ANCORA FERITI SUL LAVORO

 

GRAVELLONA TOCE: NON SI DIA LA COLPA AL CASO!

 

PIRATI, NON IMPRENDITORI

 

Altro grave incidente sul lavoro, altri dieci feriti, a Gravellona Toce, in una fabbrica di pulitura dei metalli, a causa di un’esplosione. Anche oggi si può dire: "Al lavoro come alla guerra", e non in qualche sventurato paese del sottosviluppo mondiale, ma qui, nell’Italia dell’anno duemila, in una zona ricca dei paesi occidentali.

 

Di chi la colpa? Degli imprenditori, innanzitutto, che non assicurano tutte le condizioni di lavoro idonee a salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Degli organi di controllo, che non svolgono (o non sono messi in condizioni di svolgere) il loro dovere. Dei lavoratori stessi, che sottovalutano (per ignoranza, per sudditanza, per indifferenza, per paura) il rischio oppure non lo denunciano, sotto il ricatto del posto di lavoro. Dei sindacati, che non sanno obbligare le imprese al rispetto assoluto e quotidiano delle più severe norme di legge in difesa dei loro iscritti. Del sindaco, che per legge è il primo tutore della salute pubblica. (Una volta ancora abbiamo visto davanti alle telecamere un sindaco ergersi a difensore dell’impresa, invece che dei lavoratori feriti e dell’ambiente offeso). Degli ambientalisti, forse anche, che non trovano le strade del dialogo con i primi a soffrire delle ricadute ambientali: i lavoratori, e quindi rimangono inascoltati e addirittura passano per essere i loro nemici.

 

Sicuramente non è colpa del caso. Le polveri organiche e le polveri metalliche, è arcinoto, formano all’aria miscele esplosive e quindi vanno rimosse con aspiratori potenti attraverso filtri sempre puliti. Quando ciò non avviene, basta una scintilla e tutto salta in aria. (E non dimentichiamo il danno cronico che le polveri fini, anche in miscele non esplosive, producono ai bronchi e ai polmoni dei lavoratori, ma anche della popolazione circostante: bronchiti, polmoniti, enfisemi, tumori).

 

16/06/00