
ALL’UFFICIO VIA DELLA PROVINCIA VCO
Oggetto:
CENTRALE IDROELETTRICA SUL TORRENTE ERNO – DITTA GATOR – FASE DI VALUTAZIONE – OSSERVAZIONI
Il torrente Erno è un corso d’acqua che scorre in quasi tutto il suo percorso in forre molto incise, difficilmente raggiungibili, se non percorrendo sentieri tra i boschi, una volta ben tenuti e utilizzati per le attività connesse all’uso del bosco, oggi assai disastrati e meritevoli di recupero a fini turistici e di conoscenza del territorio.
Il torrente, che nasce nella zona umida dello Scoccia (Mottarone), zona che l’Assessorato ai Parchi della Provincia VCO intende inserire come area di pregio naturalistico all’interno dell’istituendo Parco Provinciale del Mottarone, è già sottoposto a sfruttamento idroelettrico nella sua prima parte, con sala macchine a Gignese. L’acqua rilasciata dalle turbine di Gignese verrebbe interamente assorbita dalla nuova derivazione, che assorbirebbe anche l’acqua intercettata dal torrente sotto alla linea della prima derivazione.
Dati essenziali dell’opera sottoposta a procedura di VIA:
H1 (quota pelo libero nella camera di carico) = 619,90 m
H2 (quota asse turbina) = 253,25 m
ΔH = 366,65 m
Hu (salto utile, dedotte le perdite di carico) = 352,99 m
L (lunghezza condotta) = 6371 m
DN (diametro nominale) = 600 mm
Q util (portata media annua giornaliera utilizzata) = 240 l/s
Q util, max = 450 l/s
DMV = 50 l/s
W (potenza media, in kW) = 706,4
E (produzione media annua, in kWh) = 6.050.000 kWh
OSSERVAZIONI
1) La produzione di energia elettrica da fonte idroelettrica è senza dubbio da classificarsi tra quelle di tipo rinnovabile, tanto da ricevere incentivi economici statali consistenti, che rendono appetibile l’impresa, anche in presenza di corsi d’acqua obiettivamente poco consistenti, come l’Erno.
A differenza degli impianti a diga, quelli ad acqua fluente non sono essenziali per il soddisfacimento del bisogno di energia elettrica da parte della comunità, poiché l’acqua è presente nei torrenti in tempi non prevedibili e quindi non programmabili. Ciononostante il GSE è tenuto ad acquistare e mettere in rete tutta l’energia elettrica prodotta dall’impianto, a prezzo maggiorato, anche nei momenti non di punta. L’energia totale prodotta da fonti idroelettriche ad acqua fluente serve soprattutto per il computo della produzione da energie rinnovabili da presentare al saldo degli impegni derivanti all’Italia dal Protocollo di Kyoto.
Senza incentivi, nonostante la maturità più che secolare della tecnologia, gli impianti idroelettrici non sarebbero finanziariamente convenienti e neppure autosufficienti. Noi riteniamo che gli incentivi andrebbero riservati alle tecnologie non ancora mature, solare termico, fotovoltaio, eolico in primis.
Essendo questa una considerazione generale, non aspetto controdeduzione dalla Commissione di VIA.
2) Il PEAR aveva convenuto che lo sfruttamento a scopo idroelettrico dei corsi d’acqua piemontesi avesse raggiunto un livello tale, oltre il quale la naturalità del territorio correva seri rischi. A tal fine aveva disposto che il massimo valore complessivo di rilascio di nuove concessioni, fino al 2010, non potesse superare i 150 MW complessivi.
Il PEP del VCO, adeguandosi alle disposizioni cogenti regionali, aveva disposto un tetto massimo di 35 nuovi MW per il VCO.
Nonostante le mie reiterate richieste formulate al dirigente ing. Proverbio, ad oggi non ho ancora ricevuto un elenco dettagliato dei MW concessi dalla Provincia del VCO dopo l’approvazione del PEP. Nel caso che il tetto fosse stato raggiunto e/o superato, riterrei inutile e fuorviante che l’ufficio VIA provinciale continuasse ad esaminare le pratiche sottoposte ad esame, che dovrebbero essere rinviate a dopo il 2010.
Chiedo un chiarimento dettagliato su questo punto.
3) La “sintesi non tecnica” allegata al faldone è assolutamente incomprensibile ed inutilizzabile per lo scopo per cui viene redatta, e cioè di mettere a conoscenza la popolazione che è in corso una procedura di VIA, rispetto alla quale potrebbe far pervenire osservazioni utili alla decisione finale. La popolazione, soprattutto quella più anziana e residente, dispone infatti di utilissime conoscenze minute, che spesso sfuggono ai tecnici incaricati, sia della ditta richiedente, sia della Provincia. Escludere di fatto la popolazione dal dibattito intorno ad un’opera sottoposta a procedura di VIA, significa entrare in collisione con il senso stesso della normativa. Sarebbe anzi essenziale che i sindaci mettessero a disposizione della popolazione in modo facilmente accessibile sia la cartografia sia la sintesi non tecnica, purché leggibile. In questo senso ho dato la disponibilità al Comune di Lesa per collaborare alla diffusione delle informazioni.
