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29 Febbraio 2004
DOCUMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE PER SCONGIURARE L’INCUBO DI NUOVI TRIBUTI DA PAGARE ALLA SALUTE E ALL’AMBIENTE. E STOP AD ALTRI IPOTIZZATI INSEDIAMENTI CHIMICI «La bonifica Enichem non passerà dal forno» Pieve Vergonte contro l’ipotesi di trattare a caldo i terreni inquinati |
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Carlo Bologna PIEVE VERGONTE Cent’anni di sfruttamento industriale ad altissimo impatto ambientale ed umano da convertire in cent’anni di tregua. Questo, per l’area di Pieve Vergonte che produce chimica dalla Grande Guerra, sembrava un dato di fatto ormai acquisito, sottolineato nel ‘99 anche dall’allora ministro all’Ambiente Edo Ronchi. Ma proprio ora tornano le preoccupazioni di quei giorni. E come allora è ancora un atto ufficiale del Comune a voler scacciare l’incubo di un forno a 300° per trattare a caldo i terreni Enichem da bonificare perchè intrisi di Ddt, arsenico, mercurio e altri veleni. Nella delibera di giunta adottata mercoledì si respinge con forza l’ipotesi emersa nella Conferenza dei servizi del 2 febbraio a Torino. «In quell’occasione - spiega il sindaco Maria Grazia Medali - è stata riproposta la bonifica del sito con desorbimento tecnico del materiale con successiva riconversione dei terreni, attualmente inquinati, ad attività industriale in particolare di tipo chimico». Addirittura si è ventilata la possibilità di insediare aziende di medicinali o cosmetici. E c’è già chi ipotizza lo spostamento di Acetati dal cuore di Verbania. Nei prati di Pieve Vergonte tra l’area Enichem da bonificare e il raccordo con la superstrada lo spazio ci sarebbe. Ma i pievesi non ci stanno. In quel territorio già collassato non vogliono nè il forno (che con gli opportuni adeguamenti potrebbe poi servire per i rifiuti del Vco) nè altre aziende. «L’immissione in atmosfera di nuove sostanze gassose - recita la delibera di giunta - comporterebbe un negativo impatto sulla popolazione costretta già da troppi anni a subire uno stato di degrado dell’ambiente con conseguente depauperamento del patrimonio economico della collettività e con ovvie e innegabili conseguenze anche sulla qualità della vita, nonchè con l’esposizione della popolazione medesima a potenziali rischi di costruendi impianti. Occorre infatti tener conto delle diverse matrici ambientali vulnerabili presenti sul territorio quali aree naturali protette (Parco Val Grande), risorse idriche superficiali (rio Marmazza, fiume Toce, Lago Maggiore), beni paesaggistici e ambientali (aree coltivate e boscate) che non riceverebbero alcun giovamento da una riconversione industriale delle zone destinate alla bonifica e delle restanti zone attualmente destinate ad attività agricole che dovranno essere confermate». Cose già dette, con la voce del Consiglio comunale all’unanimità, il 21 ottobre di cinque anni fa: «questa Amministrazione e l’intera popolazione di Pieve Vergonte rifiutano e rifiuteranno ogni forma di trattamento termico in quanto destinato a porre comunque a rischio la popolazione. Il procedere a trattare termicamente gli inquinanti porterebbe alla creazione di particolare composti tossici da mettere a repentaglio salute e ambiente». La bonifica dell’ex Enichem si incrocia con altre due questioni aperte: quella dei rifiuti e quella del nuovo ospedale previsto a Piedimulera. «Quattro mesi fa - dice il sindaco Medali - dalla Provincia è arrivata una lettera, spedita anche ad altri Comuni - che per Pieve Vergonte indicava quattro possibili siti per un impianto Ctf. Ho inviato per ciascun sito le controdeduzioni per motivare la risposta negativa e la stessa cosa ho fatto, da lì a poco, quando ho scoperto che nel Piano territoriale la vasta zona blu del nostro Comune era indicata come ‘zona industriale di interesse provinciale’». Per