CONVEGNO 31/5/2000 STUPINIGI-TORINO

"LO SVILUPPO SOSTENIBILE:QUALE FUTURO PER LE RISORSE IDRICHE?"

CONTRIBUTO di VANDA BONARDO

(Presidente Legambiente Piemonte)

".…assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi".

Così ha inizio il testo il testo di una delle più importanti leggi ambientali che il Parlamento abbia prodotto: la legge 183 dell'anno 1989. Uno strumento fortemente innovativo che, se applicato, permette una corretta gestione del territorio e delle acque. Si tratta di gestione congiunta degli elementi e tale deve essere, se si vuole affrontare con serietà i problemi.

Tuttavia incombe ancora tanta arretratezza sul nostro Paese, e i segni sono evidenti:

La domanda d’acqua nella nostra regione, ogni anno, è di 6 miliardi di metri cubi per l’agricoltura, 420 milioni di metri cubi per gli usi civili e 400 milioni per l’industria.

Come si vede, tutta l’esigenza di acqua potabile è minima rispetto a quella agricola.

In Piemonte lo squilibrio è più forte che altrove per la pressione di colture di riso, anche se nel suo insieme è espressione di un’agricoltura sovvenzionata benchè fortemente inquinante, che va ridotta, ridimensionata alle effettive esigenze e trasformata in produzioni di qualità. Già nel ’98 la seconda conferenza sul Piano di Bacino del Po, il Segretario dell’Autorità di Bacino, Roberto Passino ricordò come le tendenze europee fossero verso una diminuzione dal 30% al 80% degli spazi agricoli: territori coltivati, primi grandi consumatori di acqua, che lasciati alla rinaturalizzazione, al rimboschimento, comporterebbero un’enorme riduzione del consumo idrico.

Il problema non sta tanto nell’ansia del cittadino che non deve sprecare acqua, quanto nella capacità di vedere suolo e acqua come risorse da gestire con un approcio globale serio e rigoroso, nel rispetto degli equilibri naturali.

E’ necessario collegare le politiche della gestione delle risorse suolo-acqua con la riduzione dell’agricoltura industrializzata a vantaggio di pratiche agricole compatibili, con l’innovazione progettuale e tecnologica, con il turismo sostenibile( attenzione alle grandi manifestazioni…Olimpiadi Torino 2006!!!).

Non sono sufficienti buoni elenchi di opere di depurazione se non si interviene con misure volte a ridurre le emissioni degli inquinanti alla fonte. Se non si disincentiva l’oramai inutile sviluppo urbanistico, se non si rinaturalizzano i corsi d’acqua per restituire la loro tradizionale capacità autodepurativa, se non si permettono spazi di divagazione per i fiumi.

Verrà un giorno in cui un probabile taglio di meandro non sarà più vissuto come un fatto orribile che non può capitare in un paese civile?

La criticità del Deflusso Minimo Vitale è nota a tutti, al di là delle difficoltà nel calcolarlo poiché non riconducible ad un unico valore di soglia(vedi ad esempio il problema delle piene che dovrebbero essere compensate con portate di magra superiori al normale e non inferiori).A parte la correttezza dei calcoli, il DMV è comunque riferito ad una consistente riduzione della portata che, come tutti sanno danneggia irreparabilmente l’ecosistema fiume (flora e fauna), altera la circolazione delle falde acquifere, rovina il paesaggio, impedisce il trasporto solido, peggiora la qualità delle acque riducendone le potenzialità anche dal punto di vista turistico.

 

Il problema acqua in Piemonte, come in gran parte d’Italia, fortunatamente, non è una questione di risorse scarse, bensì si tratta di mancanza di una moderna cultura tecnico-economica, carenza intellettuale accompagnata al soddisfacimento dei soliti interessi particolari.Si tratta di modificare il nostro modo di rapportarci con l’ambiente: dal punto di vista culturale, ma anche produttivo-economico e quindi giuridico istituzionale.

