Nella foto: Il sito ex-Enichem a Pieve V.

 

BONIFICA A PIEVE? MA VA LA'!

Depositato il nuovo progetto

22.10.10

 

Non è obbligatorio crederci, soprattutto non è obbligatorio credere che si tratti di un buon progetto di bonifica del sito industriale di Pieve Vergonte, anche se viene annunciato con qualche tono di soddisfazione (v. sotto da La Stampa). Abbiamo già chiesto al presidente della Provincia di essere considerati "portatori di interesse" e quindi invitati all'incontro divulgativo.

 

[FIRMA]RENATO BALDUCCI
PIEVE VERGONTE
E’ depositato al ministero dell’ambiente il progetto della bonifica dell’ex Enichem di Pieve Vergonte. L’ha confermato ieri Leonardo Bellodi, presidente di Syndial (società del gruppo Eni e proprietaria del suolo su cui sorge lo stabilimento) al presidente della Provincia, Massimo Nobili, e al vicepresidente Paolo Marchioni, che è anche consigliere di amministrazione dell’Eni. L’esito dell’incontro è riassunto in uno stringato comunicato per informare che «l’istruttoria è stata avviata e dovrebbe concludersi in tempi brevi». Paolo Marchioni aggiunge: «Ci sono delle novità interessanti, anche perché il presidente di Syndial è motivato nel voler condurre in porto la bonifica. Ci sono ancora dei passaggi ministeriali ma intanto si dà il via ad alcune operazioni propedeutiche all’operazione». 
Syndial invece tace. La richiesta di una dichiarazione di Bellodi viene bocciata dall’ufficio stampa di Eni, a conferma di uno scarso dialogo col territorio. 
Bisogna neutralizzare i terreni che contengono Ddt e altri veleni. Il progetto prevede la demolizione dei manufatti (si sta già procedendo con l’affidamento dei lavori), il potenziamento dell’impianto di trattamento di depurazione delle acque di falda, lo spostamento del corso del rio Marmazza (che sottopassa il sito industriale) e l’asportazione del terreno inquinato che sarà sigillato a poca distanza. La bonifica, che dovrebbe durare una decina di anni, costerà oltre 120 milioni di euro. «Il progetto riguarda solo Pieve Vergonte. E’ stata esclusa la bonifica del Lago Maggiore - rimarca il presidente Nobili - : noi non siamo favorevoli a dragaggi di nessun tipo». 
Le preoccupazioni riguardano la presenza nel sito delle Tessenderlo, che occupa una parte dell’area. «Dobbiamo garantire che in questa fase l’attività produttiva di Tessenderlo non venga meno. Perché è un’azienda importante per il nostro territorio soprattutto in un momento delicato come questo» dice Nobili. 
All’incontro di ieri non c’erano amministratori comunali. Il vicesindaco di Pieve Vergonte, Maria Grazia Medali, è furiosa: «Sono scandalizzata, non siamo stati invitati. Quando il presidente era Guarducci e l’assessore Zacchera eravamo sempre coinvolti. E noi abbiamo sempre coinvolto la Provincia ogni volta si è parlato di occupazione e ambiente». L’incontro si terrà più avanti. «Per presentare il progetto promuoveremo prossimamente un vertice tra Syndal, Provincia, Comune di Pieve Vergonte e i rappresentanti dei portatori di interesse come le organizzazioni sindacali e Tessenderlo» risponde Nobili.

 

«Una bomba» scoppiata quando, nel 1996, all’Enichem Pieve Vergonte arrivano i carabinieri del Nucleo operativo ecologico*. Il Ddt prodotto nel sito chimico (la produzione venne subito sospesa quell’anno e l’impianto demolito nel 2000) aveva impregnato tutto: terreni, immobili, acque del torrente Marmazza e, a cascata, quelle del Toce e del Lago Maggiore. Un’alta concentrazione nei pesci e la conseguente sospensione della pesca. Inquinamento grave, per il quale nel 1999 arrivarono undici condanne ed una sola assoluzione tra i dirigenti Enichem. E l’obbligo di avviare una vasta bonifica. Un progetto mai decollatto, tra attese, conferenze dei servizi, dibattiti, incontri ministeriali, contestazioni, corsi e ricorsi a tribunali. Più una pesante multa inflitta ad Enichem che deve corrispondere al Ministero un miliardo e 900 milioni di euro per i danni provocati.

 

* Non è vero. La bomba la fecero scoppiare gli Svizzeri, che avevano analizzato la composizione dei pesci, alcuni dei quali fuori legge per DDT, arsenico e mercurio. (ndr)