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[FIRMA]RENATO BALDUCCI
PIEVE VERGONTE
E’ depositato al ministero dell’ambiente il
progetto della bonifica dell’ex Enichem di Pieve Vergonte. L’ha
confermato ieri Leonardo Bellodi, presidente di Syndial (società del
gruppo Eni e proprietaria del suolo su cui sorge lo stabilimento) al
presidente della Provincia, Massimo Nobili, e al vicepresidente Paolo
Marchioni, che è anche consigliere di amministrazione dell’Eni. L’esito
dell’incontro è riassunto in uno stringato comunicato per informare che
«l’istruttoria è stata avviata e dovrebbe concludersi in tempi brevi».
Paolo Marchioni aggiunge: «Ci sono delle novità interessanti, anche
perché il presidente di Syndial è motivato nel voler condurre in porto
la bonifica. Ci sono ancora dei passaggi ministeriali ma intanto si dà
il via ad alcune operazioni propedeutiche all’operazione».
Syndial invece tace. La richiesta di una
dichiarazione di Bellodi viene bocciata dall’ufficio stampa di Eni, a
conferma di uno scarso dialogo col territorio.
Bisogna neutralizzare i terreni che contengono
Ddt e altri veleni. Il progetto prevede la demolizione dei manufatti (si
sta già procedendo con l’affidamento dei lavori), il potenziamento
dell’impianto di trattamento di depurazione delle acque di falda, lo
spostamento del corso del rio Marmazza (che sottopassa il sito
industriale) e l’asportazione del terreno inquinato che sarà sigillato a
poca distanza. La bonifica, che dovrebbe durare una decina di anni,
costerà oltre 120 milioni di euro. «Il progetto riguarda solo Pieve
Vergonte. E’ stata esclusa la bonifica del Lago Maggiore - rimarca il
presidente Nobili - : noi non siamo favorevoli a dragaggi di nessun
tipo».
Le preoccupazioni riguardano la presenza nel sito
delle Tessenderlo, che occupa una parte dell’area. «Dobbiamo garantire
che in questa fase l’attività produttiva di Tessenderlo non venga meno.
Perché è un’azienda importante per il nostro territorio soprattutto in
un momento delicato come questo» dice Nobili.
All’incontro di ieri non c’erano amministratori
comunali. Il vicesindaco di Pieve Vergonte, Maria Grazia Medali, è
furiosa: «Sono scandalizzata, non siamo stati invitati. Quando il
presidente era Guarducci e l’assessore Zacchera eravamo sempre
coinvolti. E noi abbiamo sempre coinvolto la Provincia ogni volta si è
parlato di occupazione e ambiente». L’incontro si terrà più avanti. «Per
presentare il progetto promuoveremo prossimamente un vertice tra Syndal,
Provincia, Comune di Pieve Vergonte e i rappresentanti dei portatori di
interesse come le organizzazioni sindacali e Tessenderlo» risponde
Nobili.
«Una
bomba» scoppiata quando, nel 1996, all’Enichem Pieve Vergonte arrivano i
carabinieri del Nucleo operativo ecologico*. Il Ddt prodotto nel sito
chimico (la produzione venne subito sospesa quell’anno e l’impianto
demolito nel 2000) aveva impregnato tutto: terreni, immobili, acque del
torrente Marmazza e, a cascata, quelle del Toce e del Lago Maggiore.
Un’alta concentrazione nei pesci e la conseguente sospensione della
pesca. Inquinamento grave, per il quale nel 1999 arrivarono undici
condanne ed una sola assoluzione tra i dirigenti Enichem. E l’obbligo di
avviare una vasta bonifica. Un progetto mai decollatto, tra attese,
conferenze dei servizi, dibattiti, incontri ministeriali, contestazioni,
corsi e ricorsi a tribunali. Più una pesante multa inflitta ad Enichem
che deve corrispondere al Ministero un miliardo e 900 milioni di euro
per i danni provocati.
* Non è
vero. La bomba la fecero scoppiare gli Svizzeri, che avevano analizzato
la composizione dei pesci, alcuni dei quali fuori legge per DDT,
arsenico e mercurio. (ndr) |