Nella foto: La fabbrica chimica Acetati di Verbania
 
LA CASSAZIONE CI DA' RAGIONE
La Cassazione respinge il ricorso di Acetati
e dà ragione alla Procura (e a noi...)
 
I legali di Acetati erano ricorsi in Cassazione contro la legittimità del sequestro degli impianti Acetati, perché la formaldeide contenuta negli scarichi a lago non era, a loro avviso, abbastanza cancerogena per l'uomo da giustificare la draconiana decisione del Tribunale. Lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, con sede a Lione, www.iarc.fr), cui la legge degli scarichi (D. L.vo 152.99) demanda la classificazione, indica la formaldeide come "probabilmente" cancerogena, allo stato attuale delle ricerche. Replicava il Gip del Tribunale di Verbania che la 152 non è legge sanitaria (specificamente a protezione dell'uomo), ma legge a tutela dell'ambiente, e quindi la classificazione era coerente e il Tribunale legittimato. Il Tribunale (e noi, che avevamo presentato l'esposto, con lui) abbiamo avuto ragione (v. sotto da La Stampa). Il processo degli scarichi, che comincerà il 2 di febbraio, partirà quindi col vento in poppa, contro chi mette a repentaglio la salute delle persone e dell'ambiente. Altro che "ecoterrorismo"! I fatti, e non solo i fatti, purtroppo ci stanno dando sempre ragione!
25 Gennaio 2004

Acetati, legittimo il sequestro scarichi


Cassazione rigetta il ricorso dell’azienda chimica verbanese

Aristide Ronzoni
VERBANIA
Nuovo giro di boa nella vicenda «Acetati spa». La terza sezione della Cassazione, l’altro ieri, ha rigettato il ricorso che i legali del polo chimico avevano inoltrato avverso la sentenza del tribunale del Riesame di Verbania con la quale veniva sancita la legittimità del sequestro degli scarichi a lago disposto dal gip del tribunale Montefusco nell’ottobre 2002 su richiesta della Procura della Repubblica. Gli avvocati Molino, Zaccone, Merli e Baldini avevano depositato il ricorso in Cassazione contro la seconda sentenza del tribunale del Riesame che precedentemente si era visto annullare la prima sentenza di sequestro degli scarichi in quanto, secondo i giudici di Cassazione, le tabelle prodotte dall’accusa riportanti i dati sulla pericolosità della formaldeide scaricata a lago non sarebbero stati sufficienti a provare il pericolo per l’organismo umano. Il tribunale verbanese non aveva tenuto conto delle disposizioni della Cassazione ritenendone il pronunciamento suscettibile di diverse interpretazioni. L’ultima sentenza della Suprema Corte pone dunque un punto fermo sulla vicenda Acetati e la ’palla’ dovrà passare ora al prefetto Carmine Rotondi che ha raccolto l’eredità della carica di commissario straordinario ministeriale per la gestione dello stato di emergenza socio-ambientale riconosciuta dal Ministro dell’Ambiente. La sentenza della Cassazione viene commentata con serena cautela dal procuratore capo Antonio Simone e dal magistrato inquirente, sostituto Fabrizio Argentieri: «La Procura attende di conoscere le motivazioni dei giudici cassazionisti ed è fiduciosa che sia in linea con l’interpretazione a suo tempo assunta dal tribunale del Riesame che per ben due volte ha rigettato le istanze di dissequestro avanzate dalla difesa». Sostanzialmente le motivazioni della Cassazione potrebbero rivelarsi coerenti con le direttive comunitarie europee secondo le quali non è indispensabile che venga dimostrata la pericolosità di inquinamento a danno delle persone ma è sufficiente stabilire l’esistenza di un danno all’ambiente.
Che gli scarichi a lago di «Acetati spa» costituiscano un depauperamento dell’equilibrio ambientale parrebbe circostanza evidente per il solo fatto che sostanze chimiche con sospette caratteristiche cancerogene vengono immesse nelle acque.
Nel frattempo i vertici del polo chimico di viale Azari proseguono l’opera di adeguamento degli impianti e delle strutture deputate alla separazione delle acque di lavorazione. Lavori che il commissario straordinario tiene sotto costante controllo e che dovrebbero concludersi entro il prossimo mese di luglio. Un primo termine era stato fissato entro il 31 dicembre 2003 ma le difficoltà tecniche della sperimentazione avevano indotto il prefetto Pironti - attualmente in carica a Varese - a richiedere al Ministero (che gli lo ha concesso) lo slittamento dei termini alla prossima estate.