Nella foto: S. Domenico di Varzo dalla salita al Veglia
S. DOMENICO E IL DISASTRO
Come possedere un tesoro
e distruggerlo per sempre
15.3.07
 
 
Da La Stampa (v. sotto) alcune dichiarazioni piagnone sul disastro di S. Domenico, località turistica (si fa per dire) ai piedi del Veglia. Sotto sotto, dagli amici con cui abbiamo dato furente e vincente battaglia contro la costruzione di una "S. Domenico 2" nel bosco delle fate, un commento. Un altro commento da Italo Orsi di Italia Nostra.
 
 
15 Marzo 2007

VARZO.MANCANO STRUTTURE RICETTIVE


Rilanciare il turismo a S. Domenico


 
  [FIRMA]RENATO BALDUCCI
VARZO
«San Domenico è uno scrigno d’oro per il rilancio dell’economia di Varzo ma così com’è oggi rischia di morire». E’ il preoccupante sos lanciato dai pochi operatori che ancora presidiano la stazione turistica che sta annaspando tra mille problemi. Dalla carenza di parcheggi alla chiusura degli alberghi; dalla mancanza di strutture sportive e di svago all’assenza di servizi. Il nodo è il lento degrado della stazione alle porte dell’alpe Veglia. «I turisti ci sarebbero perché le richieste abbondano, ma non possiamo accoglierli, manca tutto» dice Fabio Lalle del residence «Orso Bianco». Con «Diei» e «Edelweiss» offrono una cinquantina di posti letto. Pochi. Altri alberghi (Puccini e Bosco delle Fate) hanno chiuso. «La beffa - aggiungono Fabio e sua moglie Patrizia - è che questa è la sola stazione ossolana dove si può sciare tutto l’anno, sino a fine aprile, su neve naturale. Ma mancano le strutture per i turisti».
I pochi commercianti lamentano il disinteresse del Comune. «Si parla da troppo tempo di piano integrato ma non si sa neppure cosa si intenda fare - aggiungono - e quali saranno i tempi per realizzarlo». Oltre alla neve c’è Veglia che potrebbe far da traino al turismo. «Purtroppo i problemi irrisolti della strada chiusa allontanano la gente» spiegano a San Domenico dove temono che l’avvicinarsi della data di scadenza degli impianti sciistici possa dare un’ulteriore batosta. «Non c’è la volontà politica di investire su San Domenico» aggiunge Patrizia Saltini del ristorante «Diei». E lamenta l’isolamento: «Qui ci sono tre bambini che devono arrangiarsi per andare a scuola a Varzo, 12 chilometri più a valle, solo perché il Comune non fa il servizio». «E’ rimasto un turismo di giornata. Tengo aperto il negozio per affittare sci e scarponi. Si lavora solo sabato e domenica quando invece questa stazione, meglio attrezzata, potrebbe ospitare delle settimane bianche» rimarca Nelson Pozo, ecuadoriano che ha messo le radici in valle. «Ci vorrebbe maggior elasticità anche nei regolamenti comunali - spiega Debora Castano del «Diei» - ; se chiudiamo i locali perché in giro non c’è nessuno rischiamo di essere multati». Insieme hanno dato vita ad un’Associazione per promuovere lo sviluppo della stazione ma chiedono aiuto agli enti pubblici per potere invertire il trend negativo che, dicono, «va avanti da decenni».
Il sindaco Adriano Cordoni si dice sorpreso per queste critiche: «Sanno che stiamo predisponendo un piano integrato: c’è una società che vorrebbe investire a San Domenico. Operazione che porterà di sicuro al rilancio della stazione. Purtroppo va detto che qualcuno ha perso il treno dei finanziamenti delle Olimpiadi: la nostra valle avrebbe dovuto avere priorità per quanto riguarda interventi di rilancio turistico».
 
 
 
Cara Amelia,
 
La storia di S. Domenico potrebbe, probabilmente, far bene da "caso" di studio per qualche corso di management del turismo.   Come esempio negativo sia di azione che di omissione.
Io credo che il problema di S. Domenico sia sostanzialmente un problema di carenza nel mix di vocazioni imprenditoriali, e di carenza di "cultura dell'accoglienza", entrambe necessarie per fare il successo di una stazione turistica e quindi anche dell'economia locale in cui essa e' inserita. 
 
La carenza del mix si e' espressa nel contrasto abnorme fra una presenza molto forte dell'offerta immobiliare di seconde case, e la debolezza sempre piu' marcata nell'offerta di servizi alberghieri, fino al vero e proprio crollo degli ultimi tempi, oltre ad una carenza gravissima e cronica di servizi accessori.  A questa carenza si aggiunge una grave assenza di iniziative di agriturismo.
 
Sulla carenza di cultura dell'accoglienza ci sarebbe molto da dire ma bastano pochi punti per dare un'idea:
L'impressione generale e' che a livello centralizzato S. Domenico manchi totalmente di un punto di riferimento e di coordinamento istituzionale, dotato di competenza nel business del turismo montano e di un minimo di potere di orientamento e di intervento. 
A livello della popolazione attiva c'e' poi senz'altro una forte carenza di iniziativa e volonta' imprenditoriale nel campo dei servizi turistici. 
Il primo aspetto è grave ma rimediabile; il secondo molto piu' problematico perche' le carenze culturali sono realta' molto stabili ed e' difficile che una localita' della dimensione di S, Domenico possa contare su iniziativa imprenditoriale non locale.
 
Per concludere, passiamo all'affermazione del sindaco Adriano Cordoni che si dice sorpreso per le critiche di certi operatori affermando: "Sanno che stiamo predisponendo un piano integrato: c’è una società che vorrebbe investire a San Domenico. Operazione che porterà di sicuro al rilancio della stazione".  Se il piano integrato citato dal sindaco si riferisce come credo alla nuova urbanizzazione in località Bulim che, come si apprende dalla variante al PRG approvata, dovra' rispettare un rapporto "adeguato" fra edilizia residenziale ed edilizia turistico-ricettiva, non si vede come ci possa essere sviluppo turistico-ricettivo a Bulim se a S. Domenico, neanche 500 metri piu' in la', le strutture ricettive sono in via di abbandono.  E non è detto dal sindaco se la societa' che vorrebbe investire in questo progetto sia interessata a mettere in piedi un'attivita' turistico-ricettiva o non piuttosto un'operazione immobiliare che si risolva poi nei fatti nel realizzare solamente edilizia residenziale, come e' successo fino ad ora.
 
Per quelli che hanno a cuore S. Domenico non c'e' da stare molto allegri.
 
Saluti, Federico.
 
 
 
Interviene Italo Orsi di Italia Nostra.
 
Cara Amelia,
 
l'analisi di Federico non fa una grinza. Purtroppo è proprio così. Al mix di ignavia ed insipienza, che permea vasti strati sociali, aggiungerei una buona dose di presunzione ed arroganza che complica le cose, poiché impedisce la percezione del proprio stato e lo stato delle cose. In queste situazioni tutto ciò che si può fare è una forte azione di contrasto in modo da impedire che si facciano dell'altro male con improbabili "piani integrati", tunnel ed altre fughe in avanti..