Nella foto: I relatori del convegno, Valenti, Cadum, Belpoggi, Alberti

 "Le slides della relazione di E. Cadum" (PDF 750 Kb)

 
 
IL NOSTRO CONVEGNO SUI TUMORI NEL VCO
Grosso successo di pubblico e
relatori molto interessanti.
La relazione introduttiva.
23.02.03
 
Passare tutto un sabato mattina soleggiato ad ascoltare studiosi e scienziati, che parlano di malattie tumorali, seppure con un linguaggio divulgativo ed accessibile, può sembrare impresa per pochi eroi. Invece ieri mattina al Centro San Francesco di Pallanza ottanta persone sono rimaste per quattro ore inchiodate dall'interesse e dalla preoccupazione a sentire dati e commenti e a chiedersi che cosa fare, mentre nel VCO la mortalità per tumore miete più vittime che altrove. Tra il pubblico pochissime le Autorità, che non hanno comunque espresso opinioni o preso impegni di alcun genere.
Qui sotto gli articoli pubblicati da La Stampa e la relazione introduttiva della presidente del Circolo Verbano.
 
CONVEGNO A VERBANIA CON ARPA, MEDICI E RICERCATORI. IL VCO HA IL RECORD DI INCIDENZA DELLE MALATTIE NEOPLASTICHE
«Indagini mirate su tumori e industrie»
Legambiente chiede studi epidemiologici e chimica pulita

23/2/2003



VERBANIA

Trovare le cause non è facile, soltanto l´amianto lascia una traccia che riconduce in modo inequivocabile ed esclusivo alle lavorazioni killer. Eppure nemmeno questo - e la sentenza per le morti di Porto Marghera è l´ultimo esempio - riesce ad imputare alla presenza di alcune industrie l´insorgere di patologie tumorali. Occorre capire di più, conoscere di più. Perchè il Vco è la provincia italiana con il maggior numero di decessi per leucemie ed è ai primissimi posti nella tragica classifica della mortalità per tumori che colpiscono polmone, esofago, pancreas, fegato, vescica. «Occorre una ricerca mirata sulle possibili correlazioni tra la diffusione di sostanze cancerogene e la mortalità per tumore» ha chiesto Amelia Alberti, presidente del Circolo Verbano di Legambiente, aprendo ieri mattina il convegno che ha voluto per indagare la realtà del Vco. Un territorio di rara bellezza, con laghi dove ci si può tuffare ma è vietato pescare. «Per la presenza di metalli quello d´Orta - ha ricordato Alberti - fu definito biologicamente `morto´ dal 1926 al 1991. E ancor oggi mal digerisce gli scarichi chimici, quelli di metalli pericolosi e le acque reflue urbane non depurate. Nel Maggiore sono confluiti per decenni il Ddt cancerogeno, il mercurio e altri veleni da Pieve Vergonte e Villadossola. E recentemente, grazie a noi, a Verbania si è scoperto che fabbriche chimiche nel cuore della città scaricavano da anni a lago i reflui non depurati ma semplicemente diluiti, in cui erano disciolte sostanze cancerogene come formaldeide, acetamidi, triossido di antimonio, i cui effetti non sono ancora stati valutati appieno. A Pieve Vergonte il benzene, cancerogeno, è da mezzo secolo la materia prima per eccellenza, con il toluene. L´arsenico è sparso nel suolo attorno agli antichi impianti. Anche l´acetato di vinile utilizzato a Villadossola è ritenuto cancerogeno. Chiediamo a chi ha il dovere e il potere studi epidemiologici mirati, a fitta maglia. E nel frattempo l´eliminazione o sostituzione delle sostanze notoriamente in grado di provocare tumori». Qualcosa si sta muovendo. Marco Valenti, dell´Ordine dei medici del Vco, ha presentato il progetto che coinvolge 64 medici di famiglia (su 160): «Siamo `sentinelle´ che dal primo agosto 2000 compilano schede sulle patologie tumorali dei nostri pazienti. Oggi abbiamo solo dati di tipo descrittivo, senza valore statistico. C´è ancora molto da fare». Il quadro epidemiologico è stato tracciato da Ennio Cadum, dell´Arpa Piemonte: «Gli eccessi del Vco riscontrati per alcune patologie si riscontrano negli eccessi dell´area lombarda. Ma trovare le cause di questa incidenza non è facile». Fiorella Belpoggi, vicedirettrice del Centro di ricerca della Fondazione Ramazzini di Bologna, ha indicato la strada della conoscenza: «Viviamo in un magma di sostanze chimiche ma soltanto il 2% sono state studiate e meno dell´1% sono quelle valutate dall´Iarc (l´agenzia internazionale di ricerca sul cancro). Il `Nip´ statunitense ha studiato 503 sostanze, la nostra Fondazione 309 tra sostanze e composti. Tra questi l´acetato di vinile, cancerogeno, che si usa sia nella produzione del vinavil che nelle preparazioni base del chewing gum». Le conclusioni del convegno sono state affidate a Lucia Fazzo, responsabile dell´ufficio scientifico di Legambiente: «Uno studio su quindici siti ad elevato rischio indiustriale ha dimostrato che in quell´area c´è un eccesso di 800 morti per tumore ogni anno. Nell´indagine non era incluso Pieve Vergonte, che oggi rientra nei siti dichiarati ad interesse nazionale. Ma non possiamo aspettare che qualcuno ci dimostri il legame tra una chimica scellerata e i tumori. C´è un principio cautelativo al quale dobbiamo ispirarci, prima che sia troppo tardi».


