PROGETTO COMPOST, A CRODO

Il compost come soluzione naturale al problema dello smaltimento dei rifiuti organici selezionati

 

Legambiente e Istituto di Agraria di Crodo impegnati a collaborare con la Provincia VCO

 

 

Per Legambiente l’Educazione Ambientale è un processo complesso, di continuo e osmotico scambio tra l’osservazione dei problemi ambientali e la messa in moto di meccanismi virtuosi di intervento, affinchè i problemi trovino adeguata soluzione. Tutto ciò intrecciando le proprie conoscenze e le proprie competenze, con quelle dei tecnici, degli operatori, degli amministratori, dei cittadini, dove ognuno giochi la parte che gli tocca, nel ruolo che si è dato.

Uno dei maggiori problemi ambientali della Provincia VCO, ma non solo, è indubbiamente quello dei rifiuti urbani, che non può trovare come soluzione unica ed inappellabile la discarica o l’inceneritore, essendo maturata a tutti i livelli la convinzione che un sistema integrato di soluzioni dedicate sia certamente più ragionevole e alla fine anche più economico. Soprattutto dopo che la Provincia VCO ha scelto di dotarsi di un’Agenda 21 locale, con Deliberazione di Consiglio Provinciale dell’aprile scorso, approvata all’unanimità, allo scopo di perseguire lo Sviluppo Sostenibile del territorio, parlare di raccolta e di conferimento indifferenziato sarebbe assolutamente fuori luogo e inaccettabile. In questo senso, peraltro, già molti passi sono stati compiuti dall’attuale Amministrazione Provinciale, e alcuni risultati eclatanti sono stati ottenuti, impostando la Raccolta Differenziata dei rifiuti urbani per singole categorie merceologiche, con il sistema porta-a-porta. L’obiettivo di una Raccolta Differenziata al 65% non può che trovarci solidali e soddisfatti.

La Raccolta Differenziata spinta comporta però l’attivazione di filiere di recupero e trattamento delle singole categorie merceologiche, affinchè il lavoro compiuto non si traduca in ammassi di materia alla fine inutilizzata.

Le singole province, e in particolare la provincia VCO, sono peraltro realtà di norma realtà troppo piccole, per poter intervenire sull’attivazione di industrie per il recupero e la trasformazione dei prodotti derivanti dalla Raccolta Differenziata, tranne forse che nel caso della trasformazione della frazione organica in compost di qualità, essendo questa operazione, se ben condotta, da persone esperte e consapevoli, assimilabile ad una pratica agricola facilitata dalle moderne attrezzature tecnologiche.

D’altra parte è proprio la frazione organica dei rifiuti urbani, che in peso ne rappresenta circa la terza parte, quella che crea i maggiori problemi, se abbandonata a sé: negli inceneritori abbassa il potere calorifico dei rifiuti, nelle discariche fermenta producendo cattivi odori, percolati, esalazioni di gas metano (causa di pericolose esplosioni e di effetto serra, se non adeguatamente incanalato).

Il Programma Provinciale per la Gestione dei Rifiuti urbani del VCO ha impostato una scelta di fondo sulla partita rifiuti, che prevede il recupero intelligente della frazione organica, mediante compostaggio, in impianti attualmente fuori provincia, in attesa della realizzazione dell’impianto locale.

Il Progetto Compost, che il Circolo Verbano di Legambiente ha ideato insieme con l’Istituto di Agraria di Crodo, e che ha ricevuto il riconoscimento quale miglior progetto presentato al finanziamento del Laboratorio Territoriale di Educazione Ambientale allo Sviluppo sostenibile del VCO, si è dato l’ambizioso scopo di collaborare sia alla soluzione di un grave problema ambientale (quello dei rifiuti), sia alla formazione professionale di giovani agrotecnici, che saranno presenti come operatori negli impianti di compostaggio veri e propri, ma anche nella formazione e sensibilizzazione di studenti delle altre scuole e della cittadinanza tutta, e come consulenti delle Pubbliche Amministrazioni.

