Ho ricevuto, datati 5 maggio 2009, tre
"ricorsi" al Tribunale Superiore delle Acque, sottoscritti da tre
diverse ditte (di cui una pubblica), di uguale contenuto, indirizzati
"contro" la Provincia del Verbano Cusio Ossola e "nei confronti" del
circolo locale di Legambiente, di cui sono presidente pro tempore.
In una trentina di pagine sono raccolti e
argomentati i motivi dei ricorsi, che attengono alla "moratoria
generalizzata" allo sviluppo dell'idroelettrico nel Verbano Cusio
Ossola, introdotta, a detta degli esponenti, dal Piano Territoriale
Provinciale, adottato dal Consiglio con delibera n. 25/2009. Detto
Piano, infatti, avendo recepito e fatto proprio il limite di 35 MW di
potenza idroelettrica da installare ex novo nel territorio provinciale a
partire dal 3/2/04 (e cioè dalla data di entrata in vigore del Piano
Energetico Regionale, cui il limite fa riferimento), come previsto dal
Piano Energetico Provinciale, approvato con Delibera di Consiglio n.
3/2004.
Le tre ditte, che, insieme a numerose altre,
erano in attesa di veder esaudito il loro desiderio di utilizzare
l'acqua fluente di alcuni torrenti per generare energia elettrica,
vedendosi respinte le istanze di concessione dagli atti sopra ricordati,
hanno quindi ritenuto di fare ricorso contro la Provincia e,
inaspettatamente, nei confronti del circolo locale di Legambiente,
chiedendo al Tribunale di sospenderne gli effetti.
La diatriba è nota a quanti seguono le
cronache dei giornali della provincia, nei quali con frequenza si
pubblicano le proteste di gruppi di cittadini, di pescatori o di
associazioni ambientaliste, di fronte alla sparizione degli
ultimi torrenti e cascate, intubati per chilometri del loro corso
naturale, con grave compromissione dell'ambiente, delle falde, del
paesaggio, e poco vantaggio per la bilancia complessiva energetica
nazionale. In particolare, il circolo locale di Legambiente, d'intesa
con il settore energia di Legambiente regionale, ha sostenuto in più
occasioni, in forma di osservazioni formali ma anche in assemblee e
convegni, la necessità di porre fine allo stravolgimento drammatico del
territorio causato dagli impianti idroelettrici, di cui la provincia del
Verbano Cusio Ossola è particolarmente ricco, essendo titolare di circa
1/3 della potenza totale installata in Piemonte (400 MW circa su circa
1300 MW totali). Anche le associazioni Italia Nostra e WWF locali non
hanno mancato di esprimersi contro questa forma di generazione
energetica, che ha superato ampiamente, a detta di molti, i limiti della
sostenibilità ambientale, anche a fronte della rinnovabilità della
risorsa. L'adozione del Piano Territoriale Provinciale è stata accolta
dalle persone sensibili ai temi ambientali con sollievo, mentre rumori
di fondo si levavano da diversi schieramenti, che tacciavano lo
strumento di esagerato vincolismo sul punto idroelettrico e su altri
punti.
Un importante contributo di
riflessione sugli effetti negativi che derivano al territorio dall'uso
esagerato delle acque fluenti a fini idroelettrici (con particolare
attenzione ai piccoli impianti) è venuto dal Forum Acqua - Energia,
organizzato dalla Regione Piemonte il 9/4/09 (http://www.regione.piemonte.it/ambiente/forum.htm).
La Regione, peraltro, da anni non perde occasione per esprimere le sue
perplessità in proposito e per indicare limiti da osservare. L'ha fatto
con il suo Piano Energetico Ambientale e con il Piano di Tutela delle
Acque. Difficile, d'altronde,
chiedere alle ditte di rinunciare spontaneamente ai vantaggi economici
derivati dai "certificati verdi", che valorizzano il chilovattora
idroelettrico, tanto da ammortizzare in pochi anni l'impegno di spesa
sostenuta, favorendo di conseguenza lauti guadagni. Il rischio per il
legislatore che tenti di contenere il proliferare degli impianti è la
raffica di ricorsi legali, grazie ai quali si finisce per delegare alla
Magistratura un ruolo pianificatorio che non le compete.
Rimane da commentare il fatto, a dir poco
curioso, che i tre ricorsi di cui si è parlato siano rivolti anche
contro il circolo locale di Legambiente, il quale ha svolto il suo ruolo
istituzionale di commento, di chiosa, di contrasto alle prese di
posizione e alle decisioni che attentano all'integrità del patrimonio
ambientale, senza assumere in proprio, né lo potrebbe fare, alcun ruolo
deliberante. Poiché la Costituzione garantisce la libertà di espressione
delle proprie opinioni personali e collettive, appare molto fastidioso e
intimidatorio che le istanze siano state rivolte anche contro un ente
che non ha avuto responsabilità dirette nei confronti del motivo
scatenante.
con Gian Piero Godio
Responsabile del Settore Energia per
Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta
cell. 333 5814529