Nella foto: Il sito ex Enichem a Pieve Vergonte

 

BONIFICA A PIEVE, SI' O NO?

Che senso avrebbe una bonifica così?

19.4.11

 

Eccoci ad un altro annuncio per la bonifica del sito ex Enichem di Pieve Vergonte. Ne abbiamo perso il conto. Qui sotto un articolo da La Stampa di oggi, in cui segno in grassetto l'unica vera novità. Sotto sotto un pezzo che un mese fa mi aveva chiesto un giornalista di Ecorisveglio Ossolano, e che è stato già pubblicato.

 

 

L’avvio della pre bonifica entro l’estate e la bonifica all’inizio del 2012. E’ l’obiettivo che si prefigge l’incontro che oggi, a Tecnoparco, dovrà garantire tempi e modi con cui il territorio affronterà l’imponente operazione di bonifica del sito ex Enichem. Una maxi azione di risanamento attesa da anni, dai giorni successivi all’inquinamento da Ddt del Lago Maggiore.

Al vertice partecipano l’amministratore delegato di Syndial Alberto Charini, l’amministrazione comunale di Pieve Vergonte con il sindaco Mariuccia Beccari e il suo vice Maria Grazia Medali, la Provincia con il presidente Massimo Nobili e gli assessori Lucio Pizzi (ambiente) e Paolo Marchioni (attività produttive), supportati de tecnici e dirigenti.

«Un passaggio decisivo, che arriva dopo i contatti avuti con Syndial grazie a Marchioni, che è anche consigliere di Eni. Oggi mettiamo sul tavolo il primo blocco di lavori per 15 milioni di euro per il trattamento delle acque di falda e poi la bonifica di oltre 100 milioni» conferma il presidente Massimo Nobili. «Bonifica dalla quale - aggiunge - sarà sganciato il Lago Maggiore: Syndial non procederà a dragare il golfo di Verbania ma sarà chiamata ad indennizzare il ministero dell’Ambiente. E su tale indennità vedremo di capire se una parte potrà avere una ricaduta sul territorio per Comuni e Provincia».

Quella odierna sarà la prima tappa di un percorso nel quale la Provincia vuole coinvolgere tutti i soggetti interessati: i Comuni di Pieve Vergonte e Vogogna, le organizzazioni sindacali, la Tessenderlo, la comunità e le associazioni ambientaliste. «Tutto nella massima trasparenza, vista l’importanza che la bonifica ha per il nostro territorio» dice Nobili, che parla di «grande occasione per il recupero di una vasta area inquinata per riconsegnarla al territorio» e delle ricadute «che un intervento da 120 milioni di euro avrà per il sistema produttivo del Vco».

La maggior parte della bonifica tocca aree di proprietà di Syndial, ma anche spazi che oggi sono di Tessenderlo Italia. «Abbiamo già incontrato il direttore generale della società Pierluigi De Giovanni e il consigliere di amministrazione Cesare Cattaneo per garantire che la bonifica non intralci le attività produttive di Tessenderlo».

A Tecnoparco sarà presente l’amministrazione comunale di Pieve Vergonte, sul cui territorio sorge l’ex Enichem. Successivamente la Provincia incontrerà l’amministrazione comunale di Vogogna che ha espresso più volte le sue perplessità sullo spostamento, previsto in bonifica, del rio Marmazza. Intervento che deve essere definito con Syndial.

 

 

PIEVE VERGONTE, INDIETRO TUTTA

La storia di Pieve Vergonte è di quelle che non finiscono mai, come certe filastrocche dei bambini, che si possono ripetere all'infinito. Un secolo di chimica di base condotta senza precauzioni da imprenditori tesi soltanto al profitto, un bisogno di posti di lavoro che metteva a tacere ogni paura e ogni scrupolo, ed ecco una valle (l'Ossola) e un lago (il Maggiore) segnati per sempre.

Ci sono sostanze chimiche che si sciolgono e scorrono via o si degradano nel tempo, altre che volatilizzano e si disperdono, altre ancora che permangono infinitamente. La più nota tra le produzioni di Pieve Vergonte, il DDT, appartiene alla serie delle sostanze insolubili ed eterne. Centinaia di tonnellate sfuggite dagli impianti sono finite dal Marmazza al Toce ai fondali del lago Maggiore, da cui risalgono con le piene e con le catene alimentari. Il DDT, sospetto cancerogeno, si preparava a partire dal benzene, certo cancerogeno. E' molto probabile, quasi certo, che queste lavorazioni abbiano generato una scia di tumori, sofferenza, morte. Nessuno però, nel VCO, si è mai dato la briga di ordinare un'indagine epidemiologica mirata, per ignoranza, per sottovalutazione, per paura di perdita dei posti di lavoro.

Un'altra eredità terribile, cui Pieve Vergonte non ha potuto rinunciare è l'inquinamento che ha saturato suolo e sottosuolo del sito industriale, percolando lentissimamente a valle. In Italia molti impianti chimici, una volta obsoleti, sono in passato confluiti in Enichem, che si è trovata a dover rispondere di decine di siti da bonificare, sostenendo spese immense per le analisi, per la progettazione e per la bonifica vera e propria. Avendo decine di siti da bonificare, Enichem li cadenza in tempi lunghissimi, in modo da diluire gli investimenti e lasciare che la natura aiuti, trascinando via una parte degli inquinanti. Posta sotto garbata pressione locale, ogni tanto Enichem rilascia qualche dichiarazione impegnativa, butta là una data, annuncia un acconto. L'annuncio più recente parla di 15 milioni di euro, una briciola, giusto per tamponare, forse, il drenaggio che filtra nel pettine dei pozzi piezometrici di contenimento, paralleli alla sponda destra del Toce. E magari non vedremo neanche quelli, chissà. La bonifica attesa, poi, lo sappiamo, sarà una finta bonifica, che si limiterà a spostare, dai piazzali inutilizzati, gli strati di terra inquinata, formando delle collinette protette da teli impermeabili (per quanti anni garantiranno una qualche protezione?). Una bonifica vera e propria richiederebbe invece la sospensione delle attività lavorative in corso, l'abbattimento degli impianti che sono ormai a fine vita, l'impiego dei lavoratori per una depurazione, sia pure non assoluta (con lavaggio o desorbimento termico), delle terre inquinate, la restituzione del sito ripulito al territorio, e infine la ricerca di attività produttive a basso impatto ambientale. Ma questo è un discorso che ancora non si può fare, anche dopo quindici anni dalla cessazione dell'attività.