Nella foto: Un carcerato coccola

una cavalletta mutilata

"Il gruppo di detenuti al lavoro

guardati dalle guardie carcerarie e forestali"

CARCERATI ALL'ALPE ARLA
Nel Parco ValGrande, con le maglie di Legambiente,
venti carcerati di Verbania si godono
una mezza "giornata d'aria"
15.8.04
 
Si è svolta, come previsto, la manifestazione "Recupero ambientale" voluta dai Ministeri della Giustizia e dell'Ambiente, e affidata alla direzione del Carcere di Verbania, con la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato. Legambiente e WWF hanno volentieri aderito all'iniziativa, così come il Gruppo Abele verbanese.
Il brutto episodio delle esternazioni del presidente del parco ValGrande, riportato qui sotto da La Stampa, è stato condannato dalla presidente del Circolo Verbano, come riportato in calce.
 
 

CRITICHE ALLE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DEL PARCO VALGRANDE
«Lavori forzati, proposta offensiva per i detenuti»
I coordinatori dell’iniziativa: «Nel progetto ci sono persone da reinserire e non spacciatori o violentatori». L’assessore provinciale: «Indignato» E Actis si limita ad addolcire i toni: «Volevo muovere un po’ le acque»



VERBANIA

«Domenica andremo nel Parco Valgrande con un gruppo di cittadini detenuti per fare opere di pubblica utilità. Perchè è questo che prevede la Costituzione per chi deve redimersi dopo aver commesso reati. Chi ha sbagliato deve pagare ma lasciamo stare i lavori forzati che non ci piacciono nè come cittadini nè come operatori penitenziari». L’assistente Vincenzo Lo Cascio e il vice ispettore Marco Santoro sono i coordinatori dell’operazione «Recupero ambientale» che a Ferragosto porterà all’alpe d’Arla, in territorio di Aurano, 21 detenuti (scortati da 60 agenti) che offriranno il loro tempo per ripristinare sentieri, assemblare panche e cartelli turistici e ripulire la zona dai rifiuti. Lo Cascio e Santoro sono soprattutto allibiti dalle dichiarazioni del presidente del Parco Nazionale Valgrande. Alberto Actis, infatti, commentando l’iniziativa che coinvolge il suo ente ha auspicato, senza troppi giri di parole, una legge speciale che di fatto riproponga i «lavori forzati»: «Nelle celle ci sono violentatori, spacciatori - aveva detto Actis - credo che farli pagare anche fisicamente, sotto il sole, non gli faccia male». «No - dice Lo Cascio - chi ha sbagliato deve pagare ma è la legge che prevede progetti per il ritorno in società ed è la linea del giudice Tinebra (il capo del Dipartimento penitenziario, ndr) che a Ferragosto sarà collegato con noi ad Aurano. Per questo, dopo l’esperienza nel Parco Valgrande, promuoveremo la pulizia delle spiagge del Lago Maggiore sempre con l’aiuto volontario dei detenuti. E poi i lavori forzati non esistono più in uno Stato democratico». «I detenuti sono persone che pagano e riscattano il loro debito - aggiunge Santoro - e quelli coinvolti nel progetto nel Parco non sono nè spacciatori nè violentatori. La giustizia dev’essere riparativa, non punitiva. Crediamo a questi itinerari rieducativi e frasi del genere non ci aiutano». Nel progetto sono coinvolti anche Corpo Forestale dello Stato, associazioni ambientaliste, Comune di Aurano e Provincia. Proprio dalla Provincia ieri è arrivata una dura presa di posizione dell’assessore Diego Caretti: «Mi dissocio completamente dalle dichiarazioni di Actis che stupiscono e indignano. La nostra visione del progetto è completamente diversa e punta al recupero di persone che hanno sbagliato ed hanno il diritto di tornare in società. Se la visione è quella di Actis ritireremo anche il nostro finanziamento». Actis ieri ha cercato di addolcire la pillola, senza però fare retromarcia: «Le dichiarazioni forti servono a muovere le acque ed ho voluto fare un po’ di onde. E’ ovvio che i lavori forzati non ci sono più. Non parlo di carcerati a spaccare pietre sotto il sole della Cayenna. Parlo di detenuti che facendo lavori socialmente utili potrebbero avere forti riduzioni di pena, una sorta di bonus che una legge speciale potrebbe normare in modo compiuto. Definiamoli allora ‘lavori consigliati’ per avere uno sconto di pena. Mi dispiace se con le mie dichiarazioni ho creato problemi a chi opera in carcere, non vorrei fossero dannose nei loro confronti».

