(Nella foto: veduta di Verbania)

 
L'UNIONE INDUSTRIALI ESAGERA
quando definisce Verbania "città a vocazione industriale" !
 
 
 
L'Unione Industriali interviene pesantemente sull'iniziativa referendaria di Legambiente e afferma essere impensabile di contrastare la "vocazione industriale" di Verbania (v. articolo de La Stampa sotto). Ma di quale vocazione parla?! Una cittadina sul lago, stretta alle spalle dalle colline, con gravi difficoltà infrastrutturali (non è servita né da ferrovie, né da autostrade), lontana dagli altri centri di produzione, con una distribuzione urbanistica disordinata e affastellata, ma con uno splendido panorama e capoluogo di una provincia che potrebbe essere un angolo di paradiso, sarebbe a "vocazione industriale"? Diciamo piuttosto che è stata in passato brutalmente industrializzata da un'industria chimica di base povera di know-how, che è servita bensì ad accrescere il benessere economico della popolazione locale e di quella immigrata, ma che contemporaneamente, oggi, chiude ogni discorso di un diverso tipo di sviluppo, soprattutto perché le industrie in questione non hanno mostrato mai alcuna intenzione o capacità di operare secondo i criteri di sostenibilità che oggi sono applicabili, purché si voglia investire in denaro, tecnologia e rispetto al territorio ospitante. "Non permetteremo a nessuno di procedere a delocalizzazioni forzose", decreta il presidente dell'Unione Industriali. Che cosa significa? Che i Verbanesi non possono immaginare la loro città futura come preferiscono? Mi pare una minaccia pericolosa e da respingere al mittente.
 
 
Del 28/6/2002 Sezione: Novara Pag. 45)
MONITO DEL PRESIDENTE POLLI IERI ALL´ASSEMBLEA DEL´UNIONE INDUSTRIALE
«Difenderemo con forza le aziende sul territorio»
VERBANIA

«I vertici dell´Unione Industriale continueranno a difendere con forza e rigore la presenza delle industrie operanti sul territorio. E´ assolutamente impensabile che la vocazione industriale del Vco sia messa in discussione, E´ certo che coltiveremo, come facciamo, i rapporti ed i confronti con tutti i soggetti, ma è altrettanto certo che non permetteremo a nessuno di procedere a delocalizzazioni forzose. Un sistema in crescita deve trovare in sè capacità e volontà di progredire nell´integrazione». Con questo forte richiamo il presidente Giuseppe Polli ha concluso ieri al Grand Hotel Majestic la sua relazione alla assemblea pubblica della Unione Industriale del Vco. «Un richiamo non casuale - aggiunge Polli -, che vuole dimostrare la nostra attenzione ed i nostri intenti in riferimento a situazioni critiche oggetto di accese discussioni». Delineando la situazione dell´economia locale, il presidente degli imprenditori ne evidenzia la prosecuzione della crescita, sia pure a ritmi meno sostenuti degli anni precedenti, nonostante effetti negativi della congiuntura internazionale. Nel Vco si attende per il 2002 una crescita dell´occupazione del 3,4 per cento, che sarebbe la migliore in Piemonte, e l´incremento dell´industria dovrebbe attestarsi al 2,5 per cento. Gli addetti nel settore (20.848) restano numericamente superiori a tutti i lavoratori degli altri comparti e il tasso di disoccupazione è sceso nella prima parte del 2002 al 4 per cento rispetto al 4,6 dell´anno precedente. Nel sottolineare la centralità del mondo produttivo industriale, Polli evidenzia il ruolo che deve sempre più caratterizzare l´associazione: «Dobbiamo profondere con determinazione - sostiene il presidente dell´Unione - un impegno di «assunzione di responsabilità». Il nostro sistema produce con il proprio indotto quasi la metà della ricchezza provinciale e le oltre 30 aziende associate e la classe dirigente che le guida possono costituire un riferimento per l´apparato istituzionale del territorio, dunque occorre spendersi maggiormente nelle attività istituzionali». Fiducia nel ricambio generazionale ed esigenza di concentrare l´attenzione su formazione, ambiente e ricerca sono altri aspetti evidenziati da Polli nel suo intervento. Ospite per l´occasione era Francesco Averna, amministratore delegato del Gruppo Averna e consigliere di Confindustria per i rapporti col Mezzogiorno, che si è soffermato sulle riforme necessarie per l´economia italiana.
Sergio Ronch