CONVEGNO . IL SOLE E LA LUNA
- LA SFIDA DELLE DONNE PER UN FUTURO SOSTENIBILE-
5 dicembre 1999 ,Collegno
Vanda Bonardo – presidente Legambiente Piemonte
" è tempo di esplorare il potenziale creativo di
vite disseminate di discontinuità e di conflitti ,
di vite in cui le energie non siano concentrate in
un ambito ristretto o perfettamente rivolto ad
una singola aspirazione (..) vite in cui gli
impegni siano continuamente ridefiniti e rimessi
a fuoco" - Mary C. Bateson-
Si dice che l’identità della donna - sebbene ciascuna sia diversa - potrebbe corrispondere all’identità di una nuova possibile cultura. Questa affermazione, un po’ pomposa è tuttavia interessante e suscita voglia di riflettere .
E’ fuor di dubbio: non si pensa che l’uomo sia inferiore e la donna superiore , tuttavia si vuole poter supporre che la nostra cultura sia più in linea con la storia di quanto non lo sia quella maschile .Scriveva anni fa ,Adriana Zarri "Non si tratta evidentemente di rinnegare le acquisizioni di questo tipo di cultura (maschile) ma di ridimensionarle , lasciando emergere altre sensibilità ed altre facoltà dell’uomo yn* : del femminile."
Il novecento è stato il secolo del sangue, ma anche dell’emancipazione femminile e secolo che ha visto nascere la cultura ambientalista. Periodo che come mai prima è stato foriero di cambiamenti. Proviamo ad elencarne alcuni:
mondializzazione / globalizzazione
limiti delle risorse ( materie prime , energia , territorio, insostenibili emissioni)
- smaterializzazione
crisi dello stato sociale
nuove tecnologie ( informatica)
movimenti demografici
crisi occupazionale
rischio clima
esplosione delle metropoli + saturazione auto
precarietà dei mercati finanziari
nuovo rapporto tra stati, nazioni e comunità
caduta delle certezze e dei valori
*aspetto femminile che nella cultura cinese si oppone allo yang, aspetto maschile
squilibri Nord/Sud
crisi della partecipazione
nuove emarginazioni
organismi geneticamente modificati
frontiere etiche della ricerca scientifica
ecc. ecc. ecc.
Il carattere principale della vita attuale è il cambiamento. Ovunque le persone sono impegnate ad adattarsi cercando di mantenere le preesistenze che vanno al di là della mutazione, con tutte le comprensibili "ansie da cambiamento" che ne derivano.
Se è vero che nella donna prevale l’attenzione alle situazioni esistenziali piuttosto che la rigida considerazione dei principi (nettamente maschile), allora , oggi , dovremmo essere avvantaggiate.- "è tempo di esplorare …"
Al di la’ delle disponibilità al cambiamento , tornando ai grandi mutamenti del pianeta, in specifico al fenomeno della globalizzazione , è evidente che questo sta assumendo i connotati più diversi e spesso più pericolosi. Tuttavia la globalizzazione esiste e con questa bisogna fare i conti. L’auspicio è di cogliere sempre meno globalizzazione e sempre più mondializzazione, per il significato più positivo in termini di giustizia e di rispetto dei diritti che assume in genere la parola mondializzazione : per un rapporto più equilibrato tra il Nord e il Sud del mondo.
Una risposta alla globalizzazione può essere una buona identità . L’identità in quanto tale non è necessariamente buona, non lo è il localismo esasperato che fa riconoscere l’uno all’altro solo perché si è tutti uniti contro qualcuno. Diverso è il senso di appartenenza, la consapevolezza di avere delle radici, una storia, degli avi, un patrimonio culturale e ambientale. E’ quel senso di sicurezza derivante dalla fiducia in sé e negli altri che ci permette di affrontare il diverso con un atteggiamento di disponibilità al confronto, al dialogo anche critico. Quindi un’identità densa di valori, fatta di coesione sociale, capacità di comunicare, solidarietà, integrazione tra culture , ma soprattutto un’identità che rifiuti "LA CULTURA DEL SOSPETTO".
