Nella foto: Un simbolo della chimica ossolana

QUAGLIA ASSOLTO: NON DIFFAMO' LEGAMBIENTE
Secondo il giudice Stoppini il segretario della UIL del VCO non diffamò il Circolo Verbano di Legambiente
1.3.07

La Magistratura (dott.ssa Stoppini, quella che con intelligenza e sagacia colpisce gli inquinatori del territorio da noi denunciati) ha dichiarato che non era insulto gratuito quello continuativamente rivolto da Giorgio Quaglia nei confronti della nostra associazione ambientalista. Qui sotto la cronaca da La Stampa. Il nostro legale, avv. Piero Oldrini, che ringrazio di cuore per la passione e l'amicizia con cui ha difeso il nostro buon diritto a perseguire senza insulti i nostri scopi sociali, così come ringrazio per le parole di stima il P.M. dott. Fabrizio Argentieri, valuterà, a sentenza depositata, se ricorrere in appello. (Di seguito l'articolo da La Stampa).

Da La Stampa 01 Marzo 2007

In Tribunale

Segretario della Uil è prosciolto dall’ accusa di diffamazione

Il segretario provinciale della Uil Giorgio Quaglia non diffamò Amelia Alberti, responsabile del circolo Verbano di Legambiente. Il giudice del Tribunale di Domodossola, Elena Stoppini, ha assolto Quaglia «per non aver commesso il fatto», sancendo che quanto scritto da lui in un comunicato stampa rientrerebbe nell’esercizio di critica, pur se accesa e spigolosa. La sentenza dà ragione alla tesi sostenuta nella lunga e articolata difesa messa in campo dall’avvocato domese Livio Tartaglione, legale di Quaglia, che ha ricondotto il comunicato incriminato in un contesto che vedeva da tempo combattersi ed accusarsi ambientalisti e sindacalisti. Scritto che era stato diramato dalla Uil dopo che l’intervento di Legambiente aveva mosso la Procura della Repubblica in merito agli scarichi della Vinavil di Villadossola. «Il linguaggio politico può assumere toni pungenti» ha detto Tartaglione ricordando come Quaglia abbia accusato Legambiente come sindacato che ha deciso di prendere posizione in difesa dei posti di lavoro. Il pubblico ministero Fabrizio Argentieri ha chiesto per Quaglia una multa di 5 mila euro perché colpevole di diffamazione aggravata a mezzo stampa. «Comprensibile la tutela dei lavoratori ma non doveva affermare certe cose uscendo dalle sue competenze» ha detto Argentieri. Piero Oldrini, parte civile per Alberti, ha sostenuto le tesi del pm chiedendo la condanna di Quaglia, un risarcimento del danno per 10 mila euro e una provvisionale non inferiore alla metà del danno richiesto.