Nella foto: Vista sul sito di Pieve Vergonte
 
MALACHIMICA E MALABONIFICA
Qualche riflessione sul passato
per capire meglio il presente
24.7.08
 
Con cadenza regolare si alzano da Pieve Vergonte cori di lamentazioni sulla bonifica dei terreni che non viene fatta, con la lamentazione aggiuntiva che la mancata bonifica impedisce di fatto la vendita degli impianti Tessenderlo ad altra società e quindi la garanzia della continuità delle attività chimiche nel sito ex Enichem. La memoria storica degli eventi fa spesso difetto ai lamentatori e forse anche ai giornalisti che le rilanciano. La bonifica del sito era prevista in un primo tempo (fine anni Novanta) come un accantonamento delle terre inquinate in collinette a fianco della superstrada, quantomeno per la parte di terreno non occupata da impianti chimici in attività. La Regione, anche accogliendo le nostre proteste rese ben più autorevoli da quelle della Provincia (assessore Alberto Zacchera), aveva perorato che le terre, prima di essere accantonate, venissero "lavate" o "desorbite termicamente", per diminuirne le conseguenze nel tempo, quando si fosse persa la memoria del loro contenuto imperituro e poterle tenere in sito. Levati cielo! Sindaco, sindacati, Comuni vicini, politici di varia estrazione, tutti a gridare "NO al megainceneritore a Pieve Vergonte", fingendo di confondere un desorbitore termico (impianto chimico-fisico certo meno impattante delle colonne che si levano nel polo pievese da un secolo a questa parte) con un inceneritore di rifiuti tossico-nocivi. E che comunque era chiamato a mitigare il contenuto di terre inquinate da lavorazioni locali, di cui tutti devono quindi sentirsi corresponsabili, senza seppellirle e senza ipocritamente portarle altrove (come in parte è stato fatto). La decisione di pulire definitivamente le terre, costosissima per Enichem, venne quindi scartata e di nuovo sostituita con l'accantonamento per lotti, di cui tuttora si discute senza venirne a capo. Se si fosse proceduto con il progetto serio, già ampiamente collaudato altrove, oggi gli spazi dei piazzali sarebbero bonificati da tempo, nuove attività potrebbero insediarvisi e si potrebbe procedere a bonificare le aree che tanta malachimica ha condannato a lenta agonia, anche occupazionale.
Amelia Alberti, Legambiente Circolo Verbano
 
Qui di seguito, alcuni articoli da La Stampa e da www.vcoazzurratv.it .
 
 
24 Luglio 2008

BONIFICA A PIEVE VERGONTE. PROVOCAZIONE DELLA FULC ALLA VIGILIA DELLA CONFERENZA DEI SERVIZI


Legatoria del Verbano


Ex Enichem vuole atti concreti


«Basta attese, qui
rischiamo la chiusura.
Abbiamo già perso 114
posti e 106 sono in ansia»


Firmato l’accordo, 30 in «cassa»