Carlo Bologna
 
RISCHI E SOGLIE DI LEGGE
«Amianto, tolleranza zero»

23/2/2003


«La soglia di legge deve essere zero, perchè non esiste una soglia di esposizione al di sotto della quale non c´è rischio cancerogeno». Dario Miedico, responsabile del Centro per la salute «Maccacaro» di Castellanza chiede di non concedere nemmeno un millimetro al rischio legato all´amianto, una delle sostanze responsabili di carcinoma a polmone, laringe, apparato digerente, del mesotelioma della pleura e del peritoneo. E, tra le malattie non neoplastiche, dell´asbestosi. «L´amianto è diffusissimo - ha detto Miedico - ma si può sostituire con lane isolanti (di vetro, roccia, scoria), fibre refrattarie (ceramiche e altro), fibre speciali (microfibre di vetro) ed altri materiali a seconda dell´uso e delle lavorazioni». In queste settimane si è tornati a discutere anche di un altro limite, quello sul Ddt. L´on. Marco Zacchera, neocommissario per la pesca nel Lago Maggiore, ha chiesto di fare il punto sulla normativa, anche in vista della possibilità di riaprire la pesca ad alcune specie ittiche. Il Circolo Verbano di Legambiente ha già evidenziato come i dati del Laboratorio cantonale elvetico accertino ancora valori preoccupanti anche per quanto riguarda la presenza di mercurio.
c. bo
RISCHI E SOGLIE DI LEGGE
«Amianto, tolleranza zero»

23/2/2003


«La soglia di legge deve essere zero, perchè non esiste una soglia di esposizione al di sotto della quale non c´è rischio cancerogeno». Dario Miedico, responsabile del Centro per la salute «Maccacaro» di Castellanza chiede di non concedere nemmeno un millimetro al rischio legato all´amianto, una delle sostanze responsabili di carcinoma a polmone, laringe, apparato digerente, del mesotelioma della pleura e del peritoneo. E, tra le malattie non neoplastiche, dell´asbestosi. «L´amianto è diffusissimo - ha detto Miedico - ma si può sostituire con lane isolanti (di vetro, roccia, scoria), fibre refrattarie (ceramiche e altro), fibre speciali (microfibre di vetro) ed altri materiali a seconda dell´uso e delle lavorazioni». In queste settimane si è tornati a discutere anche di un altro limite, quello sul Ddt. L´on. Marco Zacchera, neocommissario per la pesca nel Lago Maggiore, ha chiesto di fare il punto sulla normativa, anche in vista della possibilità di riaprire la pesca ad alcune specie ittiche. Il Circolo Verbano di Legambiente ha già evidenziato come i dati del Laboratorio cantonale elvetico accertino ancora valori preoccupanti anche per quanto riguarda la presenza di mercurio.
c. bo
 