 

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14 Agosto 2004

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA


«Un impegno costante
a favore dei detenuti»

VERBANIA
Si svolgerà domani all’alpe d’Arla di Aurano la giornata di recupero ambientale che coinvolgerà 21 detenuti della Casa circondariale di Pallanza. L’iniziativa, voluta da Amministrazione penitenziaria e Corpo forestale dello Stato (saranno presenti con 60-80 agenti appartenenti ad entrambi i Corpi) in queste ore ha fatto discutere per le dichiarazioni del presidente del Parco Valgrande sull’utilizzo dei «lavori-forzati».
Una polemica che si cerca di arginare per evitare di offuscare un’iniziativa di indubbia valenza sociale e assolutamente lontana da ogni carattere punitivo. Per questo motivo ieri il presidente della Provincia Paolo Ravaioli ha voluto andare oltre a quelle che definisce «affermazioni fuori luogo» per evidenziare quanto di buono si sta facendo: «Presso la Provincia è operativo un tavolo di lavoro costituito da Amministrazioni pubbliche ed enti privati per favorire politiche di sostegno ai detenuti e alle loro famiglie per realizzare processi di reintegrazione sociale. In questo contesto la Provincia ha promosso un progetto chiamato ‘Area penale esterna’ suddiviso in sezioni di intervento che affrontano i problemai legato allo stato di detenzione, alle misure alternative e della post-detenzione. La Provincia ha favorito l’inserimento di detenuti ammessi al godimento di misure alternative in attività di lavoro esterno nei comuni di Verbania e Cannobio e si appresta, a seguito della modifica della legge regionale 45/95, ad accogliere detenuti presso i propri servizi per esperienze di lavoro di media-lunga durata all’esterno del carcere».
«E’ stato inoltre approvato e finanziato - aggiunge Ravaioli - un progetto presentato dall’Associazione ‘Camminare insieme’ che ha messo in contatto i giovani del corso di Scienze umane dell’istituto Cobianchi con la realtà carceraria. Abbiamo inoltre promosso un percorso di sensibilizzazione sulla mediazione dei conflitti, uno dei pilastri della giustizia riparativa».\

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AI SIGG. GIORNALISTI
 
Essendomi assentata un paio di giorni, ho letto solo stamattina le battute incresciose del presidente del Parco Nazionale ValGrande sulla questione dei "lavori forzati" a violentatori e stupratori e a quant'altre categorie di malviventi. Il presidente del Parco Nazionale, evidentemente, non ha ancora colto la differenza fondamentale che esiste tra la battuta sconcia da bar e le dichiarazioni istituzionali, che devono essere frutto di moderazione e di equilibrio etico. Come presidente del Circolo Verbano di Legambiente, che partecipa attivamente all'iniziativa "Recupero ambientale", promossa in favore dei detenuti presso il carcere di Verbania, mi dissocio totalmente dalle frasi di Actis. La Repubblica Italiana si è data una Costituzione, che prevede le pene carcerarie con finalità di pentimento e di recupero. Il lavoro (e soprattutto l'apprendimento di un lavoro utile) può essere un percorso di redenzione, mai di punizione. L'iniziativa di questo Ferragosto deve servire ad aprire un dialogo tra un luogo di detenzione e la città che lo ospita: nessuno, tantomeno il presidente di un Ente pubblico, si erga a giudice di persone già giudicate e condannate.
 
Amelia Alberti, Legambiente Circolo Verbano