 
[FIRMA]RENATO BALDUCCI
PIEVE VERGONTE
«Se dall’incontro di martedì non dovessero uscire soluzioni concrete sul futuro dello stabilimento chiederemo al Presidente della Repubblica di poter lasciare l’Italia per annetterci alla Svizzera». E’ la provocazione annunciata dalle organizzazioni sindacali stanche, come i lavoratori, della lunga e mai risolta telenovela della bonifica a Pieve Vergonte. Un progetto che doveva partire nel 1996, dopo la fermata della produzione del Ddt nel sito ossolano allora di Enichem.
Una provocazione lanciata alla vigilia della conferenza dei servizi prevista martedì al Ministero dell’Ambiente dopo la sentenza con la quale il Tribunale di Torino ha condannato Syndial (controllata Enichem) al pagamento di una multa di 1 miliardo e 900 milioni per l’inquinamento del Lago Maggiore e del fiume Toce causato dal Ddt fuoriuscito dal sito pievese. Sindacati e lavoratori sono stanchi di attendere il via alla bonifica dello stabilimento chimico. «E’ inconcepibile che non si siano trovate soluzioni per salvare quanto rimasto a Pieve Vergonte» ha denunciato Franco Borsotti della Uil ricordando che dal 1996, anno del caso Ddt, ad oggi, il sito ha perso 114 posti di lavoro. Dice Borsotti: «Gli attuali 106 dipendenti vivono nell’incertezza, presi in giro da un rilancio produttivo che non decolla perché non si è mai dato il via alla bonifica». «O il 29 luglio ci daranno delle risposte oppure chiederemo l’annessione alla Svizzera» aggiunge Iginio Maletti della Cisl. Che rilancia: «Basta aspettare, rischiamo la chiusura. Dal 2011 Tessenderlo non potrà più utilizzare le celle a mercurio e l’imprenditore interessato al sito è bloccato dalla bonifica mai partita». Una situazione insostenibile. «Un’anomalia tutta italiana»: così la definisce Silvano De (Cgil). «Un dodici anni - aggiunge - è successo di tutto: sono passati più Governi ed amministrazioni provinciali, sono venuti a Pieve diversi ministri e parlamentari, si sono succeduti numerosi processi e sentenze: l’unica cosa che non si è mossa è la bonifica: non è stato spostato un chilo di terra. In altre nazioni casi come questo sono stati risolti in due anni; in Italia non si è fatto nulla in dodici, allora è meglio passire sotto la Svizzera». Anche i lavoratori dello stabilimento, delusi per quest’immobilismo, intendono promuovere una causa contro Syndial e il Ministero dell’Ambiente chiedendo i danni per questa una lunga incertezza durata 12 anni, durante i quali non hanno potuto programmare il loro futuro.
Cassa integrazione per due anni a partire dall'1 settembre per 120 persone, 90 a Novara e 30 a Gravellona Toce. Si è chiusa così la vertenza legata alla crisi della «Deaprinting» e quindi della «Legatoria del Verbano» e delle «Officine grafiche di Novara». Ieri in Regione a Torino la firma dell'accordo definitivo con i sindacati. Per chi farà più di sei mesi consecutivi di cassa integrazione l'intesa prevede ulteriori indennizzi di 500 euro al mese.
 
BONIFICA EX ENICHEM: CAUTO OTTIMISMO PDF Stampa E-mail
mercoledì 30 luglio 2008
Bonifica sito ex Enichem di Pieve Vergonte: questa mattina, a Roma, si è svolta la conferenza dei servizi. Ne è emerso un cauto ottimismo sia da parte degli amministratori che dei sindacalisti, anche se, questi ultimi, hanno commentato: “ciò che è veramente importante è riuscire a stringere i tempi”.
“Preoccupata ma ottimista”. Questo il sintetico commento del sindaco di Pieve Vergonte, Maria Grazia Medali, al termine dell’incontro di questa mattina a Roma, al Ministero dell’Ambiente, per la conferenza dei servizi sulla questione della bonifica, da parte di Syndial, del terreno ex Enichem. Nel corso dell’incontro – presenti rappresentanti di Regione, provincia, amministratori locali, comunità montana Monte Rosa, delegati sindacali di Cisl e Cgil, Arpa, Syndial e Tessenderlo – il direttore generale del Ministero ha avanzato la proposta che Syndial possa rientrare nell’applicazione dell’articolo 252 bis del decreto legislativo ambientale 152,  “che comporta diverse regole per la bonifica e sovvenzioni per la reindustrializzazione”. Caso classico di Tessenderlo, che insiste sui terreni ex Enichem, quelli appunto da bonificare, ditta per la quale si era fatto avanti un gruppo veneto disposto non solo a rilevare l’attività ma anche ad incrementare l’occupazione. “Dopo l’incontro di questa mattina – sottolineano con una dichiarazione congiunta i partecipanti all’incontro romano – si sono aperte nuove speranze, soprattutto alla luce della possibilità di rientrare in questo articolo del decreto ambientale che apre anche nuove possibilità di insediamenti produttivi. Quel che è importante è stringere i tempi”. Intanto è già stato fissato per il mese di settembre un tavolo tecnico al quale parteciperanno Ministero, Regione, Provincia, Arpa e Syndial, per rivedere l’intero progetto alla luce di questa nuova possibilità. E nel corso della riunione odierna sono stati posti altri due punti fermi sull’annosa questione: si è stabilito che le due bonifiche – quella del lago, del Toce e del Marmazza – e quella del sito siano due percorsi distinti e divisi. Non solo: la Regione ha chiesto di essere autorizzata dal Ministero a gestire i finanziamenti per l’opera riguardante la deviazione del Marmazza che poi sarà realizzata dal comune di Pieve.
 