Amelia Alberti, presidente del Circolo Verbano di Legambiente

 

NECESSITA’ DI UNA RICERCA MIRATA SULLE POSSIBILI CORRELAZIONI TRA LA DIFFUSIONE DI SOSTANZE CANCEROGENE E LA MORTALITA’ PER TUMORE NEL VCO

 

Il territorio del VCO è caratterizzato per sua natura da una straordinaria bellezza, che ne fa un luogo privilegiato per chi ci vive e per chi vi soggiorna. Laghi circondati da alture dolcissime, orizzonti di catene montuose innevate, boschi, torrenti, spiagge.

 

Dai primi decenni del secolo scorso, però, il VCO attrasse l’insediamento di industrie pesanti, specialmente metallurgiche e chimiche, che, mentre offrivano agli abitanti del posto e agli immigrati meridionali opportunità insperate di lavoro, di qualificazione professionale e di crescita sociale, d’altra parte sfruttavano l’energia idroelettrica a buon mercato e l’acqua abbondante, fonte di approvvigionamento per le lavorazioni e veicolo di trasporto dei reflui di cui liberarsi. Un intero lago, quello d’Orta, ne fu mortificato al punto da essere definito biologicamente “morto” dal 1926 al 1991, e ancora oggi mal digerisce gli scarichi chimici, quelli di metalli pericolosi e le acque reflue urbane non depurate. Il Maggiore, più vasto e a più frequente ricambio, si salvò a stento da una fine analoga, soltanto perché i più famigerati tra i suoi inquinanti chimici, il DDT cancerogeno e il mercurio, che con altri veleni sono scolati per decenni da Pieve Vergonte e da Villadossola, si dimostrarono molto poco solubili e si annidarono quindi a centinaia di tonnellate nei fondali, di lì risalendo lungo le catene alimentari, pesci commestibili compresi, lasciando alle acque lacustri una buona qualità organolettica e una discreta balneabilità. Recentemente si è infine scoperto, grazie alla denuncia del Circolo Verbano di Legambiente, che, a Verbania, fabbriche chimiche insediate nel cuore stesso della città scaricavano da anni a lago i loro reflui non depurati ma semplicemente diluiti, in cui erano disciolte sostanze cancerogene come formaldeide, acetamide, triossido di antimonio, i cui effetti deleteri non sono ancora stati valutati appieno. Se poco si sa sugli effetti indotti dall’inquinamento delle acque, che comunque è più facile indagare e classificare, ancor meno è noto sulle emissioni in atmosfera delle sostanze pericolose e cancerogene utilizzate come materie prime o come reagenti o catalizzatori nei cicli produttivi industriali. A Pieve Vergonte il benzene, cancerogeno, è da mezzo secolo la materia prima di eccellenza, insieme con il toluene, e certamente è stato disperso abbondantemente in atmosfera, mentre DDT, aldeidi e cloroderivati alifatici e aromatici sono stati i prodotti finiti e messi in vendita, di cui si è trovata la presenza ovunque, e l’arsenico, residuato dall’ossidazione della pirite, è sparso in ogni dove sul suolo e nel sottosuolo attorno agli antichi impianti, in ambigua promiscuità con l’arsenico naturale che forse scende dalla valle Anzasca. Né la vera bonifica dai veleni, da anni promessa e attesa, ha ancora una data di inizio lavori. A Villadossola, di tutte le lavorazioni chimiche pericolose e cancerogene della filiera dell’acetilene, oggi abbandonate, da vent’anni è movimentato in migliaia di tonnellate l’anno, come materia prima per il vinavil, l’acetato di vinile, che recenti ricerche additano esso pure come credibile cancerogeno. A Verbania il pubblico ministero, che ha citato in giudizio per il prossimo mese di maggio amministratori e dirigenti delle aziende chimiche verbanesi, ragionevolmente ritiene che la formaldeide venga scaricata non solo nel lago, ma anche nell’aria, a decine di tonnellate l’anno, mentre non si sa ancora nulla delle emissioni in atmosfera di acetamide e triossido di antimonio, solo recentemente assurti agli onori della cronaca. Poco si conosce anche sull’incidenza dell’amianto, usato come ovunque nell’industria e nell’edilizia del VCO, nella diffusione delle specifiche patologie tumorali. Nessuna risposta rassicurante è giunta a noi, infine, dall’Istituto Superiore di Sanità, sulla pericolosità degli acidi ftalici, movimentati a Verbania in migliaia di tonnellate e inevitabilmente in qualche misura dispersi, materia prima per sintetizzare il polietilentereftalato, PET; eppure gli acidi ftalici sono, chimicamente parlando, parenti stretti di quegli esteri ftalici, che sono stati banditi nella UE dai giocattoli per bambini, perché ne altererebbero la maturazione sessuale.