Il Progetto Compost, quindi, si adopera per conciliare l’esigenza di tutela dell’ambiente con la necessità di creare nuova occupazione in campo ambientale.

 

Il compost non è altro che terriccio, che si ottiene secondo procedimenti naturali aerobi, e cioè in presenza di aria, in ambienti artificiali (composter, impianti di compostaggio).

Un buon compost necessita di materiale organico di partenza ben selezionato (senza vetri, senza metalli, senza fogli di plastica), poiché le operazioni finali di vaglio non potranno mai essere così accurate da restituire qualità e commerciabilità a un materiale di partenza inadeguato.

Esso deve arrivare all’impianto di compostaggio o al composter prima che siano avviati processi di fermentazione anaerobica, per evitare la formazione di odori sgradevoli e non creare di conseguenza difficoltà di accettazione da parte degli abitanti circostanti.

Il compostaggio si può definire la tecnica di trattamento che trasforma la frazione organica biodegradabile del rifiuto urbano in un fertilizzante organico umificato, sfruttando l’azione della flora microbica, spontaneamente presente nel rifiuto stesso. E’ opportuno che siano contemporaneamente presenti sia derivati legnosi, che danno struttura soffice alla massa da compostare, sia verde fresco e avanzi di cucina, che garantiscono la quantità necessaria di azoto. La trasformazione della sostanza organica avviene attraverso un processo controllato di decomposizione biologica aerobica, che si sviluppa secondo tre stadi successivi, definiti rispettivamente mesofilo, termofilo e di maturazione, durante i quali sono attive distinte specie batteriche e fungine, attinomiceti, in presenza di protozoi. Il compost, ricco di acidi umici, gli stessi che si rinvengono nell’humus del terreno, trova un suo precipuo e benefico impiego in agricoltura come ammendante organico, correttivo cioè della struttura del suolo: esso contribuisce al riequilibro dello strato vitale del terreno, in quanto ne favorisce un aumento della permeabilità e della capacità di ritenzione dell’acqua; svolge un’azione legante fra i diversi strati del terreno e di protezione dall’erosione dovuta agli agenti atmosferici; crea le condizioni idonee per lo sviluppo dei processi microbiologici nel terreno; incrementa la disponibilità di elementi nutritivi, contribuendo così alla riduzione dll’impiego di concimi, di cui peraltro non può considerarsi un sostituto, a causa del suo passo titolo in azoto, fosforo e potassio.

Il processo di compostaggio avviene, come detto, ad opera di diverse popolazioni microbiche, che trovano nei carboidrati, lipidi e proteine dei rifiuti organici un ottimo substrato nutritivo per il loro sostentamento e sviluppo.

All’inizio la crescita della massa microbica, in cui predominano batteri sia facoltativi sia aerobi, libera anidride carbonica, vapore acqueo e calore, con conseguente aumento della temperatura, che favorisce lo sviluppo dei batteri mesofili, degli attinomiceti e dei funghi, regolato dalla presenza dei protozoi; la produzione di acidi organici determina altresì un abbassamento del pH intorno a 4 – 5 (stadio mesofilo).

Raggiunta la temperatura di 40 – 50°C, la maggior parte dei microrganismi sensibili al calore, che avevano dato inizio al processo biologico, non sopravvive e viene sostituita da un più limitato gruppo di batteri termofili, la cui azione porta ad un ulteriore incremento della temperatura fino a 70°C. L’elevata temperatura, l’innalzamento del pH fino ad un valore prossimo ad 8, dovuto al rilascio di ammoniaca da parte dei batteri ammonizzanti, la competizione tra specie microbiche, sono tutte condizioni sfavorevoli per lo sviluppo degli organismi patogeni, che muoiono in poche ore, determinandosi così una sorta di processo di autodisinfezione (stadio termofilo).

