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AGGIORNAMENTO |
CONFERENZA STAMPA
RICERCA DEL DDT NEL LATTE MATERNO?
Il Circolo Verbano di Legambiente esprime perplessità e riserve
comunicato stampa
L’Area di Epidemiologia Ambientale dell’ARPA, con sede a Grugliasco (TO), è stata incaricata dalla Regione Piemonte di condurre un’indagine epidemiologica sulla popolazione, per verificare la presenza del DDT negli abitanti del Piemonte, e in particolare negli abitanti del Verbano Cusio Ossola. L’indagine partirà tra pochi giorni e si rivolgerà genericamente alle madri allattanti, cui verrà chiesto di cedere volontariamente un po’ di latte, che verrà successivamente analizzato. Ricordiamo che il DDT è liposolubile e quindi si accumula nelle parti grasse del corpo, tra cui appunto il latte materno.
Il DDT è definito scientificamente "sicuro cancerogeno" per molti animali di laboratorio, "possibile cancerogeno" per l’uomo. Alcune ricerche condotte nel mondo hanno già messo in correlazione certi tipi di tumore (ad es. al seno, al pancreas) con tenori significativi di DDT nell’organo. Il DDT può essere assunto direttamente per ingestione o per inalazione, oppure attraverso gli alimenti. Per la sua pericolosità e per la sua bioaccumulabilità, l’uso del DDT è stato bandito in tutti gli Stati del mondo occidentale fin dagli anni settanta.
Il Verbano Cusio Ossola è stato per cinquant’anni (fino al 1996) sede di un criminoso impianto chimico di produzione del DDT, a Pieve Vergonte, lungo il corso del fiume Toce, che sfocia nel lago Maggiore vicino a Verbania. La capacità dell’impianto era di 3.200 t/anno. Nel corso degli anni è provato che centinaia di tonnellate di DDT sono state rilasciate per incuria e per obsolescenza degli impianti, hanno impregnato il terreno e la falda e sono scivolate con l’acqua del Toce fino ai fondali del lago Maggiore, donde per lunghissimi anni risaliranno lungo la catena alimentare, fino ai pesci, agli uccelli acquatici, agli esseri umani.
La presenza di una fabbrica così maldestra nel VCO non aveva mai suscitato nelle Strutture Sanitarie particolari attenzioni. NESSUNA INDAGINE EPIDEMIOLOGICA E’ STATA MAI IMPOSTATA SUI PRIMI E PIU’ COLPITI TRA TUTTI: GLI OPERAI DELLO STABILIMENTO, I LORO FAMIGLIARI, GLI ABITANTI DELLA ZONA CIRCOSTANTE. L’UNICA RICERCA ATTUALMENTE IN CORSO O IN PROGRAMMAZIONE è rivolta a una fascia di popolazione non mirata, quella delle giovani donne allattanti, che, forse, si sono talvolta alimentate con pesce di lago, o forse no, e che sono comunque in una situazione di particolare emotività.
QUESTA SCELTA E’ RISCHIOSA, a nostro avviso, per i seguenti motivi:
Le donne allattanti, richieste da una Struttura Sanitaria di offrire del latte per analisi specifiche, sono autorizzate a temere di trasmettere veleno insieme con il latte materno; in esse si creerà inevitabilmente uno stato di preoccupazione e di allarme, che sarebbe da attivare soltanto come ultima ipotesi, di fronte a rischi certi e diffusi
I risultati dell’indagine epidemiologica condotta su un campione non mirato non potranno essere chiari e di univoca lettura, e forse serviranno solo a rafforzare l’opinione diffusa che, tutto sommato, "il DDT non ha mai ammazzato nessuno"
Poiché sappiamo che la scelta di fare questa indagine è stata fatta dopo aver scartato l’ipotesi di altre indagini meglio finalizzate (in primis: sui lavoratori dello stabilimento, e/o sui reperti istologici postoperatori), ci chiediamo perché e a chi giova un’indagine fuorviante di questo tipo.
Concludendo, chiediamo che questa ricerca venga sospesa e che le notevoli capacità dell’Area di Epidemiologia Ambientale dell’ARPA vengano meglio utilizzate per il benessere della popolazione. Chiediamo che l’attenzione delle Strutture Sanitarie venga rivolta immediatamente ai rischi per la salute cui sono stati sottoposti i primi e più diretti colpiti: gli operai, i loro famigliari, gli abitanti della zona di Pieve Vergonte.
Dott.ssa Amelia Alberti
Presidente Circolo Verbano
Verbania, 6 giugno 2000