Nella foto: L'Erno verso la foce
 
GRISANA SOTTO TIRO
Anche il Grisana, affluente dell'Erno,
rischia di scomparire, per trasformarsi
in energia elettrica.
2.9.08

 

ALL’UFFICIO VIA DELLA PROVINCIA VCO

p.c. Al sindaco di Lesa

 

Oggetto: CENTRALINA SUI TORRENTI ERNO, SCOCCIA E GRISANA. COMUNE DI BROVELLO CARPUGNINO (VCO). OSSERVAZIONI.

 

PREMESSA. Pare che vi sia un grosso pasticcio toponomastico sui torrenti in questione. Pare che il torrente che in questo progetto si chiama “Scoccia” sia lo stesso che nel progetto Gator si chiama “Erno”. La confusione toponomastica va sanata rapidamente, per non creare confusioni irrimediabili di dati e di giudizi. Per le osservazioni che seguono, si segue la nomenclatura proposta dal progettista Ingeoart.

 

 

Il progetto presentato dalla ditta Ingeoart, Studio Tecnico Bonacci di Villadossola, si propone di prelevare in Brovello Carpugnino tutte le acque disponibili, salvo il DMV, dei torrenti Erno, Scoccia, Grisana (prima dell’immissione nell’Erno), mediante griglie, e di trasferirle mediante canale di gronda ad un bacino di carico (laghetto) della capacità di 150 mc, per poi convogliarle mediante condotta forzata al locale macchine in Lesa, da cui verranno riconsegnate al torrente Erno.

I tre torrenti scendono dalle pendici del Mottarone e si uniscono al torrente Erno, di cui sono tributari. Anche i torrenti Erno e Grisana, come il torrente Scoccia, scorrono in luoghi impervi e hanno conservato un elevato grado di naturalità ambientale, come si evince dalla Tavola A5 allegata al PTP del Verbano Cusio Ossola.

 

Dati essenziali dell’opera sottoposta a procedura di VIA:

H1 (quota pelo libero nella camera di carico) = 408,00 m

H2 (quota asse turbina) = 226,80 m

ΔH = 181,2 m

L (lunghezza condotta) = 3300 m

DN (diametro nominale) = 1000 mm

Q util (portata media annua giornaliera utilizzata) = 525 l/s

Q util, max = 1069 l/s

DMV = 50 l/s

W (potenza media, in kW) = 751

E (produzione media annua, in kWh) = 6.122.132  kWh

 

OSSERVAZIONI

1) La produzione di energia elettrica da fonte idroelettrica è senza dubbio da classificarsi tra quelle di tipo rinnovabile, tanto da ricevere incentivi economici statali consistenti, che rendono appetibile l’impresa, anche in presenza di corsi d’acqua obiettivamente poco consistenti.

A differenza degli impianti a diga, quelli ad acqua fluente non sono essenziali per il soddisfacimento del bisogno di energia elettrica da parte della comunità, poiché l’acqua è presente nei torrenti in tempi non prevedibili e quindi non programmabili. Ciononostante il GSE è tenuto ad acquistare e mettere in rete tutta l’energia elettrica prodotta dall’impianto, a prezzo maggiorato, anche nei momenti non di punta. L’energia totale prodotta da fonti idroelettriche ad acqua fluente serve soprattutto per il computo della produzione da energie rinnovabili da presentare al saldo degli impegni derivanti all’Italia dal Protocollo di Kyoto.

Senza incentivi, nonostante la maturità più che secolare della tecnologia, gli impianti idroelettrici non sarebbero finanziariamente convenienti e neppure autosufficienti. Noi riteniamo che gli incentivi andrebbero riservati alle tecnologie non ancora mature, solare termico, fotovoltaio, eolico in primis.

Essendo questa una considerazione generale, non aspetto controdeduzione dalla Commissione di VIA.

