CITTÀ A "QUATTRO ZAMPE"
PRESENTATA A "FESTAMBIENTE RAGAZZI" LA RICERCA DI LEGAMBIENTE
SUI CENTRI URBANI AMICI DEGLI ANIMALI

AREZZO, BOLOGNA, MASSA-CARRARA,
NOVARA, PIACENZA, RIMINI, ROMA,.VERBANIA
8 CITTÀ "A QUATTRO ZAMPE" AL TOP DELLA CLASSIFICA

27 LE CITTÀ FANALINI DI CODA: DA ASCOLI PICENO A VITERBO,
L'ALFABETO URBANO DELLA DISATTENZIONE ALLE POLITICHE PER GLI ANIMALI

LEGAMBIENTE DENUNCIA: "150.000 ABBANDONI L'ANNO,
45MILA INCIDENTI IN 10 ANNI CAUSATI DA ANIMALI ABBANDONATI:
4MILA I FERITI, 200 I MORTI"

Ci sono in Italia 8 città a "quattro zampe": sono Arezzo, Bologna, Massa-Carrara, Novara, Piacenza, Rimini, Roma, Verbania. Sono i capoluoghi di provincia che, nella seconda edizione della ricerca "Città a quattro zampe" di Legambiente, si rivelano più impegnati nel rispetto e nella cura degli animali d'affezione. Città che si sono dotate di tutti gli strumenti e le strutture che la legge prevede, e che fanno magari anche un passo oltre la normativa assumendo iniziative di attenzione per gli animali d'affezione degne di nota.
Ci sono però anche città dove la situazione appare quanto meno difficile per i nostri amici a quattro zampe: Crotone, Isernia, Rieti e Viterbo, ad esempio, che eccezion fatta per il numero dei cani iscritti all'anagrafe canina rispondono in maniera sconsolante e negativa a tutte le domande predisposte da Legambiente; e Ragusa, che non è in grado neppure di esprimere questo dato (forse il capoluogo siciliano, in barba alla legge, non ha predisposto l'anagrafe?). Sono queste ed altre le città che hanno meritato, in questa seconda edizione di "Città a quattro zampe", la fascia più bassa della classifica, quella che conta una sola "zampa" di merito.
La graduatoria di Legambiente, realizzata su dati riferiti all'anno 1998 e presentata quest'oggi a "Festambiente Ragazzi", la grande kermesse di ambiente, gioco e socialità dedicata ai più giovani in corso in questi giorni nel Parco del Conero, a Sirolo, disegna la mappa dei servizi e delle politiche adottati dalle città capoluogo; rende in altre parole un indice dell'attenzione che le varie amministrazioni dedicano alla questione "animali in città". Non si intende misurare la cultura animalista, che è cosa più complessa e sottile: i dati raccolti sono di valenza quantitativa, più che qualitativa. In altre parole una città che dispone di un canile comunale dimostra certo più attenzione di una che non ha strutture di accoglienza per i randagi. Ciò non toglie che purtroppo molti canili in Italia versano in condizioni disastrose, e nessun animale meriterebbe di esservi recluso. La piena applicazione della normativa e l'adozione di provvedimenti ordinari o straordinari di tutela s!
ono comunque un buon viatico per migliorare la qualità dei servizi. Laddove mancano strutture e servizi è improbabile che gli animali vengano trattati con il giusto rispetto.
I risultati della classifica di Legambiente disegnano luci ed ombre e tagliano tristemente in due l'Italia, dividendola tra un Nord più attento a dotarsi di quelle strutture e quei servizi necessari a garantire la buona convivenza tra cittadini umani e "non", ed un Sud ancora distratto, ancora insensibile ad un fenomeno in forte crescita.
Ma come decidere quale tra le città italiane è la più "bestiale"? Legambiente ha valutato per i 103 capoluoghi di provincia innanzitutto alcuni parametri "basilari". Si tratta di servizi previsti "per legge", quali l'anagrafe canina, la presenza dei canili e la tutela ed il controllo delle colonie feline; ma anche di iniziative facoltative, messe in campo dalle amministrazioni più sensibili sul fronte animali: gli "uffici per gli animali", l'emanazione di ordinanze di divieto o regolamentazione degli spettacoli che fanno uso di animali e l'istituzione del "cane di quartiere", una forma di accudimento dei randagi realizzata direttamente sul territorio. In totale sono stati 7 i parametri considerati, dei quali 5 hanno contribuito all'assegnazione del punteggio finale ai capoluoghi di provincia (canili, cane di quartiere, tutela delle colonie feline, ufficio animali, ordinanze animaliste). La ricerca di Legambiente, è bene ribadirlo, misura la presenza e la consistenza dei serviz!
i; non si opera un'indagine diretta sulla loro qualità.

