La storia di S. Domenico potrebbe, probabilmente, far
bene da "caso" di studio per qualche corso di management del turismo. Come
esempio negativo sia di azione che di omissione.
Io credo che il problema di S. Domenico sia
sostanzialmente un problema di carenza nel mix di vocazioni imprenditoriali,
e di carenza di "cultura dell'accoglienza", entrambe necessarie per fare il
successo di una stazione turistica e quindi anche dell'economia locale in
cui essa e' inserita.
La carenza del mix si e' espressa nel contrasto abnorme
fra una presenza molto forte dell'offerta immobiliare di seconde case, e
la debolezza sempre piu' marcata nell'offerta di servizi alberghieri, fino
al vero e proprio crollo degli ultimi tempi, oltre ad una carenza gravissima
e cronica di servizi accessori. A questa carenza si aggiunge una grave
assenza di iniziative di agriturismo.
Sulla carenza di cultura dell'accoglienza ci sarebbe
molto da dire ma bastano pochi punti per dare un'idea:
- La bruttezza urbanistica dell'abitato di S. Domenico,
proprio al suo ingresso, e' straordinaria; e' difficile trovare un luogo
piu' sciatto e squallido del primo piazzale, che i piu' recenti interventi
hanno soltanto peggiorato. Il resto dell'abitato, poi, anche se non
raggiunge l'acme del piazzale, denota decenni di trascuratezza privata e
istituzionale.
- La vocazione di località-porta di accesso ad uno
splendido parco naturale come quello di Veglia-Devero e' totalmente
trascurata. Chi arriva a S. Domenico ignaro della zona puo' benissimo
restare all'oscuro di questa risorsa del luogo. Le iniziative culturali
del parco (che non sono specifiche di S. Domenico ma possono essere di
interesse per molti dei suoi turisti) non hanno nessuna evidenza per i
frequentatori di S. Domenico. Solo andando espressamente alla Pro-loco si
trova qualche informazione.
- Molti anni fa era stato realizzato un
percorso ginnico che partiva dai pressi del paese e si sviluppava nel bosco
delle fate, verso Fernone, inframmezzato da postazioni per pic-nic. Da
allora nessuna manutenzione e' stata fatta e le varie strutture sono
fatiscenti, i cartelli esplicativi degli esercizi consigliati nelle varie
postazioni sono stati ridotti a frammenti e sparsi intorno da qualche
gentile frequentatore; nulla e' stato mai piu' risistemato dal momento della
iniziale realizzazione. Resiste invece ancora sul piazzale, alquanto
scolorito, un anacronistico cartello che pubblicizza l'uso del percorso come
se fosse ancora fruibile; la ciliegina sulla torta della trascuratezza.
- In località Maulone, a una curva della strada che
porta da Varzo a S. Domenico c'era una volta una caratteristica cappelletta,
arroccata su di un masso. Questa cappelletta divenne ad un certo punto
pericolante e fu fatta dalla pro-loco una raccolta di fondi per salvarla.
Qualche tempo dopo la cappelletta veniva semplicemente demolita. Non un
avviso alla pro-loco, non un cenno di rammarico, non una notizia sulla
destinazione dei soldi raccolti in nome del salvataggio.
L'impressione generale e' che a livello centralizzato S.
Domenico manchi totalmente di un punto di riferimento e di coordinamento
istituzionale, dotato di competenza nel business del turismo montano e di un
minimo di potere di orientamento e di intervento.
A livello della popolazione attiva c'e' poi senz'altro
una forte carenza di iniziativa e volonta' imprenditoriale nel campo dei
servizi turistici.
Il primo aspetto è grave ma rimediabile; il secondo molto
piu' problematico perche' le carenze culturali sono realta' molto stabili ed
e' difficile che una localita' della dimensione di S, Domenico possa contare
su iniziativa imprenditoriale non locale.
Per concludere, passiamo all'affermazione del sindaco
Adriano Cordoni che si dice sorpreso per le critiche di certi operatori
affermando: "Sanno che stiamo predisponendo un piano integrato: c’è una
società che vorrebbe investire a San Domenico. Operazione che porterà di
sicuro al rilancio della stazione". Se il piano integrato citato dal
sindaco si riferisce come credo alla nuova urbanizzazione in località Bulim
che, come si apprende dalla variante al PRG approvata, dovra' rispettare un
rapporto "adeguato" fra edilizia residenziale ed edilizia
turistico-ricettiva, non si vede come ci possa essere sviluppo
turistico-ricettivo a Bulim se a S. Domenico, neanche 500 metri piu' in la',
le strutture ricettive sono in via di abbandono. E non è detto dal sindaco
se la societa' che vorrebbe investire in questo progetto sia interessata a
mettere in piedi un'attivita' turistico-ricettiva o non piuttosto
un'operazione immobiliare che si risolva poi nei fatti nel realizzare
solamente edilizia residenziale, come e' successo fino ad ora.
Per quelli che hanno a cuore S. Domenico non c'e' da
stare molto allegri.
Saluti, Federico.
Interviene Italo Orsi di Italia Nostra.
Cara Amelia,
l'analisi di Federico non fa una grinza.
Purtroppo è proprio così. Al mix di ignavia ed insipienza, che permea
vasti strati sociali, aggiungerei una buona dose di presunzione ed
arroganza che complica le cose, poiché impedisce la percezione del
proprio stato e lo stato delle cose. In queste situazioni tutto ciò che
si può fare è una forte azione di contrasto in modo da impedire che si
facciano dell'altro male con improbabili "piani integrati", tunnel ed
altre fughe in avanti..