 

2) La “sintesi non tecnica” allegata al faldone è assolutamente incomprensibile ed inutilizzabile per lo scopo per cui viene redatta, e cioè di mettere a conoscenza la popolazione che è in corso una procedura di VIA, rispetto alla quale potrebbe far pervenire osservazioni utili alla decisione finale. La popolazione, soprattutto quella più anziana e residente, dispone infatti di utilissime conoscenze minute, che spesso sfuggono ai tecnici incaricati, sia della ditta richiedente, sia della Provincia. Escludere di fatto la popolazione dal dibattito intorno ad un’opera sottoposta a procedura di VIA, significa entrare in collisione con il senso stesso della normativa. Sarebbe anzi essenziale che i sindaci mettessero a disposizione della popolazione in modo facilmente accessibile sia la cartografia sia la sintesi non tecnica, purché leggibile. In questo senso ho dato la disponibilità al Comune di Lesa per collaborare alla diffusione delle informazioni.

Chiedo che la sintesi non tecnica venga redatta in termini chiari, precisi, comprensibili, utili. E che venga distribuita alla popolazione.

 

3) E’ assolutamente carente, per non dire assente, l’analisi ecologica, antea et postea, del territorio, intendendo con questo termine sia il territorio attraversato dalla condotta, sia e soprattutto il torrente che verrà prosciugato. La descrizione del territorio inserita nel faldone è un copia-incolla descrittivo di ambienti analoghi e riguarda soltanto e genericamente la fascia che verrà attraversata dalla condotta. Il prelievo dell’acqua del torrente sembra quasi, per i progettisti, non influenzare l’ambiente circostante. Il torrente, invece di apparire come un bene naturalistico dei comuni che attraversa, viene trattato soltanto come opportunità di produzione energetica e di ricavo economico. Manca addirittura nel faldone l’analisi ittiologica e quella di vitalità biologica del torrente.

Si chiedono indagini attente e coscienziose. Si chiede che il sopralluogo prenda in esame non soltanto il tragitto della condotta, ma anche il torrente.

 

4) Per quanto a mia conoscenza, il comune di Brovello Carpugnino e quello di Gignese hanno un sistema fognario e depurativo del tutto carente o assente. Sospetto che il torrente Scoccia e i suoi affluenti fungano da canali di scarico a lago dei reflui fognari, cosa particolarmente pesante nei mesi estivi. La riduzione della portata diminuirebbe, fino ad annullarlo, il potere depurante del torrente, alla foce del quale Lesa già paga pesantemente la presenza di un depuratore consortile inadeguato. La questione non è presa in esame dallo studio.

Si chiedono con particolare insistenza chiarimenti puntuali in merito.

 

5) La condotta all’altezza di Brovello attraversa i depositi del Maglio Nesso, che sono centinaia di migliaia di metri cubi di smarino ricavato dallo scavo del tunnel autostradale di Massino Visconti, appoggiati in modo improvvido proprio sul ciglio del torrente. Più volte ho sollecitato i sindaci di Lesa che negli anni si sono succeduti a far verificare la stabilità di quell’ammasso, che, sottoposto ad alluvione, precipiterebbe nel torrente, con grave rischio per il comune di Lesa, zona della foce dell’Erno. Personalmente a suo tempo mi ero fatta accompagnare da un geologo per capire se la mia preoccupazione fosse eccessiva: anche il geologo dott. Puppini, condivideva la mia tesi. Nella relazione geologica del faldone l’ammasso è indicato come residuo morenico. E’ possibile, a mio avviso, che i lavori di posa della condotta inneschino un pericoloso movimento franoso.

Si chiede che questo punto venga esaminato con assoluta attenzione.

 

6) La recente disposizione regionale riferita al PTA (2004) prevede che il DMV sia calcolato non soltanto con riferimento a dati ideologici, ma anche a dati naturalistici.

