Emergenza cinghiali e PDL "Angeleri" 555

 

SI’ad interventi davvero straordinari ...

A fronte delle numerose e ricorrenti dichiarazioni di voler risolvere il problema "cinghiali", nei vari provvedimenti di questi anni, così come nella PDL che sarà discussa in questi giorni in Consiglio Regionale, si evince di fatto la "non volontà" a voler seriamente e coerentemente affrontare e risolvere la questione.

Non é solo il nostro "ambientalismo" e "animalismo" a farci dichiarare questo, quanto la logica del comune buon senso: se un sistema non funziona, occorre cambiare.

Per ciò che riguarda l’emergenza cinghiali infatti finora non si è fatto che: ampliare carnieri e periodi di caccia, autorizzare abbattimenti e ampliare territori in cui questi sono possibili.

Tutto ciò in questi anni anni ha portato contemporaneamente all’aumento del numero di cinghiali uccisi (il numero esatto, a prova della scarsa serietà della gestione del problema, non é conosciuto ma comunque stimabile in parecchie decine di migliaia); all’aumento dei danni e della conseguente cifra spesa per il risarcimento agli agricoltori, all’aumento del malcontento tra la popolazione e ... all’incremento della specie!

La PDL in oggetto non fa che continuare in questa logica con l’ulteriore aggravante di aprire di fatto le aree protette ai cacciatori e di permettere la caccia tutto l’anno.

Se la presenza dei cinghiali ha creato problemi straordinari, anche noi siamo d’accordo che siano necessarie misure straordinarie, misure quindi che rompano con quanto fatto finora, che non siano più attente a non scontentare il mondo venatorio, che non mirino più a voler dare comunque risposte al dilagare del malcontento tra la gente (peraltro ben alimentato ed ingigantito dai media), ma che siano tese davvero alla soluzione del problema.

... ma NO alla PDL "Angeleri" 555, perchè...

Prevede piani di abbattimento anche nelle Aree Protette, creando così un grave disturbo per tutta la fauna che lì trova rifugio e innescando un pericoloso precedente per la credibilità stessa dell’istituzione Parco. Proprio in queste zone invece, grazie alla applicabilità di specifiche normative, andrebbero sperimentati e attuati piani alternativi, più rispettosi dell’ambiente e degli animali.

Prevede che anche i cacciatori collaborino per mettere in pratica i piani di abbattimento (sia fuori che dentro alle aree protette) consegnando così la soluzione del problema a chi ha notevolmente contribuito a crearlo. E’ ormai pressoché unanime infatti (come é da più parti stato sottolineato anche durante il Convegno organizzato dalla CIA alla Mandria l’11 novembre scorso) la convinzione che il problema é stato generato dall’immissione di cinghiali e di ibridi di cinghiale a scopo venatorio. Al di là della poca serietà di "premiare" con ulteriori battute di caccia proprio la categoria che ha causato il problema, noi nutriamo seri dubbi sull’efficacia di tale incarico, per il semplice fatto che non vedremmo quale interesse avrebbero i cacciatori a privarsi per gli anni futuri di un tale serbatoio di capi. Sappiamo che il personale dei vari Enti é scarso e non solo per poter effettuare eventuali abbattimenti ma soprattutto per garantire i necessari controlli sul territorio (ad esempio per le immissioni), ma pensiamo che vadano urgentemente ampliati gli organici senza ricorrere all’ "aiuto" interessato dei cacciatori.

Prevede che i piani di abbattimento siano da attuarsi almeno tre volte all’anno, permettendo così la caccia tutto l’anno e creando un grave disturbo per la rimanente fauna nonchè per le varie attività turistiche e del tempo libero che si possono svolgere sul territorio.

L’attività venatoria nei Parchi e l’esercizio di tale attività al di fuori del periodo di caccia stravolgono i principi fondamentali della legge quadro sulle aree protette e della legge nazionale sulla caccia.

Ribadisce, giustamente, il divieto di immissione di cinghiali che é già esistente, senza però pensare di potenziare i controlli e men che meno vietare gli allevamenti.

Cosa vi chiediamo invece

Innanzitutto di non approvare la PDL "Angeleri" 555

Di varare norme che prevengano l’aggravarsi del problema e che si indirizzino ad una vera soluzione, quali le seguenti.

Chiusura di tutti gli allevamenti di cinghiali presenti sul territorio regionale. Gli allevamenti oggi autorizzati per scopo alimentare sono numerosi (144 autorizzati) ma per l’esiguo numero di capi dichiarati rappresentano un’ attività marginale e quindi di scarso rilievo occupazionale per i conduttori. Gli allevamenti per scopo di ripopolamento sono già vietati ed occorrerebbe però un maggiore sforzo di controllo.

Divieto di trasporto di cinghiali vivi.

Finanziamento agli agricoltori di opere di prevenzione quali recinzioni elettrificate che vadano via via a sostituirsi al pagamento dei danni.

Studio, sostegno, finanziamento di piani di contenimento della popolazione di cinghiali, alternativi all’abbattimento, da attuarsi in forma esclusiva nelle aree protette e comunque in forma privilegiata su tutto il territorio regionale (e quindi, come d’altronde prevede chiaramente la legge per tutta la fauna, prevedere piani di abbattimento solo qualora si sia dimostrata l’inefficacia di metodi ecologici)

Valutazione dell’opportunità di vietare la caccia al cinghiale su tutto il territorio qualora le misure adottate non abbiano creato un’ inversione della tendenza nell’arco di tre anni, in quanto da più parti si ipotizza credibilmente che il mondo venatorio non sia completamente estraneo al fallimento dei metodi ecologici.

Controllo e monitoraggio di tutto il piano d’interventi, con uno sforzo straordinario di coordinamento tra i vari Enti coinvolti ed una periodica informazione al pubblico dei risultati ottenuti..

 

Si ringrazia per la cortese attenzione e si porgono distinti saluti

 

 

Torino, 30 novembre 1999

 

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