Ma torniamo alla classifica. Otto città (Arezzo, Bologna, Massa-Carrara, Novara, Piacenza, Rimini, Roma, Verbania) si trovano nella fascia d'eccellenza: oltre ad essersi dotate di tutti i servizi e le strutture previste per legge sono anche impegnate su terreni di più evidente carattere animalista ed ambientale. In questa "zona alta" della classifica merita una menzione Roma, per aver ottenuto riscontro positivo in tutti gli indicatori dell'indagine.
A questa prima fascia ne segue una intermedia (le "tre zampe"), la più ampia, che qualifica la correttezza di molte amministrazioni "in regola", che si limitano però ad ottemperare agli obblighi di legge, quando spesso la situazione richiederebbe interventi suppletivi. In questa fascia troviamo sette sole città del meridione (Avellino, Bari, Cagliari, Foggia, potenza, Napoli e Taranto); tutte le altre sono collocate nelle due fasce successive, le due più basse che vanno da casi di parziali inadempienze agli obblighi di legge a casi di assoluta mancanza di rispetto della normativa vigente, casi di totale assenza di servizi e strutture.
La classifica di Legambiente, come dicevamo, traccia una linea di confine tra un nord più rispettoso degli animali d'affezione ed un sud generalmente più disattento (anche se non mancano casi di città del Settentrione). Così mentre tra i primi 40 comuni classificati solo 7 sono al sud, la parte bassa della classifica ospita largamente città del meridione e, ancor più, delle isole. Fanalini di coda alcune città che totalizzano addirittura 0 punti, dimostrandosi non in grado di rispondere positivamente alle domande poste da Legambiente: si tratta di Crotone, Isernia, Ragusa, Rieti e Viterbo. Appena poco meglio fanno Ascoli Piceno, Bolzano, Caltanissetta, Catanzaro, Latina, L'Aquila, Lecco, Livorno, Matera, Messina, Parma, Pescara, Reggio Calabria, Salerno, Sassari, Teramo, Terni, Trapani, Trento, Treviso, Varese, Vibo Valentia, Viterbo: tutte città con punteggi bassissimi.

Su un punto la ricerca di Legambiente segna una piccola inversione di rotta rispetto alla tendenza generale: in tutta Italia sono solo sette i comuni che dichiarano di avere adottato il  così detto "cane di quartiere", di tutelare cioè i cani vaganti sul territorio con apposite misure d'intervento. Qui è il Centro-Sud ad essere in testa (Cagliari, Lecce, Benevento, Caserta, Napoli, Frosinone, Roma). In molte città con un alto numero di cani vaganti e nessuna struttura di ricovero, si é fatta di necessità virtù: la ricetta del "cane di quartiere" può essere un modo, se assunta ad integrazione delle strutture che comunque devono esserci, per realizzare una forma di tutela più rispettosa dell'animale, non più corpo estraneo da allontanare ma presenza con cui convivere.

