Nella foto: La Panam Suprema brucia
 
ROGO A PORTO TORRES
Il benzene (lo stesso di Pieve Vergonte)
brucia spaventosamente.
2.1.04
 
Una nave cisterna carica di benzene, destinato al locale stabilimento Enichem, ha preso fuoco nel porto di Porto Torres. Una colonna di fumo visibile a trenta chilometri si è levata dalla nave. Due marinai sono dispersi, tredici si sono salvati buttandosi a mare. L'esplosione pare sia stata causata dalla naturale propensione dei vapori di benzene ad esplodere con autoaccensione, se in presenza di aria. La Protezione civile afferma che la nube non è tossica. Vi trascrivo, sul fatto, l'articolo da L'Unità di oggi.
Mi è venuto in mente di parlarvi di questo evento non solo per sim-patia con tutto il genere umano, ma perché la cosa, in un certo senso, ci riguarda. Come forse sapete, infatti, anche la "nostra" Enichem (oggi Tessenderlo) di Pieve Vergonte usa come materia prima il benzene e corre di conseguenza tutti gli stessi rischi. Il gruppo di lavoro presso la Prefettura di Verbania ha recentemente completato il Piano di Emergenza Esterno (al quale non ero stata invitata), e forse ha valutato con lungimiranza la questione. O forse no, premuta sicuramente da tutte le parti dai comuni contermini che desiderano espandersi in ogni direzione e da un'azienda che tende a minimizzare tutti i rischi, riducendoli a grottesche monellate. Due parole doverose sulle nubi, che per Arpa e Protezione civile di tutta Italia non sono MAI tossiche. Il benzene è una sostanza organica volatile, chimicamente costituita solo da carbonio e idrogeno, che quando brucia produce quindi soltanto anidride carbonica e vapore acqueo, e quindi in effetti si può teoricamente affermare che la nube dell'incendio di benzene non è tossica. Ma, come si capisce dal suo colore nero, la combustione in un incendio non è mai completa e regolare e si formano contemporaneamente sostanze non totalmente combuste, che possono essere pericolose per la salute. Inoltre il benzene è un "cancerogeno" di classe 1 per l'IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), che il calore dell'incendio sicuramente non si limita a bruciare, ma fa anche evaporare tal quale. Respirare vapori di benzene può non essere immediatamente tossico e mortifero, ma i suoi terribili effetti si avvertiranno nel tempo, anonimi e subdoli come quelli di quasi tutti i cancerogeni.
 
PORTO TORRES. Quasi una strage. Prima l'esplosione che ha investito e ucciso due marinai di 23 e 29 anni e proiettato rottami in metallo a quasi un chilometro di distanza, poi altri tre boati prima dell'incendio che ha divorato una petroliera e creato una colonna di fumo nero visibile da trenta chilometri. Al porto industriale di Porto Torres, è quasi strage. Un incidente drammatico che nel suo bilancio vede già due vittime. Due giovani marinai addetti alle operazioni di scarico dei materiali destinati allo stabilimento Enichem di Porto Torres. Benzene e paraffina da utilizzare nella lavorazione degli idrocarburi.

 

Il dramma avviene sul braccio Enichem del porto industriale di Porto Torres. Sono le 11.50, gli uomini dell'equipaggio della Panama Suprema, petroliera battente bandiera di Nassau, provvede a scaricare il benzene e la paraffina destinati allo stabilimento Enichem quando a prua, dove lavoravano due giovani marinai, un ucraino di 23 anni e un lettone di 29, avviene una prima esplosione. Gli altri uomini dell'equipaggio, tredici con il comandante russo, fuggono lanciandosi in acqua e salendo sulla scialuppa di salvataggio.

Nella petroliera, con doppio scafo, partono quattro esplosioni a catena. I tredici marinai che si sono gettati in acqua vengono salvati dal personale presente nel porto e dagli equipaggi del 118 che hanno garantito assistenza medica immediata. Degli altri due marinai, che secondo quanto riferito dal comandante ai soccorsi, si occupavano della stazione di pompaggio e dell'apertura delle saracinesce nessuna traccia. Secondo i soccorritori (inizialmente sono stati considerati dispersi) sono stati travolti in pieno dalla prima esplosione e poi dalle altre. Dal porto partono subito i traghetti della Grimaldi e della Tirrenia, ormeggiati a poche centinaia di metri dal luogo dell'esplosione.

Quasi una strage, si diceva, evitata solamente per una questione di minuti. Una manciata di tempo che ha impedito l'effetto domino. "Per fortuna al momento dell'esplosione non c'erano altri mercantili vicino - racconta Lino Melis, responsabile della Guardia Costiera ausiliara, tra i primi ad essere intervenuti a dare i soccorsi assieme alla Capitaneria di Porto e agli altri operatori portuali - altrimenti l'effetto sarebbe stato a catena". Per il momento non si conoscono ancora le cause precise che hanno provocato l'esplosione. Le indagini portate avanti dai vigili del fuoco, dalla Capitaneria di Porto dovranno accertare il motivo che ha provocato lo scoppio. "Certo è - continua Melis - che quando la presenza di queste sostanze è rarefatta, all'interno dei contenitori si formano delle composizioni gassose che, se non vengono equilibrate con l'aggiunta di azoto, diventano esplosive".

Un po' come dovrebbe essere avvenuto all'interno della petroliera di nuova costruzione. L'esplosione che ha aperto anche uno squarcio laterale , secondo quanto affermano gli uomini impegnati nelle operazioni di salvataggio, ha proiettato i pezzi delle lamiere a ottocento metri di distanza. Non solo. Subito dopo le esplosioni nella gasiera si è sviluppato un incendio che ha provocato una colonna di fumo visibile a quasi trenta chilometri di distanza. Fumo nero e gas che hanno intossicato alcuni addetti alle operazioni di soccorso. I vigili del fuoco, gli uomini della capitaneria di porto e alcuni addetti ai rimorchiatori hanno domato l'incendio nel giro di alcune ore.

Lo scheletro della chimichiera è ora inclinato su un lato all'interno del porto industriale. Le fiamme e l'esplosione hanno creato danni anche all'impianto industriale del molo. Gli uomini della capitaneria di porto, assieme ai carabinieri e alla polizia dovranno accertare l'esatta dinamica dell'incidente e le cause che hanno provocato l'esplosione. "Resta da risolvere un problema di non poco conto - denuncia il responsabile della Guardia costiera ausiliaria - è necessario intervenire e liberare al più presto il porto dalla carcassa della chimichiera, prima che ci possano essere anche altre conseguenze più gravi".

Come quelle legate alla grossa nube di fumo che dal luogo dell'incendio si è levata in alto prima di essere trasportata dal maestrale prima verso Alghero, poi verso Sassari, e le spiegge di Stintino e le altre zone balneari della Sardegna nord occidentale.

Il traffico marittimo della Tirrenia e della Grimaldi è stato dirottato a Olbia.