
Caccia, le Province chiedono più poteri
Caretti: “La Provincia ente in grado
di contemperare le esigenze di tutti”
Questa mattina il presidente Ravaioli e l’assessore alla Tutela faunistica Caretti hanno incontrato i presidenti dei Comprensori alpini per fare il punto sull’ultima stagione di caccia. Dal punto di vista venatorio il 2006 è stato un anno da dimenticare. Disposizioni controverse e ricorsi alla giustizia amministrativa hanno impedito ai cacciatori di avere certezza dei loro doveri e diritti, e hanno messo l’Amministrazione provinciale in difficoltà nel comprendere uno scenario normativo che cambiava di settimana in settimana.
“I più penalizzati sono stati i cacciatori” ammette il presidente Paolo Ravaioli. Che prosegue: “Gente che paga fior di soldi per le licenze e poi si trova a fronteggiare un marasma di norme in continuo divenire. La Provincia non ha mancato di fare pressioni in Regione, già nei primi giorni d’apertura della caccia, per arrivare a uno scenario stabile”.
Quali le riforme da apportare al settore lo dice l’assessore alla Tutela faunistica Diego Caretti: “Per evitare incomprensioni è necessario chiarire con precisioni ruoli e competenze di Regione e Province”. “Soprattutto – precisa Caretti – va superato il rapporto diretto tra la Regione e i Comprensori alpini per tutto quanto attiene la regolamentazione della caccia. Un impostazione – continua l’assessore – in contrasto con la sempre più chiara definizione delle competenze dei diversi enti locali territoriali, che individuano nella Regione il soggetto con compiti d’indirizzo e controllo e nelle Province gli enti intermedi che esercitano gli altri compiti di pianificazione e gestione. Così invece, con l’attuale triangolazione Regione-Provincia-Comprensori, la situazione è troppo indefinita”.
In altre parole, tutte le Province piemontesi chiedono gli strumenti per operare al meglio nella gestione della fauna locale, una delle competenze provinciali “storiche”. L’inserimento dei Comprensori alpini (e in altre zone di altri soggetti) nella fase istruttoria del procedimento che definisce l’annuale attività venatoria, e il fatto che i Ca rispondano solo a Torino, ha di sicuro ingenerato qualche disorientamento.
“Alla Provincia, ad esempio, spetta – spiega Diego Caretti – la redazione del Piano faunistico, che dice come va affrontata la gestione globale degli animali selvatici del Verbano-Cusio-Ossola. Non è pensabile che qualcun altro, i Comprensori, regoli la caccia senza fare riferimento agli uffici provinciali. Non è un sistema funzionale, punto e basta. E, badate bene: non vogliamo escludere i Comprensori, chiediamo solo rispondano al territorio, non a Torino”.
Insomma, la Provincia – per estensione territoriale e maggior comprensione di tutti gli interessi in gioco (cacciatori, ambientalisti, agricoltori, ecc.) – è il soggetto giusto per disciplinare la caccia, inserendola nella più ampia gestione dei beni faunistici e ambientali che sono patrimonio della collettività.
“Chiediamo alla Regione – dice il presidente Ravaioli – competenze e risorse. E a tutti i soggetti che hanno a cuore la fauna del Verbano-Cusio-Ossola (cacciatori e ambientalisti in primis) di collaborare con noi nella sua gestione”.
Verbania, 26.01.2007