31 Luglio 2008

PIEVE VERGONTE


Bonifica
ex Enichem
Si profila
un decreto

Proposta del ministero
renderebbe più veloci
i tempi per il recupero
ambientale


 
  Parzialmente soddisfatti. Cercano di vedere il bicchiere mezzo pieno le organizzazioni sindacali e gli amministratori locali che ieri a Roma hanno preso parte alla conferenza dei servizi sulla bonifica Enichem di Pieve Vergonte che si trascina ormai da 12 anni. Ieri il Ministero dell’Ambiente ha presentato una proposta per risolvere in tempi brevi la lunga telenovela legata alla bonifica del sito chimico pievese. Uno spiraglio che parrebbe aprirsi dopo la sentenza con la quale il Tribunale di Torino ha condannato Syndial (controllata Eni) a corrispondere al Ministero un miliardo 900 milioni di euro per i danni causati dall’inquinamento da Ddt al Lago Maggiore e al Toce.
Il Ministero dell’Ambiente ha proposto l’applicazione di un decreto ambientale che consente di poter continuare le attività produttive e al tempo stesso mette la bonifica a disposizione dsi tali attività. L’azione va concertata tra la Regione ed i Ministeri dell’Ambiente e della Attività Produttive. La proposta è stata sottoposta a Syndial che si è riservata di fornire una risposta definitiva a settembre.
 
 
03 Agosto 2008

OLTRE LA BONIFICA.PROPOSTA DEL MINISTERO


Pieve Vergonte si gioca
la carta dell’inserimento
tra i siti da riconvertire

Le rsu: «Importante
intervenire sulla
parte che interessa
i nuovi acquirenti»


 
[FIRMA]RENATO BALDUCCI
PIEVE VERGONTE
Tutto rinviato alla fine dell’estate. La proposta è che lo stabilimento chimico di Pieve Vergonte possa essere inserito tra i siti di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale. C’è un cauto ottimismo all’indomani della conferenza dei servizi convocata al Ministero dell’Ambiente dopo l’ennesima sentenza sul caso inquinamento da Ddt che ha visto il Tribunale di Torino imporre a Syndial, società del gruppo Enichem, una maxi multa quale risarcimento dei danni arrecati al fiume Toce e al Lago Maggiore. «A settembre si potrà capire se la vicenda della bonifica avrà finalmente uno sbocco a breve termine» commenta l’assessore provinciale all’ambiente Gianni Desanti.
La prima cosa da verificare è la proposta avanzata dal direttore generale del ministero dell’Ambiente, Gianfranco Mascazzini. Dice Desanti: «Si parla di utilizzare di concerto col dicastero dello Sviluppo Economico, l’art 25 bis del decreto legislativo 152 del 2006 per inserire l’area pievese fra i luoghi dove la bonifica è anche finalizzata al reinsediamento industriale, così da consentire parametri tecnici e finanziari più favorevoli. Si è costituito un tavolo con ministero, enti locali, Arpa e Syndial per arrivare ad una progettazione condivisa degli interventi. Lo scopo è di capire se è possibile uno specifico accordo di programma che concretizzi la proposta Mascazzini, oppure se andare avanti e concludere la normale procedura di bonifica fin qui pensata». Il rappresentante di Syndial ha chiesto tempo per analizzare la proposta ministeriale. Parzialmente ottimista il sindaco di Pieve Vergonte, Maria Grazia Medali: «Sarebbe una soluzione positiva anche per Syndial che avrebbe così delle deroghe là dove la bonifica è molto pesante».
La speranza del sindacato è che la bonfica parta subito, per evitare il disimpegno del gruppo veneto interessato ad investire in Ossola. «Il dato importante - dice Paolo Riva del sindacato interno - è che Syndial parrebbe intenzionata nel risanamento da quella parte di stabilimento che interessa i nuovi acquirenti».
Da Roma il Comune di Pieve Vergonte torna con un punto a suo favore relativamente alla deviazione del torrente Marmazza che corre sotto lo stabilimento. «Per non perdere tempo - dice Medali - la Regione ha chiesto che i fondi per le bonifiche vengano utilizzati per realizzare il progetto definitivo ed esecutivo. Si è chiesto al Ministero di dare al Comune i soldi necessari per portare a termine tutte le attività progettuali che concernono il Marmazza».