
Provincia del Verbano Cusio Ossola,
Servizio Pianificazione territoriale e Infrastrutture, Via dell’Industria 25
28924 Verbania
Oggetto: PIANO TERRITORIALE PROVINCIALE. OSSERVAZIONI.
Con la presente nota si intendono sottoporre alla Provincia del Verbano Cusio Ossola e agli altri Enti competenti alcune Osservazioni relative al PIANO TERRITORIALE PROVINCIALE (in seguito PTP).
PREMESSA. Il Circolo Verbano di Legambiente ritiene che la provincia del Verbano Cusio Ossola sia stata dotata - per le sue vicende geologiche, idrologiche, naturalistiche, umane - di un patrimonio paesaggistico di valore eccezionale, che costituisce un tesoro inestimabile. A partire, però, dall’inizio del secolo scorso, con la costruzione dei grandi invasi e con la conseguente industrializzazione e cementificazione caotica dei fondivalle, che hanno peraltro avuto il grande pregio di elevare il tenore di vita della popolazione, il territorio ha perso via via pezzi preziosi del suo scrigno, saccheggiati senza riguardo e in modo irreversibile da imprenditori e da speculatori, spesso con il consenso entusiastico di politici e di amministratori. Soltanto negli anni recenti si è iniziato un lavoro di ripensamento sul passato e di riflessione verso un futuro, che, almeno a parole, si vorrebbe più “sostenibile”. (Si concorda con chi ritiene che la dizione “sviluppo sostenibile” sia un ossimoro privo di senso).
Il PTP è lo strumento di pianificazione più importante per elaborare una nuova filosofia del territorio provinciale. Mediante il PTP la Provincia poteva incaricare i suoi tecnici ed esperti di elaborare uno strumento che indicasse una rotta nuova e coraggiosa.
Il PTP, nella sua versione attuale, viene dopo numerosi altri, precedenti elaborati, che hanno avuto breve vita e inconcludente nelle legislature precedenti, caricando di carte e di relazioni inutili gli scaffali degli Uffici provinciali. L’apparente incapacità politica di portare a termine un piano territoriale, da parte di Amministrazioni Provinciali di diverso colore, ognuna dotata di una sua maggioranza consiliare, suggerisce l’esistenza di una rete di legami e di lacci che su questo tema impacciano gli Organi decisori. L’unica possibilità di chiudere onorevolmente una legislatura con un PTP adottato, sembra quindi risiedere nella scelta politica di far stendere un piano timido, debole nelle indicazioni, poco significante nelle prescrizioni, come in questo caso si è fatto. Un PTP che, invece di essere cogente e forte, si esprima con inviti, proposte, rinvii ad altri piani di settore e ad altre conferenze di coordinamento. Per fortuna, viene assurdamente da dire, che il territorio è geologicamente e idrologicamente fragile, tanto da imporre, proprio a causa della sua fragilità, tutta una estesa gamma di vincoli inderogabili, che alla fine preserverà dalle aggressioni buona parte della provincia. Per fortuna, inoltre, che una parte del territorio era già stato fatto oggetto, da parte della Regione, di parchi naturalistici e monumentali e che Sic, ZPS, REP e altre aree protette, imposte dalle leggi europee, pongono limiti invalicabili alla tensione modificatoria di Enti e di privati. Per la restante parte del territorio, a partire dalle AIT, si osserva come vengano concessi ulteriori spazi per l’edificazione di residenze, temporanee e non, anche là, dove non si potrebbe immaginare di costruire ancora. Nuove aree industriali si prevedono, pur in presenza di numerosi capannoni inutilizzati. Strade di montagna per gli operatori agro-silvo-pastorali sono pronte a diventare strumento, pericoloso per l’integrità delle coste, per lo sfruttamento “a CO2 zero” del patrimonio boschivo, per il quale sarebbe meglio valutare il beneficio derivante dal giacimento di carbonio, nonché cavalli di troia per speculazioni edilizie in zone alpestri.
1) USI CIVICI. Né in cartografia, né nelle relazioni di accompagnamento o nelle NTA si fa menzione della questione degli Usi Civici, problema delicato, ostico e che gli Amministratori considerano spesso come un vincolo superato, un residuo fastidioso dei tempi medievali. Eppure, grazie agli Usi Civici, le Comunità hanno oggi a disposizione patrimoni di inestimabile valore naturalistico, estensioni di territorio prezioso, che dovrebbero trasmettere intatte alle generazioni future, invece di sbarazzarsene con poca spesa per trasformarle banalmente in cave, strade, edifici di utilità limitata nel tempo.
Si chiede che lo studio cartografico predisposto dagli Uffici di Piano per il PTP aggiunga alle altre la cartografia degli Usi Civici noti, demandando alle successive stesure dei PRGC il compito di correggere e completare, eventualmente, la mappatura, se carente.
