In marzo, con una decisione che ha suscitato echi negativi in tutto il mondo, specie fra gli ambientalisti, Bush aveva respinto il protocollo di Kyoto, un'intesa internazionale conclusa nel 1997 e che prevede per 38 Paesi industrializzati, fra cui gli Stati Uniti, una riduzione media delle emissioni di CO2 del 5,2% entro il 2010 rispetto ai livelli del 1990.
Gli Stati Uniti sono i
maggiori produttori mondiali d'anidride carbonica. Senza la loro adesione
all'accordo, l'impatto sarà modesto: l'effetto serra, e il suo corollario del
riscaldamento globale, continueranno. I leader dei Paesi dell'Ue si preparano
a parlarne, tutti insieme, a Bush quando si incontreranno a Goeteborg, giovedì
14 giugno.
Nel dire no all'intesa di Kyoto, Bush aveva sostenuto che il Senato di
Washington non l'avrebbe mai avallata (il che era e resta vero) e che gli
esperti avevano dubbi sul ruolo della CO2 nel riscaldamento atmosferico.
Ora, gli scienziati gli chariscono che non ci sono dubbi. Il presidente ha anche costituito una commissione politica con i suoi collaboratori, per preparare proposte alternative al protocollo già esistente, che non sono ancora pronte (e che - dice Condoleezza Rice, consigliere per la sicurezza nazionale - non lo saranno neppure la prossima settimana, in tempo utile perchè Bush ne parli con gli interlocutori europei).
Il parere della commissione della Nas, la National Academy of Science, guidata dal rettore dell'Università di California, Ralph Cicerone, e composta da 11 scienziati, fra cui un Nobel, è arrivata a conclusioni univoche: sulla base degli elementi finora disponibili, «è lecito supporre che vi sia una correlazione diretta tra l'innalzamento della temperatura al suolo e le emissioni di gas ad effetto serra», anche se «non conosciamo con precisione la parte di riscaldamento attribuibile alle attività umane».
La stampa americana dà molto rilievo al documento che, dichiara al 'Washington Post' il senatore democratico John F. Kerry, un 'presidenziabilè nel 2004, «dimostra un vuoto di leadership alla Casa Bianca sul riscaldamento globale». Al Congresso, i democratici sono intenzionati a 'mettere nell'angolo Bush sull'ambiente, così come sull'energia - i temi sono collegati, perchè aumentare come suggeriscono i repubblicani le capacità di raffinazione del petrolio significa aumentare l'inquinamento - e sperano che l'Europa eserciti pressioni. Dagli scienziati, è già venuta una mano.
(7 giugno 2001)
In marzo, con una decisione che ha suscitato echi negativi in tutto il mondo,
specie fra gli ambientalisti, Bush aveva respinto il protocollo di Kyoto,
un'intesa internazionale conclusa nel 1997 e che prevede per 38 Paesi
industrializzati, fra cui gli Stati Uniti, una riduzione media delle emissioni
di CO2 del 5,2% entro il 2010 rispetto ai livelli del 1990.
Gli Stati Uniti sono i
maggiori produttori mondiali d'anidride carbonica. Senza la loro adesione
all'accordo, l'impatto sarà modesto: l'effetto serra, e il suo corollario del
riscaldamento globale, continueranno. I leader dei Paesi dell'Ue si preparano
a parlarne, tutti insieme, a Bush quando si incontreranno a Goeteborg, giovedì
14 giugno.
Nel dire no all'intesa di Kyoto, Bush aveva sostenuto che il Senato di
Washington non l'avrebbe mai avallata (il che era e resta vero) e che gli
esperti avevano dubbi sul ruolo della CO2 nel riscaldamento atmosferico.
Ora, gli scienziati gli chariscono che non ci sono dubbi. Il presidente ha anche costituito una commissione politica con i suoi collaboratori, per preparare proposte alternative al protocollo già esistente, che non sono ancora pronte (e che - dice Condoleezza Rice, consigliere per la sicurezza nazionale - non lo saranno neppure la prossima settimana, in tempo utile perchè Bush ne parli con gli interlocutori europei).
Il parere della commissione della Nas, la National Academy of Science, guidata dal rettore dell'Università di California, Ralph Cicerone, e composta da 11 scienziati, fra cui un Nobel, è arrivata a conclusioni univoche: sulla base degli elementi finora disponibili, «è lecito supporre che vi sia una correlazione diretta tra l'innalzamento della temperatura al suolo e le emissioni di gas ad effetto serra», anche se «non conosciamo con precisione la parte di riscaldamento attribuibile alle attività umane».
La stampa americana dà molto rilievo al documento che, dichiara al 'Washington Post' il senatore democratico John F. Kerry, un 'presidenziabilè nel 2004, «dimostra un vuoto di leadership alla Casa Bianca sul riscaldamento globale». Al Congresso, i democratici sono intenzionati a 'mettere nell'angolo Bush sull'ambiente, così come sull'energia - i temi sono collegati, perchè aumentare come suggeriscono i repubblicani le capacità di raffinazione del petrolio significa aumentare l'inquinamento - e sperano che l'Europa eserciti pressioni. Dagli scienziati, è già venuta una mano.
(7 giugno 2001)