Il dramma avviene sul braccio Enichem del porto industriale di Porto Torres. Sono le 11.50, gli uomini dell'equipaggio della Panama Suprema, petroliera battente bandiera di Nassau, provvede a scaricare il benzene e la paraffina destinati allo stabilimento Enichem quando a prua, dove lavoravano due giovani marinai, un ucraino di 23 anni e un lettone di 29, avviene una prima esplosione. Gli altri uomini dell'equipaggio, tredici con il comandante russo, fuggono lanciandosi in acqua e salendo sulla scialuppa di salvataggio.
Nella petroliera, con doppio scafo, partono quattro esplosioni a catena. I tredici marinai che si sono gettati in acqua vengono salvati dal personale presente nel porto e dagli equipaggi del 118 che hanno garantito assistenza medica immediata. Degli altri due marinai, che secondo quanto riferito dal comandante ai soccorsi, si occupavano della stazione di pompaggio e dell'apertura delle saracinesce nessuna traccia. Secondo i soccorritori (inizialmente sono stati considerati dispersi) sono stati travolti in pieno dalla prima esplosione e poi dalle altre. Dal porto partono subito i traghetti della Grimaldi e della Tirrenia, ormeggiati a poche centinaia di metri dal luogo dell'esplosione.
Quasi una strage, si diceva, evitata solamente per una questione di minuti. Una manciata di tempo che ha impedito l'effetto domino. "Per fortuna al momento dell'esplosione non c'erano altri mercantili vicino - racconta Lino Melis, responsabile della Guardia Costiera ausiliara, tra i primi ad essere intervenuti a dare i soccorsi assieme alla Capitaneria di Porto e agli altri operatori portuali - altrimenti l'effetto sarebbe stato a catena". Per il momento non si conoscono ancora le cause precise che hanno provocato l'esplosione. Le indagini portate avanti dai vigili del fuoco, dalla Capitaneria di Porto dovranno accertare il motivo che ha provocato lo scoppio. "Certo è - continua Melis - che quando la presenza di queste sostanze è rarefatta, all'interno dei contenitori si formano delle composizioni gassose che, se non vengono equilibrate con l'aggiunta di azoto, diventano esplosive".
Un po' come dovrebbe essere avvenuto all'interno della petroliera di nuova costruzione. L'esplosione che ha aperto anche uno squarcio laterale , secondo quanto affermano gli uomini impegnati nelle operazioni di salvataggio, ha proiettato i pezzi delle lamiere a ottocento metri di distanza. Non solo. Subito dopo le esplosioni nella gasiera si è sviluppato un incendio che ha provocato una colonna di fumo visibile a quasi trenta chilometri di distanza. Fumo nero e gas che hanno intossicato alcuni addetti alle operazioni di soccorso. I vigili del fuoco, gli uomini della capitaneria di porto e alcuni addetti ai rimorchiatori hanno domato l'incendio nel giro di alcune ore.
Lo scheletro della chimichiera è ora inclinato su un lato all'interno del porto industriale. Le fiamme e l'esplosione hanno creato danni anche all'impianto industriale del molo. Gli uomini della capitaneria di porto, assieme ai carabinieri e alla polizia dovranno accertare l'esatta dinamica dell'incidente e le cause che hanno provocato l'esplosione. "Resta da risolvere un problema di non poco conto - denuncia il responsabile della Guardia costiera ausiliaria - è necessario intervenire e liberare al più presto il porto dalla carcassa della chimichiera, prima che ci possano essere anche altre conseguenze più gravi".
Come quelle legate alla grossa nube di fumo che dal luogo dell'incendio si è levata in alto prima di essere trasportata dal maestrale prima verso Alghero, poi verso Sassari, e le spiegge di Stintino e le altre zone balneari della Sardegna nord occidentale.
Il traffico marittimo della Tirrenia e della Grimaldi è stato dirottato a Olbia.