
Il progetto, del costo previsto di 2500 euro, pari a circa 5 miliardi di lire, è stato promosso dalla Comunità Montana (sponsor politico, pare, l'on. Valter Zanetta), è nato sotto la spinta delle richieste di un esaltato, che che in passato aveva costruito abusivamente lungo l'argine una stalla da trasformare in agriturismo, e minacciava continuamente di darsi fuoco, interrompendo per ore la strada statale, se non si fossero fatte opere di consolidamento della sponda. Attualmente questo signore è emigrato definitivamente in Africa per cui la "sua" motivazione è da considerarsi decaduta anche se fa capolino nelle motivazioni "ufficiali".
L'opera dovrebbe pertanto servire a mettere in sicurezza un'azienda agricola ed anche per evitare che eventuali trasporti solidi otturino la forra di Pontemaglio con pericolo di cedimento improvviso ed inondazione del tratto di fiume sottostante. Secondo le Associazioni ricorrenti la canalizzazione, oltre a creare un danno ambientale irreparabile e compromettere l'ultima preziosissima zona di laminazione rimasta sull'asta del Toce in un tratto di circa 30 Km, aggraverebbe piuttosto che limitarlo il rischio di una occlusione della forra, evento, peraltro, estremamente improbabile. Per quanto riguarda l'azienda agricola, costruita con licenza edilizia del 1998 su suoli che ora si ritengono a rischio, le Associazioni si chiedono se non sia più economico risarcire il mancato raccolto di foraggio ogni duecento o cinquecento anni (tali sono i tempi di ritorno dell'evento catastrofico normalmente ipotizzati), anziché sconvolgere il Toce in un tratto ancora perfettamente integro.
Le Associazioni rimangono a completa disposizione per illustrare i luoghi dell'intervento, il progetto ed il ricorso al TAR, con la corposa documentazione ad oggi accumulata. Tel. a dott. Italo Orsi, 0324 44106 - 0324 36131.