Nella foto: Il forno crematorio nel cimitero di Pallanza
 
A GIUDIZIO IL FORNO CREMATORIO DI PALLANZA
Sindaco e dirigenti comunali rinviati a giudizio
per inquinamento atmosferico
21.11.03
 
 
E per fortuna che c'è la Magistratura e la polizia giudiziaria, viene da dire! In uno Stato in cui ognuno svolgesse il suo compito con attenzione, la Magistratura dovrebbe occuparsi soltanto di ladruncoli e stupratori, ma così non è, e allora, in carenza di controlli amministrativi, deve rincorrere anche i danni ambientali, compresi quelli più tristi, come la ricaduta delle ceneri di cremazione dei defunti sopra alla cittadinanza (v. sotto da La Stampa). Valuteremo se costituirci in giudizio.
21 Novembre 2003

CHIUSA L’INCHIESTA SUL FORNO CREMATORIO DI PALLANZA PER CARENZE AUTORIZZATIVE ED EMISSIONI MOLESTE
Inceneritore, 4 rinvii a giudizio

Sindaco, dirigente ufficio tecnico e due addetti
Aristide Ronzoni
VERBANIA
Le indagini della Procura sull’attività del forno crematorio comunale sono state concluse nelle scorse settimane dal sostituto procuratore Fabrizio Argentieri, che si è avvalso dell’operato di personale del nucleo giudiziario di carabinieri e polizia.
Notifiche di citazione in giudizio - udienza già fissata il 31 marzo 2004 - sono giunte al sindaco Aldo Reschigna, nella sua qualità di responsabile diretto dei servizi cimiteriali fino al febbraio 2002 e per la titolarità dei rapporti con altri enti anche in periodi successivi; al dirigente l’Ufficio Tecnico, ingegnere Lino Baldo, dirigente del medesimo servizio; al tecnico dell’impianto, Franco Dini e all’operaio necroforo incaricato del funzionamento, Claudio Luvini.
Il magistrato ipotizza, con diverse responsabilità, che il Sindaco e i suoi collaboratori abbiano violato le norme per il corretto uso del forno crematorio favorendo così l’emissione eccessiva di fumi inquinanti. Il sindaco Reschigna, insieme con Baldo e Dini, viene chiamato in causa esclusivamente per l’utilizzo eccessivo dell’impianto, oltre i limiti previsti dalle autorizzazioni. Secondo la Procura, dalla cremazione di una salma a settimana il ritmo sarebbe salito a 4 - 5 salme al giorno per 5 o 6 giorni la settimana con utilizzo pari a circa 10 ore al giorno esclusa la domenica. Pertanto il Comune avrebbe dovuto richiedere una adeguata autorizzazione. L’ingegner Baldo, Dini e Luvini sono inoltre accusati di non avere provveduto alla corretta manutenzione dell’impianto e conseguentemente di avere arrecato manifeste molestie a parte della cittadinanza. La magistratura ascrive loro di aver omesso la sostituzione di parti dell’impianto quali termocoppie di post combustione, sonde al camino, parte dei refrattari della volta del forno. Omissioni che avrebbero causato eccessiva emissione di fumo e polveri, ossidi di azoto, piombo, cadmio, gas maleodoranti. Al dirigente e ai suoi due collaboratori viene inoltre contestata la mancata installazione di un sistema di rilevazione in continuo delle emissioni in atmosfera, con registrazione della temperatura e della concentrazione di ossigeno libero secondo quanto previsto dall’autorizzazione originaria dell’impianto.
Il forno crematorio era stato posto sotto sequestro dal magistrato nella scorsa primavera e il gip del Tribunale aveva però ritenuto legittimo il provvedimento soltanto nell’ambito della carente autorizzazione ed aveva rigettato l’ipotesi dell’inquinamento. Contro l’ordinanza del gip si era appellato il magistrato inquirente mentre l’avvocato difensore, Giuseppe Russo, si era rivolto alla Cassazione, che non ha ancora deciso. «Se la Cassazione confermerà la tesi del gip Fornelli - spiega l’avvocato Russo - la vicenda assumerebbe certamente aspetto e contenuto diversi».
Ieri sera Reschigna ha diffuso un lungo comunicato nel quale precisa innanzitutto che la violazione contestata, «accolta con stupore», è di «carattere unicamente e puramente formale» e poi elenca, punto per punto, le proprie argomentazioni in cui sostiene la completa estraneità ai fatti. In particolare, il sindaco Reschigna osserva «che non è mai stato il responsabile diretto dei servizi cimiteriali, nè prima nè dopo il febbraio 2002, essendovi un dirigente responsabile preposto al servizio». Evidenzia inoltre come il sindaco «non era e non poteva essre a conoscenza della regolarità formale di un’autorizzazione richiesta(e concessa) cinque anni prima che vnesse a ricoprire la carica di primo cittadino e dodici anni prima l’interessamento alla vicenda da parte della Procura».