2) SFRUTTAMENTO IDROELETTRICO DEI CORSI D’ACQUA. La questione è da anni all’ordine del giorno di innumerevoli dibattiti e prese di posizione nel Verbano Cusio Ossola, senza che se ne veda uno sbocco. L’elenco che compare nel registro online delle richieste di concessione presso gli Uffici di VIA della Provincia sembra inventato, tanto è lungo e continuamente aggiornato. Non c’è torrente o ruscello che non si veda oggetto di bramosia da parte di imprenditori e faccendieri, graziati dalla manna dei Certificati Verdi, che compensano anche le imprese più assurde e che giustificano quelle più deleterie per il territorio. Gli Uffici della Provincia appaiono, peraltro, sempre riottosi a considerare le Osservazioni che vengono presentate da cittadini o da associazioni, alle quali neppure danno le risposte che la legge prevederebbe. Non si sta qui a riassumere i motivi di carattere generale che spingono ad essere contrari a nuovi impianti, dopo che la Regione Piemonte li ha fatti propri all’interno di una Delibera di Giunta del 5/5/08 (il testo, nella parte che è utile citare, è riportato in calce). La Tavola sui DMV e della naturalità dei corsi d’acqua, allegata al PTP, illustra chiaramente la situazione di degrado in cui versa il reticolo idrologico provinciale, dove la maggior parte del territorio denuncia uno stato di degrado, per quanto riguarda il DMV, e la naturalità dei torrenti è un’eccezionalità, invece che la regola. La carta degli impianti idroelettrici esistenti, del 2004, (da integrare con gli impianti assentiti nel frattempo e in itinere) è la fotografia impietosa di una provincia che ha sperperato i suoi talenti. Eppure il PTP ancora esita a porre una moratoria alla proliferazione degli impianti, neppure nei casi estremi, di rii miracolosamente inseriti in contesti naturalistici integri, o di torrenti che conservano scorci paesaggistici o cascate, ultimi retaggi di un patrimonio sfumato. Né si dica che la rinnovabilità della risorsa energetica “acqua fluente” giustifica il sacrificio. Un’analisi complessiva energetica, naturalistica ed economica (quest’ultima a prescindere dai Certificati Verdi e invece comprensiva dei ricavi mancati da usi diversi del bene) metterebbe la parola fine ad un’industria ottocentesca, che ha fatto il suo tempo.
Si chiede: 1) che il PTP imponga la moratoria dello sfruttamento idroelettrico a tutta la rete idrografica del Verbano Cusio Ossola, o quanto meno ai corsi d’acqua segnalati come critici dalla Tavola dei DMV e della naturalità, senza attendere il Piano di razionalizzazione delle acque. 2) che il PEP recepisca i vincoli imposti dal PTP. 3) che la Tavola dei DMV e della naturalità venga arricchita con i nomi dei corsi d’acqua, senza i quali possono nascere equivoci di identificazione. 4) che la Tavola degli impianti idroelettrici esistenti venga completata con tutti gli impianti assentiti nel frattempo.
3) RIFERIMENTO AL PTA REGIONALE. Il Piano territoriale di coordinamento della provincia del VCO costituisce strumento di attuazione del Piano di Tutela delle Acque approvato dal Consiglio regionale con D.C.R. n. 117-10731 del 13 marzo 2007, ai sensi degli articoli 5 e 10 delle norme dello stesso.
In particolare il PTCP attua quanto previsto nell'articolo 33 delle norme del PTA a proposito di tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici, e quanto previsto negli articoli 39 e 40 a proposito di deflusso minimo vitale e di riequilibrio del bilancio idrico, prescrivendo. (I testi di riferimento sono riportati in calce).
Il PTP, sulla base di quanto stabilito dall'articolo 43 delle norme del PTA, costituisce inoltre strumento di attuazione delle misure, delle azioni e degli interventi da realizzarsi indicati dalle specifiche monografie di area dello stesso PTA, delle quali fa propri i contenuti.
Si chiede che il PTP dichiari esplicitamente di adeguarsi alle norme del PTA
4) COSTRUZIONI EFFICIENTI. Il Verbano Cusio Ossola non è un territorio particolarmente beneficiato dal sole, a causa degli ombreggiamenti delle alture e dell’assorbimento della radiazione da parte dei laghi. Gli ultimi anni hanno però dimostrato che, anche nel Verbano Cusio Ossola, il solare (termico e/o fotovoltaico) possono dare un loro importante contributo alle necessità energetiche degli edifici. Anche altre tecnologie sono efficaci per ridurre i consumi di fossili e la produzione di anidride carbonica. Meglio e di più possono fare metodi di costruzione energeticamente efficienti, tramite i quali è possibile ridurre anche del 50% i consumi energetici degli edifici. Il PTP si occupa (art. 3.13 delle NTA) della questione in modo breve e semplificato, limitandosi a indicazioni di massima e previsioni premiali non meglio precisate.