Dal sito http://www.interreg3a-idrobiologia.com/dmv.htm traggo la seguente sintesi:

 

Il DMV secondo il Piano di Tutela delle Acque (Regione Piemonte; 2004)

L'Autorità di Bacino ha proposto una "formula" valida per l'intero bacino del Po (salvo gli adeguamenti in funzione delle caratteristiche ambientali delle diverse aree geografiche) e fondata su parametri morfometrici ed idrologici, ma tarata su valutazioni di carattere biologico ottenute dall'applicazione di metodi naturalistici su numerose stazioni rappresentative delle diverse situazioni idrologiche - ambientali riscontrabili sul reticolo idrografico che alimenta il fiume Po. Essa (Allegato "B" - "criteri di regolazione delle portate in alveo" - Parma, 21/11/2001) è sintetizzata dalla seguente formula:

DMV = K*Qmed*S*M*Z*A*T

Dove:
K è un parametro sperimentale determinato per singole aree idrografiche;
Q
med/s è la portata specifica media annua [l/s/km²];
S è la superficie del bacino sotteso alla sezione di interesse [km²];
M è il parametro morfologico;
Z è il massimo di tre valori N, F e Q (rispettivamente parametri naturalistico, di fruizione e relativo alla qualità biologica delle acque);
A è il parametro relativo all'interazione tra acque superficiali e sotterranee;
T è il parametro relativo alla modulazione del DMV.

Il prodotto "K*Qmed*S" rappresenta la componente idrologica del deflusso minimo vitale (che deve essere applicata a tutte le derivazioni entro il 31 dicembre 2008), mentre gli altri parametri sono fattori di correzione che tengono conto, ove necessario, delle particolari condizioni locali. Spetta alle Regioni, nell'ambito della redazione dei Piani di Tutela, individuare i corsi d'acqua o tratti di essi, su cui devono essere applicati i parametri M, A, Z e T ed assegnare i valori agli stessi, in ogni caso con applicazione a tutte le derivazioni entro il 31 dicembre 2016, data entro la quale devono essere conseguiti gli obiettivi indicati dal Decreto Legislativo 152/99.

L
a Direzione Pianificazione delle Risorse Idriche della Regione Piemonte ha presentato e divulgato, nella primavera del 2004, il "Progetto di Piano di Tutela delle Acque" (PTA) che prevede i seguenti valori:

(1) FORNERIS G., PEROSINO G.C., PINNA PINTOR N., 1990. Conseguenze delle captazioni idriche sugli ecosistemi acquatici. Situazione attuale e proposte di regolamentazione per il territorio piemontese. Assessorato Caccia e Pesca della Provincia di Torino.

(2) Si tratta sostanzialmente dei corsi d'acqua individuati dalla "Carta Ittica Relativa al Territorio della Regione Piemontese" (Regione Piemonte, 1991) quali "zone ittiche a trota mormorata e/o temolo".

(3) Salmo [trutta] marmoratus (trota marmorata), Salmo [trutta] fario (trota fario, solo se di ceppo mediterraneo), Thymallus thymallus (temolo), Barbus meridionalis (barbo canino) ed Esox lucius (luccio).

(4) Zona A: Bacino del Po ad esclusione dell'asta fluviale del fiume Po a valle della confluenza con il Pellice, dei tributari di destra dello stesso fiume Po a valle del Tanaro. Zona B: Asta fluviale del Po a valle della confluenza con il Pellice. Zona C: bacini tributari di destra del fiume Po a valle del Tanaro.

(5) Corsi d'acqua, ancorché non compresi nelle precedenti categorie, presentino in rilevante interesse scientifico, naturalistico, ambientale e produttivo in quanto costituenti habitat si specie animali o vegetali rare o in via di estinzione, ovvero in quanto sede di complessi ecosistemi acquatici meritevoli di conservazione o altresì di antiche e tradizionali forme di produzione ittica, che presentano un elevato grado di sostenibilità ecologica ed economica.

(6) In sostanza sono gli ambienti già oggetto di specifiche norme di tutela (tratti a specifica destina zione per la vita dei pesci in applicazione del D. Lgs. 130/92) ed il reticolo idrografico del bacino del Sesia a monte di Varallo).

Lo studio della ditta Ingeoart non mostra di aver preso in considerazione i parametri naturalistici (in particolare M e N), anche per assenza totale dello studio naturalistico. Il DMV indicato in 50 l/s per calcoli meramente ideologici non tiene conto dei valori biologici del torrente, che non sono stati neppure esaminati.

