LEGAMBIENTE

PROGETTO DI REALIZZAZIONE A MODULI DELL’IMPIANTO DI CONFINAMENTO TOTALE PER LA BONIFICA E LA MESSA IN SICUREZZA DEL SITO ENICHEM DI PIEVE VERGONTE ( VB )

PROCEDURA DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE: OSSERVAZIONI

 

PREMESSE

La presente relazione ha lo scopo di sviluppare osservazioni conseguenti alla consultazione degli atti relativi alla richiesta di valutazione di impatto ambientale presentata da Enichem per l’intervento in titolo, ai sensi dell’Art. 6 della Legge 349/1986.

Ci si limiterà, quindi, al’analisi del progetto in titolo, pur rilevando che anche altre questioni, relative ad interventi sull’area e sugli impianti contaminati, affrontate con progetti paralleli, meriterebbero un pubblico confronto.

Fra le principali si ritiene opportuno citare:

- la questione delle aree su cui prosegue l’attività Tessenderlo, per le quali è prevista una semplice ricopertura superficiale rimandando alla cessazione dell’attività produttiva la valutazione degli interventi di bonifica; è legittimo chiedersi quando e se sarà mai possibile che Enichem torni ad occuparsi della vicenda, posto che è molto probabile che Tessenderlo non intenderà prendersi in carico alcun intervento;

- la questione dell’elevato "livello di fondo" dell’Arsenico sui terreni limitrofi all’Azienda, aspetto sul quale non è stato compiuto uno studio sufficientemente approfondito e documentato che possa far escludere l’eventuale provenienza di tale contaminazione dalla fabbrica stessa; in fig. 3.2 della Relazione 22, il conoide del torrente Anza è esteso sino a ricoprire l’area di stabilimento, quasi ad avvalorare l’ipotesi di deposizioni passate provenienti dalle attività minerarie di monte ad esso attribuibili, mentre nella cartografia geologica normalmente utilizzata, rilevata dalle foto aeree del volo 1991 CGR della Regione Piemonte, il conoide attivo è di dimensioni ben più ristrette e con contorni lontani dall’area di stabilimento; nella stessa relazione, a pag.17 si afferma, peraltro, che "il rilascio di As dei terreni in posto prelevati nell’area dello Stabilimento risulta del tutto analogo a quello dei terreni naturali presenti all’esterno dello stabilimento"; questo fatto, anzichè provare che la provenienza dell’As. è di origine estranea all’attività produttiva, potrebbe invece indicare che nei tempi passati residui di lavorazione contenenti tale inquinante son stati smaltiti sui terreni circostanti lo stabilimento;

- l’effettivo assetto idrogeologico dei terreni contenenti la falda contaminata su cui si è passati al raddoppio delle portate trattate senza un sufficiente approfondimento delle conoscenze sulle condizioni al contorno e sugli eventuali effetti di subsidenza ed assestamento.

IDONEITA’ DEL SITO E DELL’IMPIANTO

La prima considerazione da fare è che l’intervento proposto è a tutti gli effetti la realizzazione di una discarica per terreni contaminati da rifiuti pericolosi; infatti le caratteristiche costruttive proposte sono del tipo di quelle previste per le Discariche di seconda categoria Tipo "C" nella Deliberazione del Comitato Interministeriale del 27.07.1984.

Proprio con riferimento alle condizioni di accettabilità necessarie per la realizzazione di una discarica di tale natura fissate dalla Deliberazione suddetta, nonchè alle disposizioni sui vincoli escludenti ai fini della realizzazione di impianti smaltimento rifiuti fissati dalla Regione Piemonte con la D.G.R. n° 63 - 8137 del 22.04.1996, nel caso di eventuale richiesta in Conferenza dei servizi ex D.Lgs. 22/97, per un nuovo impianto non si sarebbe neppure proceduto per palese inidoneità quantomeno per i seguenti fondamentali motivi:

D.C.I. del 27.07.1984:

D.G.R. n° 63 - 8137 del 22.04.1996:

Per quanto concerne le modalità costruttive del pacchetto impermeabilizzante si segnala come, a seguito di richiesta di approfondimento da parte della Commissione Tecnico - Scientifica istituita dal Ministero dell’Ambiente, si sia ritenuto opportuno rinunciare al "monitoraggio sottotelo" mediante strato drenante che avrebbe consentito la raccolta dell’eventuale percolato che avesse attraversato i teli di tenuta; ad esso è stato preferito un controllo geoelettrico, addirittura posto, probabilmente per errore, all’interno dello strato drenante di raccolta del percolato, anzichè sotto telo, e quindi comunque non in grado di fornire indicazioni su eventuali perdite, soluzione, peraltro, di cui sono noti i limiti tecnici di funzionalità nel tempo.

VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

Una prima considerazione riguarda l’assenza dell’ipotesi di non tenuta del pacchetto impermeabilizzante e relative ripercussioni nel lungo periodo sugli indicatori ambientali utilizzati nelle matrici di attenzione; è pur vero che questo aspetto è ovviamente già presente allo stato attuale in assenza di interventi, ma è proprio per questo motivo che si ritiene necessario procedere alla messa in sicurezza e bonifica del sito e che gli interventi programmati devono essere tali da non limitarsi a spostare nel tempo il rischio che si verifichino gli impatti ambientali, rinviando alle generazione future tale rischio e la necessità di intervenire successivamente in maniera definitiva; se l’intervento proposto è da considerarsi una messa in sicurezza provvisoria, rimandando a successive fasi la soluzione definitiva del problema, c’è da chiedersi chi e quando interverrà, una volta usciti di scena gli attuali attori; a questo riguardo si intende sottolineare l’assoluta sottovalutazione della componente Ambientale " Salute pubblica" ( particolarmente importante per i lavoratori impiegati nelle operazioni di bonifica, e quelli dell’attiguo stabilimento Tessenderlo e per la popolazione residente a Pieve Vergonte ) alla quale sono riservate poche osservazioni liquidatorie nella Relazione 11, e che meriterebbe, invece, ben altri approfondimenti proprio in relazione agli effetti nel lungo periodo.

Una seconda considerazione riguarda la scelta di analizzare le problematiche ambientali emerse in relazione alle "interferenze" con le fasi di realizzazione delle azioni progettuali, secondo un metodo "qualitativo" ( impatto Basso, Medio o Alto ) e non "quantitativo"; si comprende la difficoltà di messa a punto di un tale metodo di cui non esistono molti esempi di applicazione e la discrezionalità in ogni caso insita nel dare un "peso numerico" agli impatti, ma si ritiene che l’importanza degli interventi in oggetto meriti un approfondimento di questo tipo sicuramente in grado di meglio evidenziare gli elementi di criticità.

Nel merito delle singole valutazioni si osserva che, fatte salve le premesse di cui sopra sulla sottovalutazione dell’aspetto Salute pubblica e sui rischi futuri, dall’analisi delle Matrici di attenzione n° 3 ( Tab. 2/4 a, b, c ) si può evincere come solo 30 su 132 correlazioni ( circa il 23% ) è da considerarsi ad impatto Medio/Basso, mentre le altre risultano ad impatto Medio o Medio/Alto ( 22, pari a circa il 17% ); si rilevano, peraltro, alcuni aspetti significativi degli impatti:

- la valutazione della deposizione di polveri contaminate risulta, in alcuni periodi dell’anno, significativa anche a oltre 1 km. di distanza dal cantiere ( 20 ug/mc/h. ) ed ovviamente più importante nell’area di cantiere ed all’interno dello Stabilimento Tessenderlo;

- nel valutare l’impatto dovuto ai cedimenti differenziati provocati al terreno dalla presenza della discarica, non si prende in considerazione l’interrelazione con l’emungimento della falda effettuato per la depurazione della stessa, con oltre 750 mc/s. estratti e non ricaricati, ma bensì scaricati in corpo idrico superficiale di valle;

- nel valutare il rischio di esondazione del Torrente Marmazza, si considera di intervenire con risistemazioni dell’alveo e con una protezione del piede discarica mediante muri di gabbioni; non si valutano, quindi, impatti significativi, mentre invece occorre considerare che in caso di esondazione il livello delle acque sotterrane è affiorante, con completa sommersione del pacchetto impermeabilizzante che, nell’eventualità di una sua cattiva tenuta provocherebbe dilavamento degli inquinanti e dispersione degli stessi in falda; tale effetto non è valutato come possibile impatto sulla Componente "acque sotterranee".

VALUTAZIONE TECNICO ECONOMICA DELLE ALTERNATIVE ALL’IMPIANTO DI CONFINAMENTO TOTALE

Una prima valutazione è stata compiuta dai progettisti del Consorzio BASI in un lavoro dell’Aprile 1999, ipotizzando di aggiungere al Confinamento totale dei terreni rimossi da bonificare i seguenti trattamenti aggiuntivi con l’impiego di tecnologie definite "consolidate ed affidabili":

Una seconda valutazione viene effettuata nella Relazione 19, dagli stessi progettisti, a distanza di quattro mesi, ed in essa non si prevede più la possibilità di intervenire, come sopra descritto, con Separazione/vagliatura ed eventuale prelavaggio su tutti i terreni contaminati ( 540.000 tonn. ) e Trattamento di desorbimento termico ed inertizzazione o soil washing solo su quelli più pesantemente contaminati ( 150.000 tonn. ), lasciando al progetto di Confinamento totale la soluzione per i rifiuti veri e proprii del tipo gessi e ceneri di pirite, ma si ipotizzano e quantificano alcune alternative sempre riguardanti il trattamento completo di tutti i terreni, con costi ed impatti, quindi, ovviamente ben più elevati.

Occorre, quindi, quantomeno rilevare, al di là di ogni considerazione nel merito, che la Valutazione tecnico- economica delle alternative all’impianto di confinamento totale compiuta in Relazione 19 non è completa, mancando dell’ipotesi di lavoro già sviluppata nella Relazione dell’Aprile 1999.

CONCLUSIONI

Alla luce di quanto sopra esposto, concordando sulla improponibilità del ricorso allo smaltimento in discariche esterne, che si tradurrebbe nello spostare anche su altri siti e su altre popolazioni l’impatto ambientale dell’intervento, si ritiene debba essere emesso dal Ministero un giudizio di incompatibilità del progetto sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale, ai sensi dell’art. 7, comma 2 del D.P.C.M. del 27.12.1988, proponendo l’implementazione della progettazione con il pretrattamento dei terreni contaminati prima della loro allocazione definitiva nell’impianto di Confinamento totale, al fine di ridurne la pericolosità intrinseca in ordine a rischi futuri di contaminazione del suolo e sottosuolo.