LOTTA AL FUMO
LEGAMBIENTE DENUNCIA I RISCHI DEL FUMO PASSIVO
OGNI ANNO 40.000 DECESSI TRA I NON FUMATORI SONO DOVUTI AL TABACCO

SIGARETTE ADDIZIONATE CHIMICAMENTE PER AUMENTARE LE VENDITE:
CACAO E ZUCCHERO RENDONO IL TABACCO APPETIBILE ANCHE AI BAMBINI; L'AMMONIACA AUMENTA LA VELOCITA' DI ASSORBIMENTO
DELLA NICOTINA DA PARTE DEL CORPO

L’ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA PRESENTA
LA MAPPA DELL’EUROPA “DEL DIVIETO DI FUMO”

Ogni anno, stando ai dati più recenti prodotti dalla FAO, muoiono 4milioni di persone a causa delle malattie legate al fumo; per il 2030 si prevede che i decessi saliranno a 10 milioni, di cui il 70% concentrati nei paesi in via di sviluppo.
Legambiente, in visita della giornata mondiale di lotta al fumo, torna a puntare l’indice sugli effetti sanitari del fumo e sull’andamento di un mercato, quello mondiale del tabacco, gestito ancora ad oggi sulla dipendenza e sull’esposizione alla malattia di molti consumatori.
“I fumatori – ha ricordato oggi Ermete Realacci, presidente di Legambiente - coscienti o no dei rischi cui vanno incontro, non sono le sole vittime del tabagismo: chi ha la sfortuna di avere il coniuge o il vicino di scrivania fumatore ha infatti una maggiore probabilita' di ammalarsi di tumore polmonare.” Malattia ancora piu' probabile nel caso di un effetto combinato delle due situazioni: è quanto emerge da un' indagine condotta da 12 importanti centri di ricerca europei (per l' Italia, Roma, Torino e 5 aree del Veneto) su un totale di 650 soggetti affetti da tumore polmonare e 1.542 soggetti di controllo; nessuno dei soggetti intervistati ha fumato piu' di 400 sigarette in tutta la sua vita. L'incremento del rischio, secondo l'indagine, non cessa fino a quando non sono passati piu' di 15 anni dall'esposizione e la possibilita' di contrarre la malattia cresce proporzionalmente al crescere della durata dell'esposizione. Il rischio dall'esposizione combinata coniuge/ambiente d!
i lavoro e' particolarmente alto per il carcinoma squamoso delle cellule e per il carcinoma a piccole cellule.
“Evidentemente – ha proseguito Realacci – questo quadro rimanda la discussione al divieto di fumo nei locali publici, di cui recentemente si è occupato anche il ministro Veronesi. Ha ragione il ministro a porre il problema, ma ci sembra oggi più importante far rispettare le leggi vigenti, più che non proporne di nuove che certamente in questa legislatura non verrebbero approvate. Contro il fumo non va scatenata una sorta di 'guerra santa' ma è chiara la necessità di tutelare i diritti di chi non fuma, con divieti intelligenti e una corretta informazione. In un’intervista recente alla Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, Nicola Magnavita, dell' Universita' cattolica del sacro Cuore di Roma, ricordava che nel nostro paese sono 40.000 l'anno le morti improvvise per cause cardiovascolari imputabili al fumo passivo, che provocherebbe peraltro il 30% dei tumori agendo come concausa della patologia in un ulteriore 50% dei casi. Sono evidentemente dati che non possono lasciare i!
ndifferenti”
E nuove accuse all’industria del trabacco vengono anche dal mondo della ricerca: il colosso americano Philip Morris e altre multinazionali del fumo addizionerebbero intenzionalmente le bionde con sostanze chimiche che aumentano la dipendenza da nicotina e favoriscono quindi l’espansione del mercato, schiavizzando i normali consumatori ed abbreviando i tempi di assuefazione per i fumatori alle prime armi. Secondo uno studio del ’99 di un gruppo di ricercatori inglesi dell'Imperial Cancer Research Fund condotto su 60 industrie, il tabacco contenuto nelle sigarette e' anni luce lontano da quello che fumavano i nostri nonni: nelle sigarette d'oggi sono contenuti oltre 600 additivi chimici nuovi rispetto al 1971. La legislazione europea consente l'uso di composti chimici addizionali purche' non tossici ma finora non erano mai stati analizzati a fondo gli effetti di queste sostanze sul comportamento dei consumatori. Si scopre così che il cacao e lo zucchero vengono addizionati per r!
endere il tabacco appetibile anche ai bambini mentre l'ammoniaca per aumentare la velocita' di assorbimento della nicotina da parte del corpo.


L’EUROPA DEL FUMO VIETATO

Paese Ospedali Scuole Uffici Pubblici Mezzi Pubblici Ristoranti Posti di lavoro
Austria + + - + - -
Belgio + + + + + -
Danimarca + + + + - -
Finlandia + + + + - +
Francia + + + + + +
Germania*
Gran Bretagna**
Grecia + - + + - -
Irlanda*** + + + + + -
Italia + + + + - -
Lussemburgo + + + + - -
Olanda + + + + - -
Portogallo + + + + - -
Spagna + + + + - +
Svazia + + + + + +


* In Germania non esiste una regolamentazione generale sul fumo negli ambienti pubblici. Tuttavia esistono alcune restrizioni volontarie in numerose istituzioni, agenzie governative e compagnie di trasporti. Restrizioni sono previste infine nelle scuole e nei luoghi di aggregazione dei bambini, nei luoghi pubblici al chiuso, negozi e magazzini di generi alimentari

** In Gran Bretagna non esiste una legge che vieti il fumo nei locali pubblici. Ad ogni modo nel 1991 è stato pubblicato da vari dipartimenti governativi un “Code of practice” contenente disposizioni in materia rivolte ai proprietari ed ai gestori di locali pubblici. Un sondaggio del 1992 mostrò che il 66% dei locali ha una regolamentazione sul fumo, con divieti totali o parziali. La legge richiede ai datori di lavoro di raggiungere accordi soddisfacenti per destinare aree del posto di lavoro a tutela dei non fumatori. Linee guida sono state emanate per aiutare i datori di lavoro ad introdurre misure di restrizione del fumo nei luoghi di lavoro. Vi sono inoltre particolari misure per ridurre il fumo nei luoghi pubblici, nel servizio sanitario nazionale, nei dipartimenti governativi e presso gli enti locali

*** In Irlanda, in assensa di leggi relative al divieto di fumare nei posti di lavoro, viene raccomandato un codice di comportamento per i luoghi di lavoro. Il codice incoraggia un approccio consensuale per ridurre o eliminare l’esposizione dei dipendenti e dei visitatori al fumo da tabacco. Il codice è stato trasmesso anche alle prime 5000 aziende private, oltre che alle organizzazioni governative e semi-governative.