e dell'area oggetto di bonifica.
Dietro, la superstrada e il Toce.
La bonifica di Pieve Vergonte è un tormentone senza fine. Ottant'anni
di chimica industriale senza scrupoli e senza controlli hanno
provocato l'inquinamento (da DDT, arsenico, mercurio e altro, tutti
veleni non biodegradabili) del sito industriale ex-Rumianca ed
ex-Enichem (suolo, sottosuolo e falda), dei fondali del torrente
Marmazza, del Toce, del lago Maggiore e del Ticino, rendendo per
anni non commestibile i pesci e compromessa tutta la catena
alimentare. A partire dal 1996, anno in cui lo scandalo è scoppiato,
Enichem si è trovata costretta a presentare al Ministero
dell'Ambiente e alla Conferenza dei Servizi, il progetto di bonifica
del sito industriale, mettendo nel contempo in sicurezza il
drenaggio della falda idrica, che non trascinasse nel Toce altro
inquinante. Il primo progetto di bonifica presentato immaginava di
chiudere in un "sarcofago" più o meno sigillato, a ridosso della
superstrada, circa mezzo milione di metri cubi di terreno inquinato,
giusto per toglierlo di mezzo. Ci eravamo opposti (con Provincia e
Regione), parendoci una crudele follia quella di lasciare nel sito
tutto quel materiale, contenente centinaia di tonnellate di veleni,
in eredità ai nostri discendenti e in balìa della prima alluvione.
Chiedevamo che il terreno, prima di essere rinchiuso, fosse trattato
e inertizzato. Altri progetti si aggiunsero al primo, fino ad
arrivare a quello discusso in data odierna in Conferenza dei Servizi
a Torino, progetto che doveva essere approvato definitivamente.
L'idea portante è attualmente la seguente: le terre, in quantitativi
variabili da 1.100.000 mc a circa 300 mc (secondo il grado di
disinquinamento che si vuole raggiungere), vengono scavate,
movimentate e trasportate in una discarica della Germania dell'est,
lasciando qui - da trattare con un "desorbitore termico" e
reinterrare - soltanto quantitativi residuali (da circa 600.000 a
44.000 mc). I costi di conseguenza varierebbero, a detta di Enichem, da
381 a 150 ML di euro. Ovviamente Enichem privilegia la versione
minimale, che è anche quella obiettivamente meno impattante per
questa generazione di cittadini (le tonnellate di veleni che
rimangono nel terreno si libereranno nei tempi a venire) e
soprattutto meno costosa. Il Ministero, fatte molte pulci sullo
stato di funzionamento della barriera idraulica della falda in atto,
e constatate alcune incongruenze nelle tabelle di progetto, ha
chiesto precisazioni scritte, e ha molto insistito per accontentare
la richiesta pressante che gli viene dal Comune di Pieve Vergonte,
sostenuto dai Comuni limitrofi, di far deviare il corso del Marmazza,
che sottopassa gli impianti e che allaga il paese in occasione di
piene. Per motivi poco comprensibili Enichem non acconsente a quest'opera,
neppure troppo costosa, impegnandosi soltanto a bonificare i fondali
del Marmazza. Tutti i Comuni, inoltre, chiedono fermamente di
portare in Germania dell'est anche le terre destinate al
desorbimento, liberandoci anche da questo gravame. La Provincia
appoggia l'ipotesi minimale e le richieste dei Comuni. Soltanto la
Regione pone il problema della bonifica delle terre sottostanti agli
attuali impianti in funzione (di proprietà Tessenderlo): quando,
come, in che modo, verranno bonificati? E inoltre: può essere,
quello economico, il fattore determinante della bonifica? La seduta
è stata tolta e nulla è stato ancora deciso.
A nostro parere la decisione di Enichem di esportare terre
gravemente inquinate e non trattate e di depositarle in una
discarica in Germania dell'est, è di quelle che dovrebbero chiamarci
tutti a riflettere sulla sua sostenibilità ambientale ed etica. La
dimostrata concordia dei nostri Amministratori locali
nell'applaudire a questa soluzione (e meglio ancora, se
l'esportazione riguarderà "tutte" le terre, senza neppure accollarci
la ricaduta di decontaminarne una parte), ci lascia perplessi. Ci
chiediamo se il VCO ha finalmente capito di trovarsi di fronte a un
disastro ambientale. Ci chiediamo se la responsabilità del disastro
ambientale sia tutta di Enichem, o non sia anche della collettività
e dei suoi Amministratori, che non hanno visto o hanno finto di non
vedere. Ci chiediamo se sia così semplice cancellare ottant'anni di
mala chimica, con un'ininterrotto flusso di tir che da Pieve
Vergonte, per anni e anni, varcando le Alpi raggiungano luoghi
lontani, a noi sconosciuti, e incolpevoli. Queste e altre cose ci
chiediamo, e su queste cose vorremmo che si aprisse un dibattito di
alto livello, nelle Pubbliche Amministrazioni e nei mezzi di
comunicazione.