 

Mentre queste notizie preoccupanti si accavallano, ecco giungere anche le informazioni statistiche, che indicano da anni, con preoccupante stabilità, la provincia del VCO come zona a massimo indice di mortalità per tumore in Italia e in Piemonte, secondo classificazioni che non arrivano ancora a specificare quali fasce di cittadini siano più colpite e perché. E’ inevitabile che ci chiediamo se una qualche “maledizione” si sia abbattuta su questo lembo di paradiso o se sia invece giunto il momento di tentare delle connessioni rigorose, scientifiche, tra le sostanze cancerogene che sono state usate e sparse da imprenditori disinformati o privi di scrupoli e la casistica della diffusione dei tumori nel nostro territorio, a partire dai tumori che potrebbero avere colpito, in maniera selettiva, i lavoratori addetti agli impianti più pericolosi e le popolazioni viciniore.

 

Noi chiediamo che, chi ne ha il dovere e il potere, ordini studi epidemiologici mirati, a fitta maglia, e contemporaneamente disponga da subito, in via preventiva, l’eliminazione o la sostituzione delle sostanze chimiche che sono notoriamente in grado di provocare malattie tumorali. Non prendere posizione su questo tema o abbracciare tesi di comodo deresponsabilizzanti, significa disattendere al mandato istituzionale di proteggere la salute dei cittadini e l’integrità del territorio. Ai medici noi chiediamo, e in particolare ai medici del lavoro e di fabbrica, di non essere mai complici di una malintesa difesa dell’occupazione, perché soltanto posti di lavoro salubri ed ecosostenibili portano benessere durevole al territorio, e chiediamo loro di denunciare con coraggio le situazioni di rischio di cui vengono a conoscenza. La stessa cosa chiediamo agli Organi preposti al controllo dell’ambiente, che troppo spesso ci sono sembrati timidi e remissivi nei confronti dei poteri forti. Ai lavoratori chiediamo di non limitare il loro impegno alla difesa del posto di lavoro a qualunque costo, perché dal loro posto di lavoro può ricadere su loro stessi e sulla cittadinanza tutta un’insidia mortale. E di non trattare da nemici gli ambientalisti, che hanno a cuore anche la loro salute.

 

Per parte nostra, come Associazione ambientalista, continueremo la nostra azione, per tenere alta l’attenzione dei cittadini ed essere un punto di riferimento ideale.