Nella foto: Vista sulla sistemazione del CRAS
nella Villa Pallavicino di Stresa
 
IL CRAS E LA DEMOCRAZIA
La vicenda del trasferimento degli animali selvatici
nel nuovo Cras (provvisorio?) di Villa Pallavicino
ha questioni attinenti anche alla democrazia delle Istituzioni
14.4.06
 
Qui sotto potete leggere lo scambio recente di messaggi tra alcune parti della vicenda. La figura peggiore la fa, a me pare, la Provincia, che si mostra incapace di mediazione e di cultura.
 
(cliccare qui per prelevare il documento .pdf 200 kb):
 
AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA VCO
p.c. ALLA GIUNTA
 
Nel ringraziarLa per la premura con cui ha risposto alla nostra lettera, vogliamo anche esprimerLe il nostro disappunto per i toni neppur troppo velatamente minacciosi della Sua. A noi che, preoccupati non da oggi per il benessere degli animali selvatici affidati alle cure del Cras, chiedevamo conferme e rassicurazioni, che potevano esprimersi soltanto con un permesso immediato e perpetuo di visita della sistemazione provvisoria presso la Villa Pallavicino di Stresa, una volta di più ci è stato negato l'accesso, ma anzi si è ventilato che qualunque nostra eventuale critica alla sistemazione attuata dalla Provincia potrà essere oggetto di querela, così come è stata oggetto di querela la critica (a nostro avviso legittima) del sig.L. Casaroli. Noi crediamo che soltanto aprendo le porte immediatamente a noi ambientalisti e ai giornalisti e mostrando che le critiche espresse nei confronti del Cras sono non diffamatorie, ma forse disinformate, la Provincia poteva chiudere la bocca alle chiacchiere e mettere a tacere le nostre ansie.
 
Restando in attesa di un mutamento radicale di rotta su tutta la questione, la salutiamo.
 
Amelia Alberti, Legambiente Circolo Verbano
tel 335 5457273
Cristina D'Amico, Lida di Verbania
tel 333 9939473
 
 

Dott. Uberto C. Calligarich

Medico Veterinario

Via Panoramica 7, 28804 S. Bernardino Verbano (VB)

 

 

                                                                                 

S. Bernardino Verbano, 14 aprile 2006

 

 

Egr. Sig. Presidente della Provincia Paolo Ravaioli,

Ho ricevuto la lettera datata 9 aprile del Signor Lucio Augusto Casaroli ed ho anche esaminato, in aggiunta a quelle corredo della missiva in questione, alcune fotografie illustranti i nuovi ricoveri provinciali per animali selvatici collocati nel Parco di Villa Pallavicino a Stresa,

Tale esame mi induce necessariamente ad alcune riflessioni, soprattutto di carattere tecnico, che ritengo doverose perché frutto della ventennale esperienza, interrotta recentemente non per mia volontà, da me maturata nello specifico settore ed anche dovute per spirito civico e collaborativo.

Le strutture nella Villa Pallavicino, così come appaiono essere, sarebbero foriere di grave danno ed anche sofferenze per gli animali ricoverati e ricoverandi.

Infatti, anche ad un occhio non particolarmente esperto sarebbe agevole valutare come un’aquila reale, con un’apertura alare di circa 2 metri, non possa essere relegata per tempi lunghi in una struttura di 1,80 m di larghezza.

Mi chiedo anche come si potrebbe entrare in siffatte anguste strutture, almeno per effettuare la normale e minimale pulizia del fondo o per eventuali terapie, con la presenza di animale tanto potenzialmente pericoloso (come lo è pure il gufo reale, ma anche volpi, tassi e caprioli armati che vi venissero ricoverati).

E’ di tutta evidenza che animali di ambienti forestali o alpini (gufo reale, aquila reale) come anche altri animali, non possono essere relegati in box di lamiera chiusi su tutti i lati, tranne uno munito di rete, e esposti al sole.

Basterebbe la comune esperienza per immaginare che la circolazione dell’aria all’interno delle strutture in lamiera è del tutto insufficiente, soprattutto con climi caldi e in assenza di vento, per ridurre i miasmi prodotti dalle deiezioni e da eventuali alimenti in decomposizione.

Mi risulta che il fondo sia in legno, quindi potenziale ricettacolo di agenti patogeni, soprattutto se impregnato di urine e deiezioni. Non va dimenticato che gli animali che giungono a un CRAS sono ammalati o possibili veicolatori di malattie infettive o infestive.

In buona sostanza, tali box sembrano quelli utilizzati per il breve tempo richiesto alle mostre canine e mi chiedo quanto sia costata alla Provincia la dotazione di simili ricoveri.

Immagino che l’acquisto di queste strutture sia stato giustificato con l’intento del loro futuro trasferimento in altro luogo ma, dalla visione del materiale fotografico posso escludere per esperienza che tali manufatti garantirebbero una corretta detenzione di fauna selvatica, perché già, in una fase che spero (per gli animali) provvisoria si dimostrano del tutto inadeguati e anzi, dannosi.

Non mi chiedo se siano state rilasciate le necessarie autorizzazioni poiché do per scontato che un Ente Pubblico se ne sia preoccupato, ma trovo almeno singolare che a chi è preposto ai controlli per i permessi di legge sia sfuggita una situazione tanto evidente che potrebbe riflettersi negativamente anche sulla salute pubblica, trattandosi di strutture potenzialmente rischiose per essa.

Quello che mi è stato prospettato non ritengo abbia le caratteristiche di un accettabile Centro Recupero Animali Selvatici e ciò mi dispiace, perché a monte di quella scelta vi dovrebbero essere un Dirigente Provinciale Responsabile della Tutela Fauna, un Assessore Provinciale all’uopo delegato ed un Esperto Faunistico.

Una valutazione oggettiva, articolata in venti punti anche se incompleta per mancanza di visione diretta, è stata già da me messa a punto ed è a disposizione degli Enti preposti alle verifiche.

Sono certo che il benessere animale sia anche per Lei una priorità. Distinti saluti.

 

 

 

                                                                                              Dott. Uberto C. Calligarich