Nella foto: una pescata sperimentale autorizzata nelle acque del lago Maggiore
 
IL DDT E' SERVITO
L'on. Marco Zacchera insiste per legalizzare la commestibilità dei pesci "al DDT"
 
Con buona puntualità, ecco arrivare agli organi di informazione (v. sotto da La Stampa) la protesta dell'on. Marco Zacchera sul perdurare del divieto di pesca e di somministrazione dei pesci del lago Maggiore, inquinati da DDT sopra i limiti della legge italiana (e da mercurio, aggiungo, per quanto sotto i limiti della legge italiana: e il mercurio, si sa, è ancora più velenoso e persistente del DDT). Nel servizio proposto da TeleVCO ieri sera, Zacchera si appellava all'ipocrisia di mantenere un divieto che nessuno osserva. Oh bella! Invece di usare tutto il suo carisma, per mandare carabinieri e guardie di finanza a verificare la provenienza del pesce di lago servito in (tutti) i ristoranti del lago Maggiore, Zacchera chiede di abolire il divieto, e lo fa con due motivazioni: 1) che la legge svizzera è più permissiva della nostra (ci piacciono anche le leggi svizzere meno permissive?); 2) che il CNR di Pallanza da sempre sostiene nei suoi massimi esponenti che il pesce al DDT non fa male (da quando in qua l'Istituto Idrobiologico è un ente sanitario? quando Zacchera si deciderà a consultare sanitari super partes, prima di trascinare all'indifferenza la popolazione, che non aspetta altro che di essere rassicurata? quando Zacchera vorrà usare tutta la sua influenza per promuovere un'indagine epidemiologica seria sulla popolazione del VCO, a partire dai lavoratori delle aziende chimiche più chiacchierate, a Pieve Vergonte come a Villadossola e a Verbania, tanto per capire se ci sono cause locali individuabili per l'eccessiva mortalità per tumore riscontrata?)
 
Amelia Alberti
 
 
Del 24/7/2002 Sezione: Novara Pag. 41)

IN BREVE

VERBANIA

La protesta di Zacchera «Via il divieto del Ddt»

L´onorevole Marco Zacchera lancia iniziative di sensibilizzazione nel sesto anniversario del divieto di pesca imposto nel `96 sulla parte italiana del Lago Maggiore per la presenza di Ddt nelle acque e nei pesci. In una lettera al ministro della Sanità ed agli assessori regionali di Piemonte e Lombardia, il parlamentare chiede di riaprire la pesca controllata passando dal divieto al consumo di pesce al «consumo controllato» applicando i parametri adottati dalla Svizzera e le indicazioni proposte dal Cnr e dall´ex Istituto Italiano di Idrobiologia.
a. r.
 
 
 
 
(Del 26/7/2002 Sezione: Novara Pag. 41)

LETTERE AL GIORNALE


Per Ddt si usino i parametri
Oms come fanno gli svizzeri

Ho letto la dura lettera della signora Amelia Alberti nei miei confronti. Il Ddt nel Lago Maggiore proviene dagli stabilimenti chimici di Pieve Vergonte che hanno inquinato per decenni, purtroppo nel disinteresse di tutti, associazioni ambientaliste comprese e negli anni `60 la concentrazione di Ddt sui fondali del lago era enormemente superiore ad oggi, ma nessuno se ne preoccupava. Io chiedo solo che per stabilire le quantità di pericolo si usino i parametri dell´Oms (l´Organizzazione mondiale della sanità), come da sempre fanno gli svizzeri. Insisto che con un consumo normale di pesce di lago il Ddt assimiliato è del tutto trascurabile, tenuto anche conto che - purtroppo - altri alimenti dallo speck affumicato alla frutta, ai polli, allo stesso pesce di allevamento possono essere ben più pericolosi. L´ambiente lo si difende non con le crociate, ma in modo continuativo, coerente e compatibile e mentre sono perfettamente d´accordo con la signora Alberti per una indagine epidemiologica nel Vco (anche per questo Alleanza Nazionale chiede lo sviluppo di un centro oncologico presso l´ospedale di Verbania) credo che non si debba criminalizzare questa circostanza del Ddt, tenuto conto di tutti gli aspetti negativi collaterali al divieto di pesca che portano - anche sul piano dell´ecosistema ambientale del lago - a danni pesantissimi. E quando anche si arrivasse a continuare nel divieto, le pescate selettive (come avviene per gli agoni sulla parte lombarda del lago) sono comunque una obiettiva necessità. Marco Zacchera
deputato di An
Spero che non sembri esagerato (e ormai quasi "stucchevole") lo scambio di idee sulla questione DDT tra l'on. Marco Zacchera e me stessa, che perdura da anni, su posizioni reciprocamente lontane.
Dal suo ultimo intervento emergono alcuni punti, che mi piace riprendere. Non per chiamare fuori il Circolo Verbano di Legambiente dalle sue responsabilità, ma voglio ricordare che il nostro circolo è stato fondato (da me stessa) nel 1989, con sede in Arona, e soltanto nel 1991 ha cominciato ad avere alcuni iscritti nella zona di Verbania e quindi ad essere attivo anche qui. Negli anni d'oro della produzione del DDT, cessata per ordine del ministro Ronchi nel 1996, noi, quindi, semplicemente non c'eravamo, e questo fatto non può esserci ascritto a colpa. Altri c'erano, anche con importanti responsabilità politiche e di governo, ma o non sapevano o tacevano. Errori o leggerezze del passato devono essere superate con atteggiamenti coraggiosi e riformatori, alcuni dei quali proprio in questi giorni sono alla ribalta dei mezzi di informazione.
Aggiungo che se l'on. Zacchera è a conoscenza di derrate alimentari sul mercato, inquinate da DDT oltre i limiti di legge, ha il dovere civico di denunciare il fatto, e non di utilizzarlo come scusante per ammannire insetticita non richiesto nei piatti degli ignari turisti. (Una cosa potrebbe fare molto bene, se volesse, l'on. Zacchera, a Roma, su questo argomento: assediare l'ufficio ministeriale deputato a decidere sulla bonifica del sito di Pieve Vergonte, perché procedano finalmente all'inertizzazione delle terre e degli impianti obsoleti, carichi di DDT e altre sgradevolezze, in ottemperanza anche ad una sentenza del tribunale di Verbania. Aspetto di conoscere i suoi impegni precisi su questo punto).
(N.B. A distanza di settimane, nessuna risposta è arrivata a questa lettera, né è stata pubblicata su La Stampa).