quanto riguarda l’area del futuro ospedale fino al 2003 era lambita dai cerchi di pericolosità ipotizzati in caso di incidente rilevante a Tessenderlo, la multinazionale belga che a Pieve è subentrata ad Enichem. Un arco di compasso di 3 chilometri e mezzo tracciato dal gruppo di lavoro coordinato dall’Arpa di Grugliasco che, sull’altro versante del Toce, arrivava anche al centro storico di Vogogna. Tessenderlo ha compiuto importanti interventi di messa in sicurezza ed ora i cerchi si sono ristretti all’area dello stabilimento ed alle immediate adiacenze. «Con un’avvertenza - precisa Medali - basterebbe insediare una segheria per riallargare il raggio di pericolosità». La presenza di un forno e di nuove aziende chimiche sull’area bonificata da Ddt e mercurio significherebbe lo sfratto all’ospedale di Piedimulera che sta per tagliare il traguardo del progetto preliminare. |
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29 Febbraio 2004
Oltre la messa in sicurezza La deviazione del torrente Marmazza consentirà di avviare la fase decisiva |
| PIEVE VERGONTE La deviazione del rio Marmazza (opera che ha messo tutti d’accordo) è fondamentale per avviare la bonifica vera e propria. Fino ad oggi infatti la presenza del rio che inizia a scorrere tombinato proprio sotto la palazzina uffici di Tessenderlo ha rappresentato il punto debole di ogni soluzione. In questo modo si eviterà quello che è successo in passato: il deflusso degli inquinati nel Lago Maggiore attraverso il fiume Toce. Va anche ricordato che il Ministero ha inserito il sito di Pieve Vergonte tra quelli di interesse nazionale e il progetto di bonifica presentato da Enichem nel corso del processo di Verbania era stato decisivo per la concessione dei patteggiamenti. Si prevedeva di tumulare il terreno inquinato in tre colline, veri e propri sarcofagi come quelli del carburo a Villadossola. Il luogo individuato è all’interno del recinto in cui Enichem è presente con la Syndial spa. Si vede bene dalla superstrada, impacchettato con pellicole nere. L’impermeabilizzazione superficiale dell’area impianti è uno degli interventi di messa in sicurezza d’emergenza che sono stati conclusi e si aggiunge allo sbarramento idraulico della falda ed al trattamento delle acque emunte, alla demolizione delle parti metalliche dell’ex impianto Ddt, cloralio e dei serbatoi dell’ex centrale termica. Anche il bunker è stato messo in sicurezza portando via i rifiuti e riempiendolo di cemento. E’ stato predisposto anche un impianto che recupera e invia a trattamento le acque di prima pioggia che ricadono nel luogo in cui si produceva Ddt. Gli altri interventi da realizzare (o parzialmente realizzati) interessano la demolizione dei fabbricati e la rimozione dei terreni sottostanti l’ex impianto Ddt e la sal Krebbs, la sistemazione del rio Marmazza, la rimozione dei sedimenti contaminati di Marmazza, Toce, Lago Maggiore e Mergozzo. Oggi l’ipotesi delle «colline» resta valida. Sarebbero però meno alte del previsto se entrasse in funzione il forno che «risparmierebbe», ripulendolo, terreno. Secondo i test per valutare le ipotesi di trattamento il forno a 300° per 5 ore su terreno di riporto avrebbe un’efficienza del 100% su Ddt e arsenico, dell’89% sul mercurio. Su terreno naturale l’efficienza salirebbe al 95% per il mercurio e scenderebbe al 59% per l’arsenico. Svantaggi: il costo dell’energia termica e il trattamento dei vapori effluenti. La tecnica del soil washing ossidativo non sarebbe efficiente per mercurio e arsenico, dimezzerebbe la quantità di Ddt solo nei terreni di riporto. Svantaggi: il trattamento degli effluenti liquidi. L’inertizzazione garantirebbe il 100% dell'efficienza su tutti i fronti (perdendo 4 punti percentuali per mercurio e arsenico nei terreni naturali). Svantaggi: l’aumento delle volume del 50% e il costo di 150 euro a metro cubo, escluso l’impianto. |