All’esaurirsi del substrato disponibile, i batteri termofili rallentano la propria attività, per cui si riduce la produzione di calore ed il compost va via via raffreddandosi; il pH a sua volta si abbassa per la minor produzione di ammoniaca. In quaet’ultimo stadio è predominante la presenza dei funghi e degli attinomiceti, che si nutrono del cibo residuo e danno inizio alla degradazione dei materiali cellulosici, con formazione di sostnze che vanno a costituire gli acidi umici, caratteristici dell’humus. Il compost tende così lentamente a stabilizzarsi in tutta la sua massa, diminuisce l’attività microbica con conseguenti ulteriori abbassamenti sia della temperatura, fino a valori prossimi a quelli ambientali, sia del pH, intorno a valori neutri o leggermente basici (stadio di maturazione).

Al termine del procedimento, che si conclude con le operazioni di vaglio e insaccamento, il peso iniziale della materia organica si è ridotto del 50% e il terriccio risultante ha acquistato colore marrone e buon profumo di bosco. La durata complessiva varia da qualche mese (impianti di compostaggio con aerazione forzata) a un anno (composter domestici) o più (piazzole di compostaggio del solo verde).

Il processo biologico è influenzato da alcuni principali parametri, da tenere sotto controllo nel corso del suo svolgimento. Essi sono: l’umidità, i nutrienti, l’aerazione, la temperatura, il pH.

L’umidità ottimale deve mantenersi intorno al 50%, per garantire le necessità dei microrganismi, senza impedire il flusso costante dell’ossigeno dell’aria, che deve essere abbondante e uniforme in tutta la massa.

Negli impianti di compostaggio i parametri vengono controllati con sistemi automatici, che mettono in moto meccanismi di rettifica dei parametri stessi, e nel contempo accelerano il naturale processo di trasformazione biologica, mentre nei composter domestici il controllo e l’aggiustamento dei parametri è lasciato alla normale buona pratica quotidiana, meglio se supportata da un corso preventivo di formazione e da un centro di consulenza attivo e disponibile, al servizio dei cittadini.

 

Mentre gli impianti di compostaggio sono indispensabili, per trattare i rifiuti organici delle grandi utenze e delle città intensamente urbanizzate, il compostaggio tramite composter è la pratica da incoraggiare, per i paesi e le case sparse, dove la raccolta e il trasporto finirebbero per rendere economicamente insopportabile l’operazione di recupero. Oltre ai composter con guscio in plastica, sono funzionanti composter semplici ed economici in assi di legno o in rete metallica. Sempre valida l’antica tecnica agricola della concimaia, dove attuabile. La messa a disposizione di un servizio di formazione e di consulenza (con attività che possono iniziare nelle scuole elementari e medie), unitamente a incentivi di vario genere (detariffazione, ma non solo) possono indurre facilmente i cittadini all’attività di autocompostaggio domestico.

Al fine di risolvere anche il problema degli eccessi di verde (sfalci e potature) della bella stagione, oltre agli impianti e all’autocompostaggio sono da attivare anche centri di compostaggio del solo verde, assimilabili a pratiche agricole e quindi facilmente posizionabili e gestibili. Il compost che si ricava dal solo verde è particolarmente povero, per carenza di azoto, ma è pur sempre un terriccio che può trovare uso agronomico e che risolve i problemi di sovraccarico dei rifiuti urbani nei mesi estivi.

 

Il Circolo Verbano di Legambiente si augura che il Progetto Compost abbia successo, e ciò potrà sicuramente avvenire grazie alla competenza e all’entusiasmo dei docenti dell’Istituto di Agraria di Crodo, alla serietà di impegno degli studenti, all’affiancamento costante da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Personalmente e come associazione mi sono impegnata a fornire tutto il supporto di cui sono capace e che verrà considerato utile.

 

Dott.ssa Amelia Alberti

Presidente Circolo Verbano di Legambiente

Crodo, 28 febbraio ’01