Si chiede che il PTP si faccia carico di incentivare e prescrivere tecnologie costruttive a risparmio energetico, anche oltre i dettami legislativi, e di esplicitare meglio i criteri per costruire edifici efficienti, ben oltre ai limiti indicati dalle leggi. Il PEP adegui i suoi obiettivi e le azioni per realizzarli agli impegni assunti dal PTP. Il PTP indichi ai Comuni le modalità semplificate, per installare impianti solari sopra agli edifici, senza oneri di DIA per i cittadini. Il PTP non può non tenere conto che il VCO è stato indicato dalla Regione Piemonte come sede di un Polo di innovazione delle rinnovabili e del risparmio energetico, e quindi come territorio di eccellenza in questo campo.
5) ATTIVITA’ ESTRATTIVE. Il biglietto da visita (negativo) del Verbano Cusio Ossola è il risultato della secolare attività di cava a Baveno e sul Montorfano. Lo sfascio del territorio procede, risalendo lungo la valle del Toce e dei suoi affluenti, facilitato dai macchinari moderni, in grado di aggredire le masse rocciose con poca mano d’opera e importanti guadagni delle imprese. L’attività di cava è quanto di meno sostenibile si possa citare come esempio di riproducibilità delle risorse, e quindi andrebbe limitata al minimo indispensabile, raccomandando invece il riutilizzo giudizioso del materiale di riciclo. La logica del mercato chiede invece che sempre nuovo granito, beola, serizzo, vengano estratti dalla montagna, a beneficio di un’attività con basso indice di mano d’opera, alto reddito d’impresa, grande compromissione del paesaggio, aumento del traffico di mezzi pesanti, abbassamento della qualità della vita per gli abitanti. Il PTP, nelle more di attuazione del PAEP (Piano delle Attività Estrattive Provinciale), clamorosamente in ritardo, si limita a ribadire la scelta di continuare lo sfruttamento del minerale di cava, privilegiando i futuri Poli estrattivi, ma senza escludere altre aree.
Si chiede che il PTP riconsideri con maggiore oculatezza tutta la questione, che limiti l’attività estrattiva ai Poli individuati, almeno fino al loro esaurimento, che dia prescrizioni vincolanti sulla ricaduta paesaggistica, durante e alla fine delle attività di cava, anche per quanto riguarda le strade di arroccamento, che consideri il traffico indotto come vincolo per nuove concessioni, che ne imponga il ripristino ambientale. Per quanto riguarda le aree di cava nelle aree tutelate (Sic, Zps, altre), si chiede di ridurre al minimo il carico ambientale e di programmare in tempi brevi la chiusura dei cantieri. Si chiede, cioè, che vengano posti dei paletti per la redazione del PAEP, il cui ritardo non può essere premiato con un attendismo ingiustificato.
6) POLO DELLA LOGISTICA DOMO 2. La storia di Domo 2 sarebbe da scrivere in un libro degli errori (e degli orrori), per impedire ad altri di ripeterli. Un progetto faraonico nato vecchio e superato, che ha distrutto un territorio unico, senza distribuire reddito alcuno. Oggi lo spazio di “ricomposizione dei treni merci” sta lentamente scivolando verso altri usi, soprattutto produttivi e logistici intermodali, che comporteranno nuovi insediamenti industriali, mentre altri a poca distanza chiudono e si trasformano, e una scomposizione/ricomposizione della merce in arrivo da e per l’Europa, che creerà inevitabilmente un appesantimento del traffico, locale e di lungo percorso, che si scaricherà su linee ferroviarie già al limite di sopportazione e su un sistema di superstrada-autostrada, che non era nato per reggere un traffico merci come da previsione. Basta ricordare che le gallerie del Vergante non sono dotate di aree di sosta d’emergenza, né di corridoio di fuga laterale, né di sistema di aspirazione/spegnimento dei fumi in caso di incendio in galleria, né di canali di raccolta di liquidi da sversamenti accidentali. Ancor meno rassicurante è lo stato della superstrada, sede di incidenti numerosi e gravi.
Si chiede che il PTP ripensi alla questione del Polo di Domo 2, magari sottoponendo ad un concorso internazionale di idee la sua trasformazione, che tenga conto dei limiti intrinseci del territorio e della sua rete viaria.
7) AUMENTO INSEDIATIVO. Non viene data alcuna indicazione vincolante agli aumenti insediativi/volumetrici consentiti ai singoli Comuni. Poiché la popolazione del VCO è numericamente stabile e di età media più elevata del resto del Piemonte, si deve presumere che il bisogno insediativo sia ampiamente soddisfatto dagli edifici esistenti. Bene farebbe il PTP ad obbligare il recupero degli edifici non utilizzati, prima di concedere qualunque aumento volumetrico su terreno vergine.
