Verbania,
14 gennaio 2002
A
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Il
grave problema che incombe sulla città, relativo al progetto di
potenziamento della centrale termoelettrica per l’Acetati e l’Italpet, e
all’inquinamento dovuto agli scarichi a lago di formaldeide e cloroformio
(sostanze altamente cancerogene), ha aperto a livello cittadini un confronto
tra le forze politiche e sociali sulle prospettive di sviluppo e relativo
impatto ambientale che Verbania subirà.
Da
questo confronto, che non riguarda solo l’immediato, ma prefigura il
disegno dello sviluppo economico, sociale ed ambientale di Verbania, i
cittadini non possono essere esclusi, ma devono essere informati e resi
partecipi delle scelte su questa grande fabbrica, perché è sulla
popolazione che ricadranno le conseguenze ambientali e di tutela della
salute.
Fin
dalla sua nascita questa industria chimica ha creato problemi rispetto alla
sua collocazione in pieno centro abitato, provocando gravi problemi di
impatto ambientale, quali inquinamento dell’aria, dell’acqua, acustico e
urbanistico.
In questo contesto Rifondazione Comunista ha proposto, nello scorso mandato amministrativo, lo studio di fattibilità per la realizzazione del teleriscaldamento con il recupero dei vapori.
Questa
proposta, pur non risolvendo i problemi, andava, attraverso la riconversione
a metano della centrale, nella direzione di un abbattimento dei fumi
riversati nell’aria e di un recupero energetico che avrebbe portato
beneficio sia ai cittadini che all’azienda stessa.
Nonostante
gli impegni assunti dal Consiglio Comunale e dal Sindaco in prima persona
per presentare uno studio di fattibilità in tempi brevi, questa proposta è
scomparsa dall’agenda amministrativa, e viene ripresentata oggi
dall’azienda, legata alla richiesta di potenziamento della centrale.
Il
Sindaco, ancora prima di vedere il progetto e di discuterne i contenuti con
le varie istanze istituzionali e sociali, si è già speso a sostegno dello
stesso; e questo in modo antidemocratico nei confronti del Consiglio
Comunale di Verbania che, solo pochi mesi fa, ha votato all’unanimità un
Ordine del Giorno che vietava qualsiasi potenziamento della centrale
termoelettrica.
In
concomitanza con questa proposta, è emerso in modo preoccupante il dato
relativo al livello di inquinamento a cui gli stabilimenti hanno sottoposto
le acque del lago, versando direttamente sostanze inquinanti, tra cui due
potenti cancerogeni quali formaldeide e cloroformio.
Questo
è stato possibile grazie a leggi permissive che, attraverso la diluizione
dei veleni in grandi quantità d’acqua, permettevano all’azienda di
rimanere nei parametri di
legge, accumulando comunque nel lago tonnellate di queste sostanze sulla cui
presenza nessuno fa verifiche. Per la diluizione delle sostanze e per il
raffreddamento degli impianti l’azienda consuma mediamente in un anno la
stessa quantità d‘acqua consumata da tutti i cittadini della provincia, e
questo a costi irrisori e con un immane spreco di uno tra i più preziosi
elementi vitali (proprio in questi giorni ci rendiamo conto quanto l’acqua
sia indispensabile).
La
nuova normativa sugli scarichi industriali che prevede l’analisi sulle
concentrazioni dei veleni ha fatto sì che l’azienda sia fuori legge,
infatti la Provincia non ha rinnovato l’autorizzazione agli scarichi.
Di
fronte a questa situazione Rifondazione Comunista esprime preoccupazione per
la grave situazione ambientale in cui la città si trova e chiede pertanto
alla Provincia di assumere tutte le decisioni che le competono in materia di
tutela ambientale, non solo per gli scarichi a lago, ma anche per le
continue emissioni in atmosfera (quintali in un anno) di sostanze, polveri e
gas responsabili dell’effetto serra e di allergie e malattie
dell’apparato respiratorio, e al fatto che tali inquinanti rappresentano
un grave pericolo per i lavoratori e i cittadini in caso di incidente.
Rifondazione
Comunista:
-
ribadisce la
propria proposta per il teleriscaldamento con la potenzialità attuale della
centrale e ritiene che tale centrale non debba essere ampliata perché ciò,
oltre a creare ulteriori problemi di inquinamento elettromagnetico, a non
diminuire le immissioni (SO2, CO, NOX, ….) in atmosfera e a moltiplicare
l’impatto della fabbrica al centro della città, prefigurerebbe già
l’impossibilità di sviluppi diversi nel tempo.
-
chiede alle
Istituzioni interessate che impegnino l’azienda a realizzare un impianto a
circuito chiuso di depurazione e recupero delle acque.
Con
queste proposte Rifondazione Comunista tutela i cittadini di Verbania,
mirando ad una miglior qualità del lavoro e della vita, a partire dalla
difesa della salute dei lavoratori di Acetati e Italpet.
Da
varie parti, in modo strumentale e inconsulto, vengono attaccate le
posizioni che non si accodano alle logiche aziendali
del solo profitto, come posizioni velleitarie tese a smantellare le
attività produttive, creando così sconcerto e paura tra i lavoratori
dell’azienda.
La
storia delle lotte operaie ci ha insegnato che non possono essere separati i
problemi occupazionali da quelli della tutela della salute in fabbrica e
dell’ambiente circostante. E’ fondamentale che queste due rivendicazioni
procedano di pari passo, perché i lavoratori hanno diritto ad un lavoro
buono e tutelato.
Troppo
spesso, anche a Verbania, il cosiddetto “sviluppo” (chiamato modernità)
ha visto la penalizzazione degli interessi collettivi rispetto agli
interessi dei grandi potentati economici.
Il
profitto non può essere l’unica variabile indipendente conseguita a
scapito di tutta una collettività con la rapina, la distruzione e l’uso
sconsiderato di tutte le risorse vitali (acqua, aria, energia,…); anche le
aziende devono pagare il loro prezzo, rendendosi più sicure e compatibili
con il territorio che le circonda.