con le scuole del nostro territorio. Un'esperienza di grande importanza da condividere.