E’ un’identità che si costruisce attraverso la faticosa conquista di competenze come l’assunzione di responsabilità, il saper partecipare , il saper affrontare situazioni in condizione di incertezza. Il "coraggio della paura" di Adriana Zarri, poiché " Il non avere paura di fronte al pericolo non è coraggio, è solo superficialità, incapacità di valutare le situazioni. Il coraggio vero è una paura superata : una fermezza che, all’occorrente si afferma nonostante l’umano terrore – il femminile terrore" ( il corsivo è mio). Insomma per poter incidere su quanto si va delineando è davvero necessario un nuovo umanesimo . Dieci anni fa si sarebbe detto un nuovo ambientalismo, ora a distanza di anni, non si dimentica l’ambientalismo, ma lo si coniuga con il nuovo umanesimo. L'ambientalismo è e rimane una buona occasione di cambiamento della società , il valore in più che si aggiunge consiste nel riconoscimento di risorsa, di "bene limitato" non esclusivamente a materia, energia e territorio, ma anche a valori quali: la vivibilità , la partecipazione, la qualità della vita, degli spazi e delle relazioni e la capacità di gestire i conflitti.
La storia dell’umanità è disseminata di conflitti ma questi sono parte della vita., bisogna impedire che degenerino in violenza.
Altro sono le fratture che la storia porta con sé .La più grande è certamente la separazione tra corpo e mente , sentimenti e ragione . Frattura tra ciò che è pensabile e ciò che è intuibile ,tra il bello e il funzionale.
La frattura permane e nel contempo il mondo ci domanda sempre più compresenza di saperi , di sociale ,di ambientale .
Il femminile e l’ambientalismo si assomigliano: sono entrambi capaci di valorizzare la molteplicità di piani nel cogliere la realtà , perché dotati di letture complesse.
Per noi ambiente è : solidarietà, qualità della vita , cortili, economia, carcere, abusivismo, parchi ….(volutamente sto mescolando i livelli …..).
Successivamente mi occuperò di economia e ambiente, ora voglio soffermarmi sui cortili che , con mia grande soddisfazione ho sentito riproporre dal ministro Turco.
Quanto è importante concedere al bambino degli spazi perché si possa ambientare !
I nostri amici psicologi spesso ci rammentano il bisogno di uscire del bambino, per portare fuori il suo dentro. Il fuori diventa così oggetto di storia del bambino, racconto di persone , angoli di cortile, luoghi segreti. Rendere accessibili i cortili significa aiutare il bambino a costruirsi storie , la storia ha sempre a che fare con l’ambiente . Questo significa trovare un ambiente, un tratto di storia , un ambiente all’interno del quale potersi recare nel momento in cui ci sia una situazione di sconforto, di incomprensione, un posto dove costruire radici.
Anche questo è ambientalismo. Così come si rende necessario avviare revisioni , riletture del nostro rapporto con gli altri. I diversi che non necessariamente sono il bambino magrebino o la farfalla della Amazzonia, ma anche il vicino di casa, il gatto del vicino piuttosto che il bullo del quartiere o altro.
Un ambientalismo che sappia cogliere questi aspetti permette un recupero di valori , ma soprattutto favorisce la coerenza tra valori, conoscenze e comportamenti, ancora una volta si tratta di un ambientalismo che supera i suoi fini più espliciti per diventare occasione di cambiamento.
Cambiamenti e contraddizioni, dicevamo, in questo fine millennio e il Piemonte, come il resto d’Italia non ne è esente anzi, sotto certi aspetti ne evidenzia la consistenza più che altrove soprattutto per quanto concerne il passaggio ad un’economia postindustriale.
Il problema del lavoro è il segno più chiaro del cambiamento strutturale che sta investendo i paesi industrializzati e presto si estenderà a tutto il mondo. E’ in atto , non da oggi una grande mutazione : si produce più ricchezza con sempre meno lavoro. L’economia che si sta realizzando produrrà sempre più servizi e meno merci, quindi prodotti con sempre maggiore contenuto tecnologico, con enormi possibilità di resa soprattutto per quanto concerne l’utilizzo della materia, oltre che per i possibili risparmi energetici. Sempre più si muoveranno "bit" e sempre meno "materia".
A partire da questi elementi di analisi , Legambiente da anni sviluppa le sue riflessioni in campo economico con la speranza di contaminare altre forze sociali.
A ragion di logica si dovrebbe poter quindi rilevare che le previsioni "ufficiali" relative ad aumenti di consumi di materie prime, di energia e di trasporti (tanti inutili ) via via vengano meno.
Ma soprattutto si dovrebbe affermare un rifiuto per quanto concerne il sostegno alle grandi opere e alle infrastrutture.
Invece il consumo selvaggio di territorio continua, mai come oggi la lobby del cemento e del tondino è così impegnata nel progettare strade , case e aree industriali.