Si invitano i tecnici della Commissione VIA a non trascurare le indicazioni del PTA: i torrenti non sono tubazioni o canali, ma ecosistemi efficaci, di cui non dobbiamo privare il territorio.

 

7) Il PTP del VCO in itinere propone un valore del coefficiente N pari a 1,5 per i torrenti di significativo valore naturalistico. Nelle nostre osservazioni al PTP chiederemo la moratoria almeno per i torrenti segnati in rosso nella Tavola A5 del PTP.

Si invita la Commissione a indicare (almeno) i valori più rigorosi per il DMV.

 

8) Sul BUR n. 20 del 15/05/08 è pubblicata una DGR del 5/05/08, di cui si allegano le pag. 1-2, che affronta autorevolmente il problema delle concessioni idroelettriche, concludendo con la negazione di finanziamenti regionali per gli impianti idroelettrici, salvo alcune situazioni eccezionali, che non riguardano la concessione in oggetto, a causa delle ricadute negative degli impianti idroelettrici, che non compensano il beneficio derivante dalla rinnovabilità della risorsa idrica.

Non si sa se l’impianto in questione sui torrenti Erno, Scoccia e Grisana richieda finanziamenti regionali, ma è altrettanto vero che il pronunciamento regionale, elencando tutti gli argomenti contrari allo sfruttamento idroelettrico, che gli ambientalisti e tutte le persone di buon senso hanno da sempre affermato nei loro documenti e nelle loro Osservazioni, pone una sponda di cui la Provincia non può non tenere conto. Se la Regione non intende più sostenere con finanziamenti propri gli impianti idroelettrici, ciò significa che gli Uffici regionali hanno giudicato ormai oltrepassato ogni limite di sopportazione dell’ambiente.

Si chiede pertanto che le Osservazioni della Regione Piemonte, che qui si fanno proprie, vengano prese nella doverosa considerazione dalla Provincia, che finalmente assuma, a fianco della Regione, una posizione forte e chiara contro lo sfruttamento idroelettrico, prima che vengano consumate anche le ultime risorse di un territorio fragile e bello, che merita ogni cautela.

 

8) La Provincia del VCO, come sopra accennato, sta per varare il Parco Provinciale del Mottarone. Il bacino dei tre torrenti potrebbe inserirsi nei confini del parco, come suo proseguimento naturale. Essere nei confini di un parco interprovinciale costituirebbe per il comune di Lesa e per quello di Gignese e di Brovello Carpugnino un valore aggiunto certamente più significativo del ricavato dai canoni idrici e da altre compensazioni ed elemosine. Sicuramente l’Italia è oggi in grado di rinunciare senza risentirne ai kWh che (forse) i tre torrenti forniranno, mentre i comuni verrebbero deprivati di un patrimonio ambientale di elevato valore presunto, ancora da quantificare.

Si chiede che le Province di Novara e VCO e i Comuni di Brovello C. e Lesa si facciano carico di promuovere studi naturalistici propri ed esaminino la possibilità e i vantaggi di inserire il bacino dei tre torrenti nei confini del nuovo costituendo parco provinciale. Il senso della legge sulla VIA è proprio quello di soppesare ipotesi diverse, compresa l’ipotesi 0.

 

9) Il progetto in esame si aggiunge, a sorpresa, a valle delle Conferenze dei servizi per la centralina Gator prevista sul torrente Scoccia. La centralina Gator ha raccolto qualche benevolenza, espressa esplicitamente sugli organi di stampa, anche agli occhi attenti degli Amministratori di Lesa, perché la naturalità e la capacità autodepurativa del torrente erano garantite dalle acque del torrente Grisana, che ne avrebbe aumentato il deflusso oltre il DMV. Va da sé che la nuova centralina, che si propone di impoverire fino ai valori minimi vitali tutti i torrenti dell’area, rimette in discussione tutta la vicenda.

Si chiede che venga sospesa ogni decisione, almeno fino all’adozione del PTP.

 

 

 

In attesa di conoscere le controdeduzioni alle Osservazioni presentate, saluto e auguro buon lavoro.

 

Dott.ssa Amelia Alberti

Presidente Circolo Verbano di Legambiente