Nella foto: La montagna sopra Vogogna

ripresa da Pieve Vergonte

LA CHIMERA DELLE BONIFICHE E IL PARCO VALGRANDE

Esplodono le contraddizioni tra aree da bonificare

e parco nazionale della ValGrande, ma si fa finta

di non vedere

29.04.05

 
 
Legambiente nazionale con un convegno (v. sotto) a Roma presenterà il 10 maggio prossimo un documento (Dossier bonifiche), per aggiornare sullo stato dell'arte delle bonifiche dei siti di importanza nazionale, in Italia. Noi abbiamo fornito il nostro contributo, collaborando al capitolo dedicato alla bonifica di Pieve Vergonte ex Enichem, cronistoria e situazione attuale. Pare che lo stallo in cui si trova il sito di Pieve Vergonte sia la ripetizione all'infinito di quanto accade ovunque, il che non ci conforta, anzi.
Proprio di ieri la conferma del prossimo trasferimento (v. sotto sotto da La Stampa) della sede del parco Valgrande a Villa Biraghi di Vogogna, proprio di fronte all'area da bonificare, al di là del Toce. Grandi dichiarazioni di soddisfazione da parte di tutti (non sappiamo quanto sincera quella del parco, che non ha mai digerito l'idea di abbandonare Verbania). Da parte nostra consideriamo più importante il parco che non la sua sede, e soffriamo nel vederlo sempre così stretto nei suoi angusti confini, con i comuni attorno che lo sopportano a malapena, smaniosi di averne i frutti economici senza nulla concedere in termini di territorio e di accoglienza (anche Vogogna, peraltro, ha concesso al parco - oltre agli stretti confini originari - solo un'esile lingua di terra, sufficiente per racchiudervi in basso Villa Biraghi a farne sede del parco). Per quanto riguarda la costituzione della sede del parco a Vogogna, in contiguità con il sito ex Enichem, che prima o poi subirà gli sbancamenti per la bonifica e che attualmente sopporta un'industria, la Tessenderlo, classificata a rischio di incidente industriale di classe 1, dove si usano 80 tonnellate di mercurio per produrre cloro e dove la materia prima è il benzene, cancerogeno del gruppo 1, e dove l'amianto impazza, l'ho sempre trovata un'idea bizzarra, che va di pari passo con il disastro ambientale che subirà la montagna a ridosso del paese, quando e se ricominceranno i lavori della "strada di arroccamento alle cave" (cave a ridosso del parco wilderness? strada a devastante impatto sopra alla sede del parco? mah!)

 

 

La chimera delle bonifiche

 

L’urgenza del risanamento ambientale in Italia,

i ritardi del Programma nazionale e le proposte di Legambiente

 

Roma, 10 maggio 2005

Sala del Cenacolo - Camera dei deputati

Vicolo Valdina 3/a

ore 9,00 - 14,00

 

ore 9,00: registrazione partecipanti

 

Presiede Lucia Venturi, Responsabile scientifico di Legambiente

 

ore 9,15: lo stato dell’arte e gli aspetti sanitari

Presentazione del dossier e delle proposte di Legambiente, Stefano Ciafani, Coordinatore ufficio scientifico di Legambiente

 

Recupero del territorio: impatto della contaminazione, tecnologie di bonifica e selezione degli usi, Simonetta Tunesi, Consulente ambientale

 

La situazione sanitaria nei siti oggetto di bonifica: evidenze disponibili e necessità di nuovi studi, Pietro Comba, Istituto superiore di sanità

 

Bonifiche e salute: dalle evidenze alle decisioni, Marco Martuzzi, Organizzazione mondiale della sanità

 

Ore 11,00: tavola rotonda - Quali soluzioni per uscire dal guado?

Modera Enrico Fontana, Giornalista, Presidente Editoriale La Nuova Ecologia

 

Partecipano:

Paola Agnello Modica, Segretario confederale Cgil

 

Renzo Bellini, Segretario confederale  Cisl

 

Pietro De Simone, Direttore generale di Unione Petrolifera

 

Gianfranco Mascazzini, Direttore generale del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio

 

Ermete Realacci, Commissione ambiente della Camera dei deputati e Presidente onorario di Legambiente

 

Paolo Russo, Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti

 

Sergio Treichler, Direttore centrale tecnico-scientifico di Federchimica

 

Conclusioni di Roberto della Seta, Presidente nazionale di Legambiente

 

L’ingresso è gratuito ma per disposizioni della Camera dei Deputati è necessario confermare la presenza alla segreteria organizzativa entro venerdì 6 maggio (tel. 06/86.26.84.01 - 10; fax 06/86.21.84.74; email: g.zampetti@mail.legambiente.com)

29 Aprile 2005

A VOGOGNA PROCEDE IL RECUPERO E IL TRASFERIMENTO AVVERRA’ NEL 2006


«Villa Biraghi sarà sede
del Parco Val Grande»

 
Sergio Ronchi
VOGOGNA
Entro la fine dell’anno si concluderanno i lavori di restauro e risanamento conservativo e dai primi mesi del 2006 la storica Villa Biraghi accoglierà la sede del Parco Nazionale della Valgrande, che lascerà Villa San Remigio di Verbania. Nel marzo 2002 Comune e Regione sottoscrissero il protocollo d’intesa per acquisto e restauro dell’immobile con la suddetta finalità, stabilendo un cofinanziamento dell’Assessorato regionale al Turismo di 934 mila euro e del Ministero dell’Ambiente di 970 mila euro.
L’iter attuativo è proseguito sino agli atti conclusivi della scorsa settimana, quando tra Ente Parco e Comune sono stati sottoscritti il comodato d’uso per l’utilizzo come sede della villa e la convenzione per il trasferimento delle risorse economiche del Ministero. Ciò consentirà una rapida ripresa dei lavori di ristrutturazione, già eseguiti per un terzo, fino al recupero integrale. «Questo risultato - commenta il sindaco Marco Zago con piena soddisfazione - è una ulteriore importante tappa del percorso avviato già dal 1995 dal mio predecessore Enrico Borghi. Si tratta di riqualificare e dare nuova vita e nuovi scopi all’intatto borgo medievale del centro storico, progressivamente svuotatosi soprattutto dopo lo spostamento del municipio. L’alternativa è la sua valorizzazione in chiave di sviluppo turistico e dei servizi, attraverso recupero del castello come centro multimediale, restauro del palazzo pretorio e ora di Villa Biraghi e ulteriori progetti per completare un disegno che conserva preziose testimonianze del passato attrezzandole con moderne tecnologie per un uso appropriato».
Il presidente dell’Ente Parco Alberto Actis, reso merito a Franca Olmi che lo ha preceduto nell’incarico avviando l’operazione, sottolinea le valenze positive della sede ossolana. «Come verbanese - aggiunge - mi spiace lasciare Villa San Remigio, ma la nuova collocazione si prospetta pienamente funzionale ed operativa, Inoltre è occasione per valorizzare l’area protetta e le località che vi gravitano attorno, nonchè elemento per legare zone della provincia spesso divise da polemiche in una comune mentalità di sviluppo». «E’ una preziosa opportunità per coniugare salvaguardia di beni storici, rispetto dell’ambiente e corretta fruizione del territorio», aggiunge il vicepresidente del Parco, Federico Cavalli. Villa Biraghi nacque nel ‘400 e si arricchì nel corso dei secoli; dispone di 39 stanze e sarà adibita interamente ad ospitare il Parco, con salone di rappresentanza utilizzato anche da altri Enti istituzionali.