mette in cassa integrazione Acetati.
L'azienda chimica Acetati annuncia l'intenzione di ricorrere
alla cassa integrazione ordinaria. L’annuncio è avvenuto,
oggi, nel corso di un incontro sindacale nella sede verbanese
dell'Unione Industriali. Restano ancora da definire tempi,
modi e numero di dipendenti coinvolti dal provvedimento.
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E così, dopo aver venduto Italpet a un
gruppo statunitense, ecco che Mossi&Ghisolfi si disfa anche di
Acetati, che (per ora) mettono in cassa integrazione, accusando
il cambio monetario sfavorevole. Che Acetati avrebbe chiuso, quando
avessero deciso i suoi proprietari e senza farsi fermare da nessuno, era
cosa evidente a chiunque avesse un po' di buon senso. La remissività di
politici, sindacalisti e operai non sarebbe contata un'acca, quando e
come l'azienda non avesse più avuto interesse a continuare la
produzione. Chinare troppo la schiena favorisce, anzi, la pedata in
arrivo. Il momento di chiudere Acetati potrebbe essere questo, visto che
M&G sta puntando tutto sulla produzione di bioetanolo,
e quindi è interessata a lasciar cadere i rami decentrati (Italpet a
Verbania) o secchi (Acetati, appunto). Per quanto riguarda la produzione
di bioetanolo dal mais, certamente sapete (forse ne ho riportato anche
in questa rubrichetta, come la sua produzione sia tutt'altro che
vantaggiosa in termini energetici, se non addirittura negativa,
soprattutto quando si ipotizza un megaimpianto e intorno le piantagioni
di mais e i campi disponibili sono limitati, e come il vantaggio
finanziario per chi si sta buttando nell'affare derivi dagli
elevatissimi incentivi previsti in Finanziaria, stimolati dalle
direttive europee, che impongono il 10% di biocarburante nella benzina o
nel gasolio entro il 2020. Il circolo locale, sorretto scientificamente
dal nostro responsabile regionale Gian Piero Godio, ha espresso
pubblicamente i suoi dubbi sull'argomento, che vengono anche accennati
nell'articolo qui sotto.
Tortona - Sorgerà entro il
2009, in
provincia di Alessandria, il primo impianto di produzione di
bioetanolo in Italia. Il Gruppo Mossi & Ghisolfi
lo ha annunciato ad convegno che si è svolto l’altro giorno
all’auditorium del centro “Mater Dei” di Tortona. La parte qualificante
del progetto è quella relativa alla ricerca che consentirà di arrivare,
nel giro di pochi anni, ad un impianto più evoluto: l’ingegner Guido
Ghisolfi ha infatti prefigurato anche l’avvio di un’importante programma
di ricerca quinquennale, finalizzato allo sviluppo di una tecnologia di
bioetanolo di seconda generazione, un nuovo carburante prodotto da
biomassa lignocellulosica, che permetterà una riduzione di emissioni di
gas serra fino all’85%, rispetto alla comune benzina. Numeri da capogiro
quelli indicati nel corso del convegno: si partirà da 200.000
tonnellate annue di produzione, pari al 20% del fabbisogno
nazionale.
Al programma di ricerca stano già lavorando i
circa 100 ingegneri del parco scientifico e tecnologico di Rivalta, in
collaborazione con
la Massachusset
institute of technology e con la multinazionale Du Pont. Diverse le
reazioni del mondo politico ed ambientale. Mentre è stato
apprezzato lo sforzo di investire sulla ricerca, restano le perplessità
sull’impianto di prima generazione, quello che sarà avviato entro il 2009.
Dubbi sono stati espressi sulla reale efficacia nella riduzione dei
gas serra e sulle difficoltà di approvvigionamento della materia prima.
Ma ad oggi, la lavorazione del mais appare essere un passaggio necessario
per arrivare al biocarburante da cellulosa. Pierpaolo Cortesi, vicesindaco
di Tortona, chiede che venga aperto sull’argomento un dibattito aperto,
senza pregiudiziali o barricate culturali, “guardando con ragionevolezza
alle potenzialità economiche, industriali nel rispetto della tutela
dell’ambiente e della salute pubblica”. Anche il presidente della provincia
Paolo Filippi ha ribadito come il bioetanolo sia un’opportunità,
industriale e di ricerca, che non può essere persa, soprattutto in un
periodo difficile come quello che stiamo vivendo”.
Fuori dal centro congressi gli attivisti del
comitato civico “Per Rivalta vivibile” hanno manifestato, silenziosamente,
con striscioni e raccolta di firme contro il progetto M&G. Le
associazioni agricole piemontesi vedono invece nel progetto un’opportunità
per riconvertire alcune culture, come le barbabietole, o recuperare zona
incolte. Sono dunque pronte a trattare con la multinazionale tortonese sulla
fornitura di materia prima, anche se avanzano perplessità sulla capacità
della produzione locale a soddisfare la domanda.