Un pezzo di paese è franato in seguito alla pioggia.
Per vent'anni, a partire dal 1982, ho abitato a Comnago sopra Lesa,
luogo incantevole con una vista strepitosa verso il lago e verso il
monte Mottarone. Mi bastava affacciarmi alla finestra, per veder
crescere come funghi impazziti palazzi, palazzine e villette lungo
la strada che da Massino Visconti conduce a Brovello Carpugnino,
richiamati dai nuovi svincoli autostradali, che hanno fatto del
Vergante una propaggine di Milano. A parte l'imbruttimento e la
banalizzazione del paesaggio, stupiva l'ardire dei costruttori, che
piantavano le fondamenta su terreno scosceso e vistosamente franoso,
come mi aveva fatto notare un amico geologo e come si vedeva
benissimo nelle carte geologiche della zona. Avevo tentato di
allertare Comune e Regione, senza esito. Particolari degni di nota:
il vecchio campanile pendente e l'assenza di costruzioni precedenti,
due cose che avrebbero dovuto insospettire tutti che quel terreno
non era da edificare. Ma l'avidità acceca gli uomini e trascina gli
amministratori in una gara a chi costruisce di più e più in fretta.
La (prima) frana è logicamente arrivata e adesso a Massino si trema,
come è giusto che sia. Chi ne risponderà? Dove sono gli
Amministratori di allora? Dov'è il geologo che ha dato il benestare?
Oppure si incolperà la natura, la pioggia, la sfortuna?