La legge Galli è stata un altro passo in avanti e ancora lo può essere il D.Lgs 152/99 poiché introduce alcuni principi altamente innovativi quali i limiti legati alla qualità del corpo idrico recettore e non alla accettabilità dello scarico, accompagnati ad una maggiore attenzione all’uso razionale delle acque e con un potenziamento della difesa delle acque sotterranee. Ma il timore è sempre lo stesso: come per la 183 c’è paura che i buoni principi risultino inapplicati e discordanti dalle pratiche quotidiane.

ENERGIA IDRICA (IDROELETTRICA)

 

 

Scheda riepilogativa a cura di

Giampiero Godio responsabile settore energia

 

Tra le fonti e le tecnologie disponibili, la scelta strategica di Legambiente è rivolta a quelle che permettono di migliorare veramente la qualità della vita degli abitanti di tutto il Pianeta, sia oggi, sia nei secoli a venire.

In questo senso proponiamo di agire su due direttrici:

per l’immediato: una fonte virtuale (con le relative tecnologie) ad impatto ambientale "negativo", consistente nell’aumento dell’efficienza energetica in ogni processo (coibentazione edifici, cogenerazione, agricoltura biologica, trasporto collettivo, riciclaggio dei prodotti, raccolta differenziata con riutilizzo delle materie, ecc.), con un ottimo ritorno in termini economici ed occupazionali;

per il futuro: energia dal sole, attraverso i pannelli solari fotovoltaici, i collettori solari termici, oppure l’edilizia bioclimatica; l’enorme disponibilità dell'energia solare, unita al fatto che essa si trova naturalmente distribuita in modo equo sull’intero pianeta, oggi e nel futuro, sono caratteristiche che ne fanno una fonte ideale.

Per quanto riguarda invece in particolare gli sviluppi dell’energia idrica (o idroelettrica) in Piemonte, occorre considerare che il suo sfruttamento è da anni giunto ad essere pressochè totale, tanto da non lasciar intravedere significative possibilità di ulteriori impianti senza pesanti conseguenze ambientali: se mai andranno razionalizzati e resi più compatibili con l’ambiente quelli già esistenti.

Infatti, lo sfruttamento dell’energia idrica, a fronte di caratteristiche molto positive , quali la totale rinnovabilità, l’assenza di produzione di scorie, fumi o CO2, l’elevato rendimento della trasformazione da energia idrica ad energia elettrica (80-85%), la relativa diffusione nella nostra regione, presenta un non trascurabile impatto ambientale sugli ecosistemi fluviali, che tende a divenire intollerabile a mano a mano che il prelievo diviene siginificativo.

L’impatto ambientale è legato essenzialmente alla sottrazione dell’acqua dai corsi d’acqua interessati e si manifesta con:

distruzione di flora e fauna e dei relativi habitat a causa della innaturale riduzione dei regimi idrologici;

alterazione della continuità del corso d’acqua, dovuta alle traverse ed alle opere di presa, con conseguenze sulla fauna ittica e sul trasporto solido;

alterazione della circolazione delle falde acquifere sotterranee correlate al corso d'acqua superficiale, a causa della diminuzione di portata e della intercettazione operata, anche nel sub-alveo, dalle traverse;

riduzione della ossigenazione dell’acqua che passa nelle condotte e diminuzione della capacità di autodepurazione a causa della riduzione dell’alveo attivo;

peggioramento della qualità delle acque nei tratti sottesi dalle captazioni, a causa della riduzione della capacità di autodepurazione;

alterazione del regime naturale stagionale del corso d’acqua;

alterazione del paesaggio naturale;

impatto delle opere di costruzione delle centrali e delle condotte (disboscamenti, scavi, materiali di risulta, cementificazioni, ecc).

L’appetibilità economica di un utilizzo spinto dell’energia idrica (idroelettrica) è oggi artificialmente sostenuta da contributi pubblici per la costruzione e l’esercizio delle centrali che, a parere di Legambiente, andrebbero invece utilizzati a favore di fonti energetiche emergenti e prive di controindicazioni ambientali come ad esempio la coibentazione o l’energia solare, piuttosto che a sostenere una fonte energetica il cui sfruttamento in Piemonte è ormai "giunto alla frutta".