

Il 27 novembre p.v., come annunciato dall’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Cannobio (VB), verrà presentato, a cura dei tecnici della Fondazione Castelli di Cannero, il progetto di messa in sicurezza e di restauro della Rocca Vitaliana, complesso mirabilmente inserito con l’imponenza dei suoi ruderi e della sua memoria storica nella splendida cornice di un paesaggio lacustre, e per tali valenze assurto a pieno titolo a rango di Monumento Nazionale.La presentazione di un progetto di alto profilo, tanto atteso e richiesto da chi ha seguito negli anni le vicissitudini di proposte di recupero divenute fin del loro sorgere oggetto di vivacissime contrapposizioni, riporta all’attualità l’annoso dibattito circa le scelte dei criteri di restauro e di fruizione di questo manufatto, proprietà privata quanto patrimonio della collettività, sottoposto al rispetto delle leggi con le quali ogni nazione civile difende e consegna alla storia i suoi valori e le sue memorie. Questa è la Convenzione Europea del Paesaggio, recepita dallo Stato Italiano con propria legge (n. 14 /2006).Il Centro Studi del Museo del Paesaggio di Verbania e le Associazioni Ambientaliste operanti sul territorio Italia Nostra, Legambiente, WWF, ritengono che siano maturi i tempi per ampliare il dibattito culturale circa le modalità restauro dei Castelli e la possibilità di una loro coerente fruizione. Occorre per questo partire da presupposti oggettivi senza nulla cedere alla contrapposizione tra presunte emergenze di crolli dei manufatti costituenti l’archeologia militare della Rocca Vitaliana rispetto a rifacimenti legati a una concezione di turismo estraneo alla percezione del valore attrattivo e di forte connotazione di queste affascinanti e assai note rovine. Da qui il rigore del restauro conservativo paesaggistico/archeologico degli edifici che dovranno garantire l’immagine di rudere emergente dagli scogli senza manufatti aggiunti e ricostruzioni di coperture, con l’adozione di solette a quote inferiori interne, mentre all’esterno la libertà degli spazi rappresenta l’elemento paesaggistico unico che compone l’immagine storica dei Castelli. Un dibattito quale tensione verso la memoria dei luoghi, come offrono gli esempi di “rovina programmata” dal Colosseo di Roma ai Castelli della Scozia , ruderi frequentati da turisti di ogni continente e resi fruibili, ove ha senso, per ogni manifestazione di arte scienza e cultura.Confidando pertanto nella riformulazione dei progetti rispetto agli anni 2000-2001 (ed ancor più a quelli precedenti), come dichiarato dalla Fondazione Castelli di Cannero nella articolata risposta alle forti perplessità espresse dal Centro Studi del Museo e dalle Associazioni Ambientaliste con nota del 22/8/08, le stesse forze ripropongono per la Rocca Vitaliana le proposte rese note già da tempo, di piena attualità.Ferma restando quale invariante non negoziabile la visione complessiva del manufatto nei colori e nella connotazione del suo profilo - lo “skyline” - sigillato dal tempo, ben venga l’opera di sapiente restauro archelogico, con il recupero di ogni spazio interno di fruizione non impattante sul connotato . Via libera anche alla formazione di un attracco per tassisti di lago e per battellini (e quindi allo sviluppo di un’attività economica locale), con la costruzione di piccolo pontile presso la “porta vegia”, dal lato lombardo, invisibile dalla strada litoranea, con tutto quello che occorre per una fruizione accuratamente gestita per gruppi ristretti, finalizzata al godimento della magia e della inesprimibile attrattiva del luogo, nonché all’osservazione del lago da un punto eccezionale, come è quello dei Castelli di Cannero, di giorno come di notte, escludendo ogni inopportuna illuminazione diffusa.La fondatezza di questa impostazione, adeguatamente illustrata e proposta al pubblico nel passato con raccolta di firme nel corso della mostra a sostegno dell’iniziativa di contrasto al progetto 2000-2001, ha trovato ovunque spontaneità di consensi e simpatia da parte dei turisti, specie stranieri, che richiedono chiaramente un altro modo di fruizione e credono in un altro modello di turismo.Ogni piano di recupero deve essere pertanto orientato dai contemporanei verso la piena conservazione della memoria, anche valutando l’occasione economica offerta dal turismo culturale che potrà trovare a terra, nei paesi rivieraschi, tutte le necessarie strutture di supporto.L’incompatibilità con ogni funzione diversa dallo status quo, ribadita anche dallo svizzero Mario Botta, maestro dell’architettura internazionale, nel 2001 in visita congiunta ai Castelli con l’allora sottosegretario ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi, conferma la validità progettuale del gruppo di pensiero locale che ha trovato significativa espressione nella figura di Pietro Carmine, nativo di Cannero Riviera. Il sito web “castellidicannero.com”, che ospita la mostra sui Castelli curata con tanta passione e professionalità da parte dello scomparso bioarchitetto di Cannero, offre a tutti la possibilità di comprendere quanto sia necessario l’impegno a difendere i valori di ogni monumento, a cominciare da quelli che segnano irreversibilmente la fisionomia del paesaggio, patrimonio di tutta la collettività.Riteniamo in questi termini di aver presentato con maggiore chiarezza le nostre concrete proposte di collaborazione, come richiesto con particolare rilievo dalla Fondazione CASTELLI di CANNERO, con l’auspicio che esse possano trovare consenso e supporto da parte di chiunque abbia seriamente a cuore la salvaguardia di un bene ambientale di inestimabile valore.
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leggere in pdf il Verbale dell'incontro, redatto dal Comune di Cannobio.