Si chiede che il PTP imponga una moratoria alla nuova edificazione residenziale, comune per comune, fino a che non vengano ristrutturati tutti gli edifici esistenti non utilizzati.
8) VALUTAZIONE DI COMPATIBILITA’ AMBIENTALE. La valutazione appare fatta per titoli non esaustivi del complesso degli argomenti trattati, e benevola, con diverse forzature, nei confronti del PTP. E’ stata inoltre redatta ex post, come correttamente affermato all’interno della stessa relazione, e quindi non conforme alla legislazione europea.
Dott.ssa Amelia Alberti
Presidente Circolo Verbano di Legambiente
14/09/2008
REGOLAMENTI PER IL DMV
L'Autorità di Bacino ha proposto una "formula" valida per l'intero bacino del Po (salvo gli adeguamenti in funzione delle caratteristiche ambientali delle diverse aree geografiche) e fondata su parametri morfometrici ed idrologici, ma tarata su valutazioni di carattere biologico ottenute dall'applicazione di metodi naturalistici su numerose stazioni rappresentative delle diverse situazioni idrologiche - ambientali riscontrabili sul reticolo idrografico che alimenta il fiume Po. Essa (Allegato "B" - "criteri di regolazione delle portate in alveo" - Parma, 21/11/2001) è sintetizzata dalla seguente formula:
DMV = K*Qmed*S*M*Z*A*T
Dove:
K è un parametro sperimentale determinato per singole aree idrografiche;
Qmed/s
è la portata specifica media annua [l/s/km²];
S è la superficie del bacino sotteso alla sezione di interesse [km²];
M è il parametro morfologico;
Z è il massimo di tre valori N, F e Q (rispettivamente parametri naturalistico,
di fruizione e relativo alla qualità biologica delle acque);
A è il parametro relativo all'interazione tra acque superficiali e sotterranee;
T è il parametro relativo alla modulazione del DMV.
Il
prodotto "K*Qmed*S" rappresenta la componente idrologica del deflusso
minimo vitale (che deve essere applicata a tutte le derivazioni entro il 31
dicembre 2008), mentre gli altri parametri sono fattori di correzione che
tengono conto, ove necessario, delle particolari condizioni locali. Spetta alle
Regioni, nell'ambito della redazione dei Piani di Tutela, individuare i corsi
d'acqua o tratti di essi, su cui devono essere applicati i parametri M, A, Z e T
ed assegnare i valori agli stessi, in ogni caso con applicazione a tutte le
derivazioni entro il 31 dicembre 2016, data entro la quale devono essere
conseguiti gli obiettivi indicati dal Decreto Legislativo 152/99.
La Direzione Pianificazione delle Risorse Idriche della Regione Piemonte ha presentato e divulgato, nella primavera del 2004, il "Progetto di Piano di Tutela delle Acque" (PTA) che prevede i seguenti valori:
(1) FORNERIS G., PEROSINO G.C., PINNA PINTOR N., 1990. Conseguenze delle captazioni idriche sugli ecosistemi acquatici. Situazione attuale e proposte di regolamentazione per il territorio piemontese. Assessorato Caccia e Pesca della Provincia di Torino.
(2) Si tratta sostanzialmente dei corsi d'acqua individuati dalla "Carta Ittica Relativa al Territorio della Regione Piemontese" (Regione Piemonte, 1991) quali "zone ittiche a trota mormorata e/o temolo".
(3) Salmo [trutta] marmoratus (trota marmorata), Salmo [trutta] fario (trota fario, solo se di ceppo mediterraneo), Thymallus thymallus (temolo), Barbus meridionalis (barbo canino) ed Esox lucius (luccio).
(4) Zona A: Bacino del Po ad esclusione dell'asta fluviale del fiume Po a valle della confluenza con il Pellice, dei tributari di destra dello stesso fiume Po a valle del Tanaro. Zona B: Asta fluviale del Po a valle della confluenza con il Pellice. Zona C: bacini tributari di destra del fiume Po a valle del Tanaro.
(5) Corsi d'acqua, ancorché non compresi nelle precedenti categorie, presentino in rilevante interesse scientifico, naturalistico, ambientale e produttivo in quanto costituenti habitat si specie animali o vegetali rare o in via di estinzione, ovvero in quanto sede di complessi ecosistemi acquatici meritevoli di conservazione o altresì di antiche e tradizionali forme di produzione ittica, che presentano un elevato grado di sostenibilità ecologica ed economica.
(6) In sostanza sono gli ambienti già oggetto di specifiche norme di tutela (tratti a specifica destinazione per la vita dei pesci in applicazione del D. Lgs. 130/92) ed il reticolo idrografico del bacino del Sesia a monte di Varallo).
Fonte: http://www.interreg3a-idrobiologia.com/dmv.htm