Il maggior numero di risposte positive all'indagine di Legambiente si registra sulle domande riguardanti l'esistenza di canili e dell'anagrafe canina. Se è positivo il fatto che i Comuni si siano quasi tutti preoccupati di mettersi in regola con la legge, è chiaro che è altrettanto importante che queste strutture diano garanzie di buon funzionamento. Purtroppo sono ancora molti i canili-lager; e le anagrafi, a 9 anni dalla legge che le istituiva, censiscono molto spesso meno della metà dei cani stimati sul territorio comunale. 
E i gatti? Almeno metà dei Comuni rispondono di avere piani di tutela e controllo delle colonie feline. Infine sono "solo" 18 i Comuni che hanno emanato ordinanze di divieto o regolamentazione della presenza di spettacoli con animali sul loro territorio: un cambiamento culturale importante ma ancora stentato. Alcune amministrazioni ci hanno segnalato di avere emanato ordinanze di divieto dello sfruttamento di animali a fini di accattonaggio; una segnalazione la merita in questo senso Imperia, che benché sprovvista di altri servizi ha emesso una simile ordinanza ed effettua inoltre servizi di pronto soccorso per gli animali vaganti feriti o in cattive condizioni di salute.

Un'ultima nota, la più amara: le migliaia di animali abbandonati ogni anno. E come sempre in Estate si registra il boom di questa vergogna: 150.000 cani e 200.000 gatti costretti a diventare randagi. Oltre alla sofferenza causata all'animale sono circa 4.000 gli incidenti che ogni anno si verificano a causa di animali vaganti sulle strade. Negli ultimi 10 anni gli scontri automobilistici causati da cani e gatti abbandonati sono stati 45mila, 4mila i feriti e 200 i morti. L'accusa che gli insensibili proprietari dell'animale rischiano in caso di incidente mortale è quella di omicidio colposo. Speriamo che chi non ha sensibilità e rispetto abbia almeno timore della legge.

Città a Quattro Zampe di Legambiente - Classifica

Giudizio Città
Quattro zampe
 
 
Arezzo, Bologna, Massa-Carrara, Novara,
Piacenza, Rimini, Roma, Verbania.
Tre zampe
    Ancona, Asti, Avellino, Bari, Biella, Cagliari, Como, Cremona, Firenze, Ferrara, Foggia, Forlì/Cesena, Potenza, Genova, Gorizia, Grosseto, Imperia, Lodi, Lucca, Mantova, Milano, Modena, Napoli, Padova, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rovigo, Taranto, Torino, Trieste, Venezia.
Due zampe
 
Aosta, Belluno, Benevento, Bergamo, Campobasso, Catania, Caserta, Chieti, Cosenza, Cuneo, Enna, Frosinone, La Spezia, Lecce, Macerata, Palermo, Perugia, Pesaro-Urbino, Pisa, Pistoia, Pordenone, Siena, Sondrio, Trento, Udine, Vercelli, Verona, Vicenza.

Una zampa
 
Ascoli Piceno, Bolzano, Caltanissetta, Catanzaro, Crotone, Isernia, Latina, L'Aquila, Lecco, Livorno, Matera, Messina, Parma, Pescara, Ragusa, Reggio Calabria, Rieti, Salerno, Sassari, Teramo, Terni, Trapani, Trento, Treviso, Varese, Vibo Valentia, Viterbo.
Non rispondono
alla ricerca Agrigento, Alessandria, Brindisi, Nuoro,
Oristano, Pavia, Savona, Siracusa

Qualche dato informativo:
 gli animali d'affezione in Italia sono tra i 14 ed i 15 milioni
 il 45% delle famiglie italiane possiede un cane o un gatto (rispettivamente il 23,2% ed il 21,6%)
 310: sono le tonnellate di pet food vendute ogni anno
 1.200: sono gli addetti all'industria del cibo per animali d'affezione (più un indotto di 5mila persone); il mercato totale annuo muove circa 2mila miliardi
 1.600: sono i miliardi spesi annualmente dagli italiani per riempire la ciotola di Fido
 780.000 lire: è la spesa annua media di mantenimento di un cane (poco meno per un gatto)
 7.000: i miliardi spesi complessivamente dagli italiani per i loro amici animali
 13.000: gli esercizi alberghieri che in Italia accettano clienti accompagnati da cani e gatti
 10: sono i milioni di multa che rischia chi abbandona un cane
 Calabria, Basilicata, Sicilia: sono le regioni con il più alto indice di abbandoni