Nella foto: La conca del Veglia
 
LO SFRUTTAMENTO DEI PARCHI
Un confronto a distanza
con Marco Travaglini dei DS
23.07.04
 
Una mail circolare di Marco Travaglini (v. sotto), responsabile delle poliche per la montagna dei DS e membro del direttivo del parco reg.le Veglia-Devero, ci invita a riflettere ancora una volta sul senso dei parchi e sul loro sfruttamento. Travaglini fa propria la linea politica della sinistra storica, che vuole mostrarsi solida, concreta, attenta, ambientale, ma non "ambientalista". La linea, per intenderci, che fino a un decennio fa usava il motto, poi uscito di moda, "coniugare lo sviluppo con l'ambiente". E' una posizione onesta, che spesso nelle scelte specifiche trova collimazioni con le scelte ambientaliste (ad esempio, in questa mail: no al tunnel di accesso al Veglia, che darebbe adito ad un tipo di sfruttamento invernale deleterio per l'ecosistema), mentre se ne discosta in altre occasioni (sempre in questa mail: no alla "museificazione" della natura). Posto che tutti gli amici che seguono questa rubrica sono, io credo, contrari al tunnel, mi viene bene di accennare al concetto di museificazione della natura, perché ho avuto il piacere di discuterne e di confrontarmi in più occasioni, recentemente, anche con professionisti che stimo. L'uomo è intervenuto sull'ambiente da sempre, perché ha un'intelligenza collettiva enorme e incontenibile. Dove ci sono i boschi vuol mettere i pascoli, dove ci sono i pascoli vuol mettere le città, dove c'è il cielo vuole volare pur senza ali e così via. Dopo diecimila anni di trattamento intensivo crescente a un ritmo geometrico, eccoci qua, in un mondo meccanizzato, climalterato, sovvertito, grandioso e fragile contemporaneamente. Una piccolissima parte di questo panorama (i parchi, appunto, che in Italia coprono all'incirca il 10% del territorio) è stato vincolato a scopo di tutela naturalistica. Verrebbe da credere che tutti concordassimo sul punto che i parchi dovessero essere luoghi privilegiati, tutelati nella loro spontanea naturalità, concessi ad una frequentazione umana contenuta e rispettosa e su percorsi obbligati, magari a numero chiuso, per non disturbarne i ritmi biologici. Altri spazi potrebbero essere adibiti ad un uso meno riguardoso. E invece no. La destra e la sinistra, qui come altrove concordi, si lanciano (con espressioni più o meno sguaiate) a dichiararsi fautori di un uso del bene-parco come "risorsa economica" da sfruttare a favore dell'economia locale, e quindi con i soli limiti che ne garantiscano la continuità esistenziale minima. A me pare una visione di basso profilo, buona soltanto per garantirsi il consenso locale, da sempre ostile ai vincoli imposti dall'istituzione dei parchi.
 
Amelia Alberti
 
 
ACCESSO A VEGLIA..

 

Il tema dell’accesso in sicurezza all’alpe Veglia è reale e merita grande attenzione. Se n’è parlato a lungo ed oggi – di fronte ad un documento dell’ARPA che solleva dubbi sulla fattibilità d’interventi sull’attuale tracciato – riprende quota l’ipotesi del tunnel.

Nella lettera inviata al Presidente del Parco, Marco Piretti, chiedo una convocazione del direttivo per discuterne e verificare se esistono impegni in tal senso.

Allo stato delle cose tengo a precisare che:

1.      Non mi risulta che – per quanto riguarda l’Ente Parco - ci sono atti deliberativi (né di Giunta, né di Consiglio) relativi a pronunciamenti o indicazioni che privilegino l’accesso al Veglia in tunnel. C’è solo il progetto (del Comune di Trasquera).Ed ora il documento ARPA (comunicato ufficiosamente, ma non esaminato, nella riunione del 12 luglio scorso);

2.      Era già stato chiarito che in relazione ai presunti impegni per finanziare l’opera (Piretti aveva menzionato una suddivisione delle spese così “organizzata”…60% la Regione, 20% il Min. dell’Ambiente, 10% la Provincia del VCO, 5% la CM, 2,5% a testa tra i comuni di Varzo e Trasquera), non risultano atti formali né accantonamenti verificabili. Solo degli impegni verbali, delle “promesse”.

3.      Il Consiglio Direttivo del Parco aveva impegnato la Giunta a promuovere una ricerca più larga, che tenesse conto d’altre ipotesi come quella della messa in sicurezza della strada.La Regione ha “girato” al Parco delle risorse per questa finalità, iscritte a bilancio nella riunione del Direttivo del 12 Luglio 2004.

4.      Il tema essenziale è la messa in sicurezza dell’accesso. Un argomento che sta a cuore a tutti, nessuno escluso. L’obiezione è semmai è sul “come” può e dev’essere garantita la sicurezza e l’incolumità dei visitatori e di chi opera nella conca di Veglia.

5.      Il Presidente del Parco, nei mesi scorsi, ha fatto più volte cenno anche all’esigenza di “allungare la stagione in Veglia”. Ho obiettato su questo tema occorre chiarezza. Se si pensa che la fruibilità attuale può – al massimo - articolarsi su di un periodo di quattro mesi e mezzo, quando va benone (dai primi di giugno alla metà d’ottobre), bisogna chiarire se s’intende garantire – come, perché, con quali finalità, su quali progetti.. – la fruibilità invernale. Non riassumo qui tutte le obiezioni e le valutazioni che ho rilevato in sede di Direttivo del Parco (aumento temperature medie e minor incidenza delle precipitazioni nevose che portano ad un “bivio”: o ripensare il turismo montano o spingersi sempre più in alto nello sfruttamento delle risorse ambientali favorevoli, come sostengono alcuni “scellerati”; tipologia di sfruttamento impiantistico, ricettivo, ecc.). La risposta che ho avuto in quel momento è stata che “.. per il momento nessuno pensa all’utilizzo invernale del Veglia, nemmeno per lo sci nordico”.

·        Considerazione finale

I parchi rappresentano una risorsa ed un presidio di tutela. Si può discutere come valorizzarli senza percorrere la strada – che io, ad esempio, non condivido – della museificazione dell’ambiente, sviluppandone, viceversa, il ruolo di risorsa anche economica facendo però leva sul “capitale naturale”, non rinnovabile e non infinito, che rappresenta la stessa ragion d’essere dei parchi, cioè l’unicità dell’ambiente alpino. ”.Il dubbio più grande, sull’ipotesi del tunnel, è legata ad un fatto (nonostante rassicurazioni e ipotesi di regolamenti che però, è noto, non rappresentano una garanzia in assoluto..): potrebbe diventare il “cavallo di Troia” per far passare un intervento ben più importante ed invasivo intervento che non solo la messa in sicurezza e l’accesso “regolato”? Davvero un intervento così oneroso serve solo per affermare - a “monte”, nel parco - un’idea di turismo sostenibile, ad impatto leggero?

 

Marco Travaglini, Direttivo Parco Veglia Devero

22 Luglio 2004