Una ricerca svolta nel 1997 dal comune di Torino ( Arch. Barone e prof. Picchieri ) evidenzia che tra Torino e circondario (78 comuni più industrializzati ) vi sono 52.000.000 di mq di aree industriali esistenti di cui 3,7 milioni di mq vuoti o sotto utilizzati e oltre 20.000.000 di mq di nuova previsione (!).
In Piemonte si sta assistendo ad un calo demografico senza precedenti, in Torino il calo ha fatto sì che l’attuale popolazione sia pari a quella presente nel 1958 ( poco più di 900.000 unità a fronte dei 1.200.000 abitanti del 1964 ) .Quasi dovunque in Piemonte si assiste allo "sboom " eppure si continua a prevedere nuove aree residenziali . Ne sono un esempio le enormi previsioni edilizie dei tanti piani regolatori. E poi, chissà quale sarà lo scoppiettio sfavillante di nuove "magnifiche residenze" che ci procureranno le Olimpiadi .I villaggi per gli atleti e i mass media già si commentano da soli.
Comunque, al di là dell’amarezza che si prova nel rilevare quasi sempre nei programmi dei diversi schieramenti politici la non centralità delle tematiche ambientali coniugata con l’incapacità di guardare lontano. Comunque le mutazioni avvengono e fan ben sperare quegli economisti che si vanno contrapponendo a coloro che ancora credono allo sviluppo attraverso la cementificazione .
Economisti come Gerelli ,valutano come indice di sviluppo la diminuizione delle tonnellate per chilometro di trasporti ( in assoluto, non solo su gomma ) o. la diminuizione ( in assoluto, non solo in relazione al PIL) del consumo energetico. I cambiamenti demografici e tecnologici sono tali per cui l le questioni ambientali non pretendono di condizionare l’economia, sono esse stesse economia . Solo arretratezze culturali dure a morire impediscono di comprendere. Resti di quella cultura che si imbeveva di megaliti di metallo e cemento , monumenti piantati dritti verso il cielo a simboleggiare il dominio dell’uomo, non credo della donna (!).
Arretratezze e interessi particolari - l’uno sostiene l’altro- non permettono di capire che la valorizzazione del territorio non passa attraverso la cementificazione . La difesa del territorio non si attua con muraglioni , pulizie e canalizzazioni dei fiumi.
In una visione poco lungimirante anche ambiente e lavoro spesso sono stati posti in contraddizione , ma proprio per quegli elementi più volte citati , oggi , se c’è volontà politica, è possibile , anzi naturale il raccordo tra i due . L’abbiamo detto nel 1993 con "Ambiente, Lavoro e Futuro" ma le difficoltà non sono mancate: pensiamo ad esempio alla chiusura dell’ACNA a Cengio o all’inquinamento del lago Maggiore (ENICHEM Pieve Vergonte) Entrambi esempi di apparato produttivo obsoleto , sopravvissuto non per ragioni di mercato , ma perché superassistito. Altro è la riconversione ecologica e la modernizzazione della produzione , là dove è avvenuta, quasi sempre si è registrato un miglioramento economico dell’azienda ( risparmio di risorse, maggiore valore dell’azienda in caso di vendita).
Indice di cambiamento del sistema è anche l’aumento del peso dei bisogni collettivi sociali . La crescita economica non è più indice di benessere , mentre aumenta il bisogno di qualità della vita , sale la domanda di beni sociali a discapito di beni privati . Si aprono nuovi spazi di lavoro per attività riguardanti la tutela del territorio, la prevenzione , la gestione rifiuti, la manutenzione, la cura .
Il lavoro della cura sta per essere valorizzato anzi teorizzato e ridefinito, non in quanto riconoscimento di ciò che le donne per secoli hanno fatto ma perché in una società complessa la sua ricomposizione ha dei costi altissimi.
A proposito di progetto ecologista, ho letto con interesse la pagina scritta dal Forum delle Donne Verdi. Si fa cenno a dialoghi tra sordi, difficoltà nel reimpostare relazioni , ebbene io credo che questi siano tra i più grandi problemi di tutti i gruppi organizzati e il riconoscerlo significa già di per sé un passo in avanti. Siamo animali sociali, ma ciò nonostante non siamo capaci di lavorare in gruppo.
E’ difficile cooperare , partecipare .Ci sono opinioni controverse sul come agire, sul che cosa possono fare coloro che vogliono far pesare la struttura ambientalista sui processi in atto indirizzandoli verso quei cambiamenti che piacciono a noi .