Chiedo che la sintesi non tecnica venga redatta in termini chiari, precisi, comprensibili, utili. E che venga distribuita alla popolazione.
4) E’ assolutamente carente, per non dire assente, l’analisi ecologica, antea e postea, del territorio, intendendo con questo termine sia il territorio attraversato dalla condotta, sia e soprattutto il torrente che verrà prosciugato. La descrizione del territorio inserita nel faldone è un copia-incolla descrittivo di ambienti analoghi e riguarda soltanto e genericamente la fascia che verrà attraversata dalla condotta. Il prelievo dell’acqua del torrente sembra quasi, per i progettisti, non influenzare l’ambiente circostante. Il torrente, invece di apparire come un bene naturalistico dei comuni che attraversa, viene trattato soltanto come opportunità di produzione energetica e di ricavo economico. Manca addirittura nel faldone l’analisi ittiologica e quella di vitalità biologica del torrente, rinviate a tempo futuro, “se richieste”. Indagini spontanee e amatoriali condotte negli anni passati riportavano di ricchezze naturalistiche insospettate, molto probabili soprattutto dove il torrente si allarga in vaste pozze, utilizzate anche dai ragazzini come piscine naturali e come zone di pesca.
Si chiedono indagini attente e coscienziose. Si chiede che il sopralluogo prenda in esame non soltanto il tragitto della condotta, ma anche il torrente.
5) Per quanto a mia conoscenza, il comune di Brovello Carpugnino e quello di Gignese hanno un sistema fognario e depurativo del tutto carente o assente. Sospetto che il torrente Erno e i suoi affluenti fungano da canali di scarico a lago dei reflui fognari, cosa particolarmente pesante nei mesi estivi. La riduzione della portata diminuirebbe, fino ad annullarlo, il potere depurante del torrente, alla foce del quale Lesa già paga pesantemente la presenza di un depuratore consortile inadeguato. La questione non è presa in esame dallo studio
Si chiedono con particolare insistenza chiarimenti puntuali in merito.
6) La condotta all’altezza di Brovello attraversa i depositi del Maglio Nesso, che sono centinaia di migliaia di metri cubi di smarino ricavato dallo scavo del tunnel autostradale di Massino Visconti, appoggiati in modo improvvido proprio sul ciglio del torrente. Più volte ho sollecitato i sindaci di Lesa che negli anni si sono succeduti a far verificare la stabilità di quell’ammasso, che, sottoposto ad alluvione, precipiterebbe nel torrente, con grave rischio per il comune di Lesa, zona della foce dell’Erno. Personalmente a suo tempo mi ero fatta accompagnare da un geologo per capire se la mia preoccupazione fosse eccessiva: anche il geologo dott. Puppini, condivideva la mia tesi. Nella relazione geologica del faldone l’ammasso è indicato come residuo morenico. E’ possibile, a mio avviso, che i lavori di posa della condotta inneschino un pericoloso movimento franoso.
Si chiede che questo punto venga esaminato con assoluta attenzione.
7) Nello studio non ho trovato il piano economico-finanziario dell’opera, che abitualmente è allegato a studi analoghi e che rende conto delle potenzialità economiche dell’impresa.
Si invita la ditta ad essere esplicita su questo punto.
8) La recente disposizione regionale riferita al PTA (2004) prevede che il DMV sia calcolato non soltanto con riferimento a dati ideologici, ma anche a dati naturalistici.
Dal sito http://www.interreg3a-idrobiologia.com/dmv.htm traggo la seguente sintesi:
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Il DMV secondo il Piano di Tutela delle Acque (Regione Piemonte; 2004) |
L'Autorità di Bacino ha proposto una "formula" valida per l'intero bacino del Po (salvo gli adeguamenti in funzione delle caratteristiche ambientali delle diverse aree geografiche) e fondata su parametri morfometrici ed idrologici, ma tarata su valutazioni di carattere biologico ottenute dall'applicazione di metodi naturalistici su numerose stazioni rappresentative delle diverse situazioni idrologiche - ambientali riscontrabili sul reticolo idrografico che alimenta il fiume Po. Essa (Allegato "B" - "criteri di regolazione delle portate in alveo" - Parma, 21/11/2001) è sintetizzata dalla seguente formula:
DMV = K*Qmed*S*M*Z*A*T
Dove:
K è un parametro sperimentale determinato per singole aree idrografiche;
Qmed/s
è la portata specifica media annua [l/s/km²];
S è la superficie del bacino sotteso alla sezione di interesse [km²];
M è il parametro morfologico;
Z è il massimo di tre valori N, F e Q (rispettivamente parametri naturalistico,
di fruizione e relativo alla qualità biologica delle acque);
A è il parametro relativo all'interazione tra acque superficiali e sotterranee;
T è il parametro relativo alla modulazione del DMV.
