Nella foto: Una captazione a fine idroelettrico
 
IDROELETTICO NEL VCO: TRE RICORSI,
ANCHE CONTRO LEGAMBIENTE
Clima intimidatorio nel VCO
29.05.09
 
<IDROELETTRICO NEL VCO - TRE RICORSI, ANCHE CONTRO LEGAMBIENTE>
 
Ho ricevuto, datati 5 maggio 2009, tre "ricorsi" al Tribunale Superiore delle Acque, sottoscritti da tre diverse ditte (di cui una pubblica), di uguale contenuto, indirizzati "contro" la Provincia del Verbano Cusio Ossola e "nei confronti" del circolo locale di Legambiente, di cui sono presidente pro tempore.
In una trentina di pagine sono raccolti e argomentati i motivi dei ricorsi, che attengono alla "moratoria generalizzata" allo sviluppo dell'idroelettrico nel Verbano Cusio Ossola, introdotta, a detta degli esponenti, dal Piano Territoriale Provinciale, adottato dal Consiglio con delibera n. 25/2009. Detto Piano, infatti, avendo recepito e fatto proprio il limite di 35 MW di potenza idroelettrica da installare ex novo nel territorio provinciale a partire dal 3/2/04 (e cioè dalla data di entrata in vigore del Piano Energetico Regionale, cui il limite fa riferimento), come previsto dal Piano Energetico Provinciale, approvato con Delibera di Consiglio n. 3/2004.
Le tre ditte, che, insieme a numerose altre, erano in attesa di veder esaudito il loro desiderio di utilizzare l'acqua fluente di alcuni torrenti per generare energia elettrica, vedendosi respinte le istanze di concessione dagli atti sopra ricordati, hanno quindi ritenuto di fare ricorso contro la Provincia e, inaspettatamente, nei confronti del circolo locale di Legambiente, chiedendo al Tribunale di sospenderne gli effetti.
La diatriba è nota a quanti seguono le cronache dei giornali della provincia, nei quali con frequenza si pubblicano le proteste di gruppi di cittadini, di pescatori o di associazioni ambientaliste, di fronte alla sparizione degli ultimi torrenti e cascate, intubati per chilometri del loro corso naturale, con grave compromissione dell'ambiente, delle falde, del paesaggio, e poco vantaggio per la bilancia complessiva energetica nazionale. In particolare, il circolo locale di Legambiente, d'intesa con il settore energia di Legambiente regionale, ha sostenuto in più occasioni, in forma di osservazioni formali ma anche in assemblee e convegni, la necessità di porre fine allo stravolgimento drammatico del territorio causato dagli impianti idroelettrici, di cui la provincia del Verbano Cusio Ossola è particolarmente ricco, essendo titolare di circa 1/3 della potenza totale installata in Piemonte (400 MW circa su circa 1300 MW totali). Anche le associazioni Italia Nostra e WWF locali non hanno mancato di esprimersi contro questa forma di generazione energetica, che ha superato ampiamente, a detta di molti, i limiti della sostenibilità ambientale, anche a fronte della rinnovabilità della risorsa. L'adozione del Piano Territoriale Provinciale è stata accolta dalle persone sensibili ai temi ambientali con sollievo, mentre rumori di fondo si levavano da diversi schieramenti, che tacciavano lo strumento di esagerato vincolismo sul punto idroelettrico e su altri punti.
Un importante contributo di riflessione sugli effetti negativi che derivano al territorio dall'uso esagerato delle acque fluenti a fini idroelettrici (con particolare attenzione ai piccoli impianti) è venuto dal Forum Acqua - Energia, organizzato dalla Regione Piemonte il 9/4/09 (http://www.regione.piemonte.it/ambiente/forum.htm). La Regione, peraltro, da anni non perde occasione per esprimere le sue perplessità in proposito e per indicare limiti da osservare. L'ha fatto con il suo Piano Energetico Ambientale e con il Piano di Tutela delle Acque. Difficile, d'altronde, chiedere alle ditte di rinunciare spontaneamente ai vantaggi economici derivati dai "certificati verdi", che valorizzano il chilovattora idroelettrico, tanto da ammortizzare in pochi anni l'impegno di spesa sostenuta, favorendo di conseguenza lauti guadagni. Il rischio per il legislatore che tenti di contenere il proliferare degli impianti è la raffica di ricorsi legali, grazie ai quali si finisce per delegare alla Magistratura un ruolo pianificatorio che non le compete.
Rimane da commentare il fatto, a dir poco curioso, che i tre ricorsi di cui si è parlato siano rivolti anche contro il circolo locale di Legambiente, il quale ha svolto il suo ruolo istituzionale di commento, di chiosa, di contrasto alle prese di posizione e alle decisioni che attentano all'integrità del patrimonio ambientale, senza assumere in proprio, né lo potrebbe fare, alcun ruolo deliberante. Poiché la Costituzione garantisce la libertà di espressione delle proprie opinioni personali e collettive, appare molto fastidioso e intimidatorio che le istanze siano state rivolte anche contro un ente che non ha avuto responsabilità dirette nei confronti del motivo scatenante.
 
Amelia Alberti
Il Centro del Sole
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