Quasi sempre quando mi accade di riflettere su questi aspetti cerco stimoli nel pensiero nonviolento o in quello di grandi pensatori come l’americano Gregory Bateson o tra gli italiani il fisico e epistemologo Marcello Cini .
Secondo Cini l’attenzione al contesto è fondamentale, "cercare di cambiare gli eventi mantenendo invariato il contesto porta soltanto a fallimenti. Insistere a farlo porta al disastro." e ancora "La consapevolezza della profonda differenza di tipo logico che distingue la necessità dei vincoli ( cioè il contesto) , dalla possibilità di predeterminare l’esito del processo evolutivo (cioè l’evento) non è molto diffusa tra i nostri decisori, troppo impegnati a correre dietro gli umori di un’opinione pubblica disorientata e priva di saldi riferimenti." ( Il Manifesto 19/11/99).
E’ assurdo presumere di voler cambiare gli eventi senza prendere in considerazione il contesto. C’è la necessità di conoscere nel miglior modo possibile i vincoli , cioè le tendenze che il contesto manifesta per entrare in questi per tentare di governarli , o perlomeno per provare a indirizzarli verso quel cambiamento che piace a noi e in ciò il femminile nuovamente è di aiuto.
D’abitudine il percorso maschile è dritto, va "dritto allo scopo" mentre il femminile è vagabondo, si attarda ,è fantasioso tanto da rischiare di perdersi , ma è attento ai passaggi intermedi. Si colloca all’interno delle cose, si dedica alle relazioni, alle reti che coglie sul cammino e porta tutto con se, verso una conclusione che in genere si rivela sintesi feconda.
"Sembra – secondo Bateson che – i grandi insegnanti e terapeuti evitino ogni tentativo diretto di influire nelle azioni degli altri e cerchino invece di instaurare le situazioni e i contesti in cui certi cambiamenti (..) possano avvenire".
Allora la rigidità funziona davvero poco ,sia essa di chi vuole imporre grandi sorti "progressiste " all’umanità o di chi: bianco , giallo, rosso o verde ..con altrettanta rigidità dimentica il contesto poiché il nobile fine è di pretendere che tutti si comportino secondo il suo modello di vita (anche se fatto di percorsi personali non esportabili).
Da insegnante , presto mi son resa conto che pochi avrebbero seguito una proposta rigida di acculturamento ,e volendo tentare di portarli tutti con me le ho pensate tutte .Quando le cose non funzionano, un insegnante che si ritiene serio cambia strategia e se è necessario trasgredisce alle regole , al rigore , rompe le righe. Fa cose che chi non sa tener conto del contesto può considerare banali ma che non lo sono per niente. Sono modi per entrare in contatto con i tanti portatori di piccole storie quotidiane di vita .
Per cambiare il mondo non bastano le "elite "( i pochi ma buoni), la storia non è stata fatta solo dai grandi condottieri……e men che mai lo sarà in futuro, là dove i tanti chiederanno di partecipare :Là, dove quella riconosciuta diffusa sensibilità ambientalista troverà le forme per chiedere di intervenire nei processi decisionali.(i comitati spontanei sono un esempio ). Ma non sarà più l’ambientalismo degli anni ottanta, degli ambientalisti "tuttidiunpezzo", quelli con il pedigree.
L’ultimo spunto di riflessione è a proposito di mezzi e fini." Gli uomini non possono essere intesi unicamente come mezzi , ma anche come fini" pensiero di kantiana memoria , fatto proprio dal mondo nonviolento, ma per il resto raramente praticato. Pressoché ignorato in una società dove anche le punte di avanguardia, (ambientaliste e non) al contrario accettano e praticano il principio di usare i propri simili , poiché tanto chiedono i buoni scopi.
Un rapporto equilibrato con gli esseri viventi (umani e non) richiede un cambiamento radicale di paradigma: "gli esseri viventi non possono essere intesi unicamente come mezzi, sono anche fini "e ancora, "i fini non giustificano i mezzi ".
Il valore di questa affermazione è tale per cui ad ogni essere umano viene riconosciuto un fine ,possiede un valore intrinseco. "L’altro" ha valore in quanto tale.
L’emblematica questione degli organismi geneticamente modificati è uno dei casi più eclatanti in quanto a mancanza di riconoscimento di diritti: L’individuo non è più riconosciuto come entità fondamentale della vita, ma come contenitore di geni.
Riconoscere un fine nell’altro significa "com- passione" ,secondo il significato buddista. Vuol dire prendersene cura, o semplicemente riconoscere e non dimenticare i suoi diritti. Non possedere, ma nemmeno strumentalizzare.