Il
prodotto "K*Qmed*S" rappresenta la componente idrologica del deflusso
minimo vitale (che deve essere applicata a tutte le derivazioni entro il 31
dicembre 2008), mentre gli altri parametri sono fattori di correzione che
tengono conto, ove necessario, delle particolari condizioni locali. Spetta alle
Regioni, nell'ambito della redazione dei Piani di Tutela, individuare i corsi
d'acqua o tratti di essi, su cui devono essere applicati i parametri M, A, Z e T
ed assegnare i valori agli stessi, in ogni caso con applicazione a tutte le
derivazioni entro il 31 dicembre 2016, data entro la quale devono essere
conseguiti gli obiettivi indicati dal Decreto Legislativo 152/99.
La Direzione Pianificazione delle Risorse Idriche della Regione Piemonte ha
presentato e divulgato, nella primavera del 2004, il "Progetto di Piano di
Tutela delle Acque" (PTA) che prevede i seguenti valori:
(1) FORNERIS G., PEROSINO G.C., PINNA PINTOR N., 1990. Conseguenze delle captazioni idriche sugli ecosistemi acquatici. Situazione attuale e proposte di regolamentazione per il territorio piemontese. Assessorato Caccia e Pesca della Provincia di Torino.
(2) Si tratta sostanzialmente dei corsi d'acqua individuati dalla "Carta Ittica Relativa al Territorio della Regione Piemontese" (Regione Piemonte, 1991) quali "zone ittiche a trota mormorata e/o temolo".
(3) Salmo [trutta] marmoratus (trota marmorata), Salmo [trutta] fario (trota fario, solo se di ceppo mediterraneo), Thymallus thymallus (temolo), Barbus meridionalis (barbo canino) ed Esox lucius (luccio).
(4) Zona A: Bacino del Po ad esclusione dell'asta fluviale del fiume Po a valle della confluenza con il Pellice, dei tributari di destra dello stesso fiume Po a valle del Tanaro. Zona B: Asta fluviale del Po a valle della confluenza con il Pellice. Zona C: bacini tributari di destra del fiume Po a valle del Tanaro.
(5) Corsi d'acqua, ancorché non compresi nelle precedenti categorie, presentino in rilevante interesse scientifico, naturalistico, ambientale e produttivo in quanto costituenti habitat si specie animali o vegetali rare o in via di estinzione, ovvero in quanto sede di complessi ecosistemi acquatici meritevoli di conservazione o altresì di antiche e tradizionali forme di produzione ittica, che presentano un elevato grado di sostenibilità ecologica ed economica.
(6) In sostanza sono gli ambienti già oggetto di specifiche norme di tutela (tratti a specifica destinazione per la vita dei pesci in applicazione del D. Lgs. 130/92) ed il reticolo idrografico del bacino del Sesia a monte di Varallo).
Lo studio della ditta Gator non mostra di aver preso in considerazione i parametri naturalistici (in particolare M e N), anche per assenza totale dello studio naturalistico. Il DMV indicato in 50 l/s per calcoli meramente ideologici non tiene conto dei valori biologici del torrente, che non sono stati neppure esaminati.
Si invitano i tecnici della Commissione VIA a non trascurare le indicazioni del PTA: i torrenti non sono tubazioni o canali, ma ecosistemi efficaci, di cui non dobbiamo privare il territorio.
9) La Provincia del VCO, come sopra accennato, sta per varare il Parco Provinciale del Mottarone. Il bacino dell’Erno potrebbe inserirsi nei confini del parco, come suo proseguimento naturale. Essere nei confini di un parco interprovinciale costituirebbe per il comune di Lesa e per quello di Gignese e di Brovello Carpugnino un valore aggiunto certamente più significativo del ricavato dai canoni idrici e da altre compensazioni ed elemosine. Sicuramente l’Italia è oggi in grado di rinunciare senza risentirne ai kWh che (forse) l’Erno produrrà, mentre i comuni verrebbero deprivati di un patrimonio ambientale di elevato valore presunto, ancora da quantificare.
Si chiede che le Province di Novara e VCO e i Comuni di Gignese, Brovello C. e Lesa si facciano carico di promuovere studi naturalistici propri ed esaminino la possibilità e i vantaggi di inserire il bacino dell’Erno nei confini del nuovo costituendo parco provinciale. Il senso della legge sulla VIA è proprio quello di soppesare ipotesi diverse, compresa l’ipotesi 0.
In attesa di conoscere le controdeduzioni alle Osservazioni presentate, saluto e auguro buon lavoro.
Dott.ssa Amelia Alberti
Presidente Circolo Verbano di Legambiente
17/06/2007