Aristide
Ronzoni
VERBANIA
Le indagini della Procura sull’attività del forno crematorio
comunale sono state concluse nelle scorse settimane dal sostituto
procuratore Fabrizio Argentieri, che si è avvalso dell’operato di
personale del nucleo giudiziario di carabinieri e polizia.
Notifiche di citazione in giudizio - udienza già fissata il 31
marzo 2004 - sono giunte al sindaco Aldo Reschigna, nella sua qualità
di responsabile diretto dei servizi cimiteriali fino al febbraio
2002 e per la titolarità dei rapporti con altri enti anche in
periodi successivi; al dirigente l’Ufficio Tecnico, ingegnere Lino
Baldo, dirigente del medesimo servizio; al tecnico dell’impianto,
Franco Dini e all’operaio necroforo incaricato del funzionamento,
Claudio Luvini.
Il magistrato ipotizza, con diverse responsabilità, che il Sindaco
e i suoi collaboratori abbiano violato le norme per il corretto uso
del forno crematorio favorendo così l’emissione eccessiva di fumi
inquinanti. Il sindaco Reschigna, insieme con Baldo e Dini, viene
chiamato in causa esclusivamente per l’utilizzo eccessivo
dell’impianto, oltre i limiti previsti dalle autorizzazioni.
Secondo la Procura, dalla cremazione di una salma a settimana il
ritmo sarebbe salito a 4 - 5 salme al giorno per 5 o 6 giorni la
settimana con utilizzo pari a circa 10 ore al giorno esclusa la
domenica. Pertanto il Comune avrebbe dovuto richiedere una adeguata
autorizzazione. L’ingegner Baldo, Dini e Luvini sono inoltre
accusati di non avere provveduto alla corretta manutenzione
dell’impianto e conseguentemente di avere arrecato manifeste
molestie a parte della cittadinanza. La magistratura ascrive loro di
aver omesso la sostituzione di parti dell’impianto quali
termocoppie di post combustione, sonde al camino, parte dei
refrattari della volta del forno. Omissioni che avrebbero causato
eccessiva emissione di fumo e polveri, ossidi di azoto, piombo,
cadmio, gas maleodoranti. Al dirigente e ai suoi due collaboratori
viene inoltre contestata la mancata installazione di un sistema di
rilevazione in continuo delle emissioni in atmosfera, con
registrazione della temperatura e della concentrazione di ossigeno
libero secondo quanto previsto dall’autorizzazione originaria
dell’impianto.
Il forno crematorio era stato posto sotto sequestro dal magistrato
nella scorsa primavera e il gip del Tribunale aveva però ritenuto
legittimo il provvedimento soltanto nell’ambito della carente
autorizzazione ed aveva rigettato l’ipotesi dell’inquinamento.
Contro l’ordinanza del gip si era appellato il magistrato
inquirente mentre l’avvocato difensore, Giuseppe Russo, si era
rivolto alla Cassazione, che non ha ancora deciso. «Se la
Cassazione confermerà la tesi del gip Fornelli - spiega
l’avvocato Russo - la vicenda assumerebbe certamente aspetto e
contenuto diversi».
Ieri sera Reschigna ha diffuso un lungo comunicato nel quale precisa
innanzitutto che la violazione contestata, «accolta con stupore»,
è di «carattere unicamente e puramente formale» e poi elenca,
punto per punto, le proprie argomentazioni in cui sostiene la
completa estraneità ai fatti. In particolare, il sindaco Reschigna
osserva «che non è mai stato il responsabile diretto dei servizi
cimiteriali, nè prima nè dopo il febbraio 2002, essendovi un
dirigente responsabile preposto al servizio». Evidenzia inoltre
come il sindaco «non era e non poteva essre a conoscenza della
regolarità formale di un’autorizzazione richiesta(e concessa)
cinque anni prima che vnesse a ricoprire la carica di primo
cittadino e dodici anni prima l’interessamento alla vicenda da
parte della Procura». |