Come da notizia trasmessa per telegiornale e riportata
ampiamente da La Gazzetta di Mantova del 27.11.01 (v. oltre), corre
voce che Enichem, possa nei prossimi mesi essere ceduta per una quota
maggioritaria all'araba Sabic.
Il sindacato dei chimici, riunito a Mantova, ha espresso
viva preoccupazione sia per l'assetto occupazionale, sia per la questione
della bonifica degli impianti dismessi di interesse nazionale (come è quello
nostrano di Pieve Vergonte), che Enichem potrebbe abbandonare al loro
destino, visto il non interesse di Sabic ad assumersi in carico oneri tanto
gravosi. Eni potrebbe essere chiamata a rispondere per conto di Enichem, ma la
cosa non si verificherà certamente da sola, oppure con le sole sollecitazioni
del sindacato. Crediamo che gli enti locali dei territori interessati debbano
preoccuparsi immediatamente del futuro della bonifica nel sito di Pieve
Vergonte, che per il momento è ferma al faraonico impianto di sbarramento
idraulico della falda, ottimo strumento per la messa in sicurezza, ma
inefficace sui tempi lunghi, se le terre contaminate non vengono trattate e
depurate dai contaminanti.
Ci auguriamo che la Provincia VCO voglia
sollecitare il Ministro Matteoli, che recentemente ha visitato il sito di
Pieve Vergonte, per conoscere i particolari della vicenda e per abbreviare i
tempi della bonifica.
Amelia Alberti
Enichem-Sabic stringono i tempi
Guarino (Cgil): domani chiederemo notizie
alla società
Nicola Bardini
Un lettera d'intenti per la vendita dell'Enichem alla saudita Sabic: è il
segretario della Filcea-Cgil, Eduardo Guarino, a considerare questa possibilità
anche se precisa «di non avere riscontri concreti». La cessione di una quota
maggioritaria dovrebbe concretizzarsi in primavera.
Per ora restano ancora aperti diversi interrogativi, dal piano di cessione al
costo dell'operazione fino ai futuri investimenti della società araba.
Questioni dunque molto delicate, che il sindacato della categoria intende
affrontare già da domani, a Roma, nel coordinamento sindacale unitario con i
vertici Enichem. Guarino, intervenuto ieri al congresso mantovano della
categoria dei chimici, è intervenuto su una trattativa avviata la scorsa
estate. «Non crediamo proprio che l'eventuale lettera d'intenti verrà
ufficialmente presenta mercoledì (domani, ndr) - spiega Guarino -, ma
cercheremo di verificare quali risorse finanziarie metteranno in campo i
sauditi e quali saranno le prospettive di investimento nell'intero sistema
chimico italiano». Se da un lato l'Enichem di Mantova può stare tranquilla
costituendo il punto forte del nuovo assetto Eni-Sabic, sussistono invece
alcune perplessità per quei poli chimici che risulterebbero fuori
dall'accordo. A rischio ci sarebbero gli impianti di cloro in Sicilia, dato
che i futuri acquirenti non sembrano interessati a questo ciclo produttivo,
sotto accusa in tutta Europa.
La questione più delicata riguarderà comunque i nuovi assetti societari e la
responsabilità dei piani di risanamento e di innovazione tecnologica. Guarino
non esita a individuare a tal proposito una responsabilità primaria dell'Eni.
Se infatti da una parte la società saudita dovrà proseguire la ricerca e
l'innovazione per un'industria chimica eco-compatibile, dall'altra l'Eni dovrà
fare il possibile per favorire il risanamento delle aree dimesse in
tutt'Italia. Per Eduardo Guarino «Cedere impianti e attività non deve
significare, per Eni, lavarsene le mani».