Nella foto: L'isola di S. Giulio, nel lago d'Orta
 
BERE IL LAGO D'ORTA?
Di fronte alle carenze idriche,
rispunta l'idea di bere i laghi
che hanno patito gravi inquinamenti chimici.
13.01.07
 
 
La Stampa di un paio di giorni fa riportava (v. sotto) alcune dichiarazioni di sindaci pronti ad utilizzare a scopo potabile e industriale l'acqua del lago d'Orta, incalzati dal timore delle secche estive. Come sempre succede, quando da queste parti si vuole promuovere un uso "alternativo" delle acque (ricordo: liming del lago d'Orta, progetto di trasferimento delle acque del lago Maggiore per dissetare Novara, scarico a lago di Acetati nel condotto del depuratore civile, difesa ad oltranza dell'innocenza di Enichem di Pieve Vergonte dall'aver impestato di DDT il lago Maggiore), ci si rivolge all'Istituto degli Ecosistemi (ex Idrobiologico) di Pallanza, che si mostra sempre ben disposto, lasciandoci quindi infiniti dubbi sulla qualità della consulenza. Le acque del lago d'Orta, lo ricordiamo, sono state acque biologicamente "morte" dal 1926 al 1990, quando alla Bemberg di Gozzano fu imposto un depuratore degli scarichi (che pagammo anche tutti noi). I fondali furono, e per sempre, impregnati di rame. Oggi, grazie al depuratore suddetto, al depuratore consortile delle rubinetterie di S. Maurizio d'Opaglio, al depuratore civile e industriale di Crusinallo, che anche lui fa quel che può, e grazie al ricambio naturale delle acque, il lago d'Orta è balneabile e di buona qualità quasi ovunque (Omegna, che non canalizza e quindi non depura i suoi scarichi, fa dolorosa eccezione). Che sia potabile previa filtrazione, non so. Che le industrie possano agevolmente utilizzarlo come materia prima e come agente di raffreddamento degli impianti, è palese. E' opportuno tutto ciò? Mi piacerebbe che altri più competenti di me si esprimessero.
 
 
 
Acqua di lago a tavola
Il progetto c’è e si può
 
[FIRMA]VINCENZO AMATO
ORTA
Sino a qualche anno fa veniva considerata poco più che un’ipotesi da accademici. Adesso di utilizzare l’acqua del lago d’Orta a fini civili e industriali non solo si parla apertamente, ma la stessa Regione Piemonte è pronta ad intervenire con uno studio di fattibilità. Sulla possibilità, oltre che sull’opportunità, di pescare acqua dal lago d’Orta per riempire i bacini esausti dei comuni rivieraschi intervengono anche i ricercatori del Cnr, l’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi di Pallanza, «Dal punto di vista chimico la qualità delle acque del lago rientra abbondantemente nei limiti previsti dalle normative e destinate alle acque potabili - dice il ricercatore Alcide Calderoni - per la nostra conoscenza come avviene in molti casi simili, sia a livello nazionale che internazionale, il trattamento di potabilizzazione richiederebbe soltanto un processo di filtrazione seguita dalla fase di disinfezione». Più o meno sarebbe ciò che già avviene con altre acque come nel caso di Omegna che utilizza le acque del torrente Strona. Secondo alcuni calcoli il fabbisogno giornaliero di acqua per ventimila abitanti e per le industrie, ipotizzando che dal lago «peschino» tutti i comuni del Cusio, sarebbe di circa cinquemila metri cubi al giorno. Un calcolo fatto per eccesso. «L’eventuale prelievo in lago dovrebbe essere effettuato ad almeno 100-200 metri dalla riva - suggerisce ancora Calderoni - ed alla prondità di 45-55 metri».
«L’utilizzazione dell’acqua del lago è stata oggetto di un incontro, da me richiesto, avvenuto lo scorso mese di agosto con l’assessore regionale Nicola De Ruggiero - dice il sindaco di Orta Stefano Cusinato - la Regione si è detta disponibile a sostenere una studio di fattibilità. E’ importante intervenire non solo per i turisti, ma soprattutto per i nostri cittadini». Il ricordo dell’estate a secco del 2003 ed in parte dello scorso anno è ben presente. Favorevole si dicono il sindaco di Pella, Nello Ferlaino. «Propongo di utilizzare, fin da subito, l’acqua del lago per l’uso industriale - dice il primo - costerebbe molto meno alle industrie e libererebbe risorse idriche potabili». Opinione condivisa anche dal sindaco di Pettenasco Ezia Tabozzi: «Anche se noi non abbiamo avuto i problemi degli altri comuni in prospettiva bisogna assolutamente pensarci. diversamente si finisce con l’inseguire l’emergenza ad ogni estate».