Nella foto (di G. Fassino): Impianti Tessenderlo
 
TESSENDERLO, DI CHI LA COLPA?
Che farà prossimamente Tessenderlo?
Chiuderà o no? E la bonifica?
Rispondiamo alle dichiarazioni
dell'amministratore delegato.
29.2.04
 
L'amministratore delegato di Tessenderlo, ing. Dal Puppo, sostiene (v. sotto da La Stampa) che, se Tessenderlo ha dei problemi di produzione, la cosa non è legata al cambio di tecnologia (con eliminazione del velenosissimo mercurio, che si aggira nell'aria di Pieve Vergonte, nell'acqua, nel suolo, nei fondali dei fiumi e del lago), ma alle commesse dalla Cina che vengono annullate dalle dichiarazioni dei sindacati sulla stampa locale. Potenza della globalizzazione e della stampa locale! Per chiarire i termini della questione, una volta di più: 70 tonnellate di mercurio vengono usate da un secolo nelle celle elettrolitiche produttive del cloro, in Tessenderlo. La tecnologia attuale permette di utilizzare celle elettrolitiche senza mercurio. Lo Stato ha concesso un contributo di 5 Ml di euro a Tessenderlo, come contributo al cambio di tecnologia (un terzo circa del costo da sostenere). Tessenderlo nicchia e sposta continuamente il giorno della decisione. Il sindacato interpreta correttamente queste manovre dilatorie come intenzione di dismissione e alla fine alza la voce e protesta, dopo svariati distinguo e tentennamenti e licenziamenti sottoscritti. Dal Puppo allora tuona: per colpa del sindacato abbiamo perso le commesse, se Tessenderlo chiuderà come colpevoli non additate noi. Giochino divertente, sulla pelle della gente e dei lavoratori. Intanto il DDT si accumula nella sua spugna profonda, sotto gli impianti e in fondo al lago, e anche l'arsenico e il mercurio. Che la nostra idea di anticipare immediatamente la bonifica dei luoghi, rendendo al territorio un luogo integro, su cui impiantare aziende nuove e solide e pulite, non fosse proprio peregrina?
 
 
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28 Aprile 2007

PIEVE VERGONTE.L’AMMINISTRATORE DELEGATO ACCUSA


“Con le polemiche Tessenderlo
ha perso le commesse in Cina”


 
  «Le notizie sulla possibile chiusura del nostro stabilimento sono false e ci stanno facendo perdere commesse all’estero». L’ingegnere Diego Dal Puppo, amministratore delegato di Tessenderlo Italia, esclude che le incertezze sul futuro della fabbrica chimica di Pieve Vergonte possano avvenire dalla mancata modernizzazione dell’impianto, con la trasformazione del «ciclo a catodo di mercurio» in «ciclo a membrana». E’ invece convinto che le polemiche, e le notizie apparse sugli organi d’informazione, finiscano per dannegiare l’azienda in un momento in cui c’è una grande crisi di prodotti cloroorganici.
Sostiene Dal Puppo: «Da qualche mese le notizie diffuse dai media, che vengono abilmente utilizzati dalla concorrenza, ci stanno creando grossissimi problemi di immagine con gravi ricadute economiche, in un momento in cui il mercato registra una difficile congiuntura». Sottolinea l’amministratore: «Ho saputo dal nostro reparto commerciale che il cliente cinese, con cui avevamo concordato una commessa di clorotolueni, ha fatto un passo indietro preoccupato dalle notizie allarmanti che giungono dall’Italia sulla situazione del nostro stabilimento».
Ad insinuare, sull’affidibilità della Tessenderlo, sarebbe stata un’azienda tedesca fra le maggiori concorrenti della società chimica belga che opera a Pieve Vergonte. Le polemiche sono sorte all’indomani dell’assemblea pubblica tenuta dai rappresentanti dei lavoratori sabato scorso. In quell’occasione i sindacati che aderiscono a Cgil-Cisl e Uil avevano espresso timori sulla sorte della fabbrica per via della mancata riconversione del ciclo di lavoro a vantaggio di uno stabilimento belga della società «dove - hanno detto i sindacalisti -è stato ultimato un grosso impianto a membrane».
Le notizie, secondo Dal Puppo, sarebbero state date da alcuni media con troppa enfasi: «Collegare il futuro di Tessenderlo alla trasformazione dello stabilimento è un’associazione meramente emotiva. I dati dimostrano che la crisi viene dalle vendite dei cloroorganici che stiamo promuovendo e che vediamo ora a rischio di cancellazione».
 
 
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